


L'AVVENTURA DEI GENOVESI
NELL'IGNOTO SPAZIO PROFONDO
A
cura di Stefano Coccia
Anno 2006. Genova rispolvera i fasti di antica repubblica marinara e riprende
la navigazione, una navigazione stellare. Eccola volare lassù, ai confini
dell’ignoto spazio profondo. A bordo non c’è l’equipaggio
dell’Enterprise, impegnato in altre missioni seriali di esplorazione
cosmica per conto della buonanima di Gene Roddenberry, il creatore di Star
Trek. Lontana, lontana anni luce è pure la movimentata galassia in cui sono
le spade laser a saettare, impugnate con determinazione dai Cavalieri Jedi
superstiti e da qualche Oscuro Signore dei Sith.
L’equipaggio che guida l’astronave ligure, varata da poco, è forse
meno appariscente rispetto ai soggetti che abbiamo nominato, ma non meno deciso
nell’affrontare le incerte traiettorie del futuro. Tra scienza e
fantascienza. Questo è il quadrante in cui hanno deciso di muoversi gli
organizzatori del Genova Film Festival, con la collaborazione della
Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali. La rotta è tracciata.
L’obiettivo che inseguono i nostri esploratori spaziali è infatti
traghettare X_Science, la manifestazione dedicata al complesso e
affascinante rapporto che lega la fantascienza cinematografica al mondo
scientifico, verso una data importante, il 2007: “l’anno del
contatto”, quello che dovrebbe sancire lo sviluppo ulteriore di un
progetto che già così ha saputo attirare l’interesse dei cultori del
genere.
La curiosità ha spinto anche noi ad imbarcarci sull’astronave di
X_Science, che non ha certo una forma avveniristica, trattandosi in realtà del
Cinema Instabile, storica saletta del capoluogo ligure; ma è da lì che ci si è
mossi alla conquista dei vasti territori della fantasia. Senza mai perdere di
vista la costa, però, come si addice a chi si ritrova come compagni
d’avventura un pugno di genovesi audaci, sì, ma anche attenti e
pragmatici, quando si sta per prendere il largo; attenti, ovvero, a segnalare
quanto la fantascienza letteraria e cinematografica sia anche critica sociale,
rielaborazione spesso polemica e contraddittoria di un reale i cui spunti, in
chiave di progresso (o regresso) umano e tecnologico, possono essere
parafrasati in vario modo; ed è da considerazioni affini a queste che ci si è mossi
per impostare una serie di piccoli dibattiti, successivi alle proiezioni dei
film, che hanno visto i docenti e i ricercatori della facoltà di scienze
interagire con il pubblico presente in sala.
La riuscita dell’operazione molto è dovuta, ovviamente, all’intelligente
scelta dei tre lungometraggi che hanno arricchito le serate di X_Science.
La manipolazione del pensiero, una trama articolata e pronta ad inglobare
illusionistici giochi di spionaggio industriale, il sottotesto noir
ipertroficamente nutrito di suggestioni bondiane, sono tra gli ingredienti che
hanno reso affascinante la visione di Cypher, pellicola con cui il
canadese di origine italica Vincenzo Natali è quasi riuscito a farsi perdonare
l’epilogo mellifluo e scontatamente new age di Cube – Il Cubo,
la pur promettente opera prima. Tanto Cypher che l’argentino Moebius
di Gustavo R.Mosquera, proiettato il giorno dopo e rivelatosi assai
intrigante, sono film di passate stagioni che da noi hanno beneficiato di una
distribuzione minima, limitata a qualche sala della capitale e a pochi altri
cinema sparsi nella penisola. Averli scelti e poi recuperati in pellicola è già
un merito da ascrivere agli organizzatori della rassegna, così come
l’aver proposto al pubblico genovese un’opera del grande Herzog
nota ai frequentatori del Festival di Venezia e circolata poi in diverse
città italiane, ma curiosamente (e colpevolmente) mai approdata prima nel
capoluogo ligure. Dovrebbe risultare chiaro, che L’Ignoto Spazio
Profondo è il film di cui si sta parlando. Coloro che hanno avuto occasione
di confrontarsi con le intuizioni registiche e con la complessità filosofica
del film di Herzog, per inciso ci spiace assai che la sua dichiarata
dimensione contemplativa abbia spazientito e irritato una parte consistente del
pubblico di X_Science, concorderanno con chi lo ha amato molto (e noi
siamo tra quelli) almeno su un punto: e cioè che rimproverare alla
distribuzione italiana la mancanza di scelte mature e coraggiose, non è un
vezzo da intellettualoidi frustrati, vuol dire semmai constatare con
obiettività e spirito di denuncia una realtà amara e deprimente.
Per non deprimerci anche noi, possiamo testimoniarvi qualcosa che nonostante
l’ora tarda ha fatto salire l’adrenalina in corpo ai cinefili più
agguerriti, quelli che hanno deciso di rimanere in sala dal tramonto…
all’alba!
La lunga notte della fantascienza ha infatti messo insieme un gruppo di
irriducibili capaci di sfidare gli inevitabili attacchi di sonnolenza a colpi
di caffè, gentilmente offerto dalla casa, pur di emulare gli spettatori del
ghezziano “fuori orario” e sprofondare, così, nelle poltrone di un
cinema, sostitutive nella circostanza di quelle forse più comode di casa
propria; ma con un menù audiovisivo non meno insolito e ricercato, visto che X_Science
ha offerto addirittura la possibilità di visionare in pellicola quello che
viene considerato dai più il primo film di fantascienza italiano, La morte
viene dallo spazio (1958) di Paolo Heusch, ingenuotto ma anche per
questo amabile; decisamente più kitsch, se vogliamo, il successivo Space Men
(1960) di Anthony Daises alias Antonio Margheriti. Dulcis in
fundo, per chi ha avuto la forza di resistere fino alla fine, Terrore nello
spazio (1965) di Mario Bava, davvero un mago a creare ritmo e tensione
attorno alle inquietanti scenografie che in seguito avrebbero ispirato autori
dalle spalle robuste come il Ridley Scott di Alien, che però di
dindini ne avrebbe spesi un po’ di più, per realizzare un sogno
cinematografico altrettanto buio e orrorifico.
L’esserci concentrati su quei lungometraggi che, seguendo percorsi
diversi, hanno reso più succulente le serate di X_Science, non tragga però in
inganno: la selezione dei corti, indubbiamente varia la loro qualità, emersa
dall’archivio del Genova Film Festival ha ugualmente ravvivato
l’atmosfera, permettendoci di indagare i gusti e le tendenze dei giovani
film-makers.
Una ragione in più, questa, per dedicare loro un piccolo spazio a parte.
X_Shorts
Navi stellari in corto circuito
Giovani film-makers in
orbita. Dal diario di bordo del capitano Kirk veniamo ad apprendere che è
grazie all’Archivio del Genova Film Festival, forse lontano parente di
quello della flotta stellare, che la missione denominata X_Shorts ha potuto avere luogo: tra scienza e fantascienza, in
questa occasione, si sono inseriti i cortometraggi.
La selezione di corti esposta a Genova durante le tre serate di X_Science ha
reso un bel servizio alla vivacità del genere, alla potenziale creatività
sottesa al carattere spesso artigianale di tali lavori; artigianale, se
rapportato al dispiego di mezzi su cui le produzioni Sci-Fi di matrice
hollywoodiana possono contare, con esiti che talvolta possono apparire
meravigliosi, mentre in altri casi non si va oltre la trivialità
dell’effetto speciale fine a se stesso. Tra gli X-Shorts domina invece il
low budget, ed è risaputo che sovente la necessità aguzza l’ingegno.
Tuttavia, il rischio di confrontarsi con soggetti banali o con opere
eccessivamente pretenziose, che non sanno poi svincolarsi da regie semi-amatoriali
e da immaginari di ripiego, rimane comunque alto, ed anche a Genova si è potuto
vedere qualche tentativo sghembo, fallimentare, irrisolto; si sa, del resto,
che non tutte le ciambelle riescono col buco e che non tutti i razzi lanciati
dalla Terra oltrepassano l’atmosfera. Qualcuno si ferma prima ed esplode,
come certamente ricorda chi in passato ha potuto assistere, attraverso le
immagini della televisione, a certi storici e tragici fallimenti di missioni
spaziali della NASA, con Shuttle arrostiti nel giro di pochi secondi. Ma a noi
in questo momento preme sottolineare i tentativi che consideriamo riusciti,
quelli che più positivamente hanno saputo giocarsi le carte
dell’immaginazione.
In questa ricognizione volutamente ellittica, che intende riportare solo alcune
tra le possibili interpretazioni di un canovaccio fantascientifico, e non
passare in rassegna l’intera selezione dei corti, l’imitazione dei
modelli alt(r)i rappresenta già un’avvincente chiave di lettura. Parodia
o sfida? Ognuno faccia la sua scelta. Quella di Marco Segato, regista di White
Stable Under Attack, è senz’altro una scelta divertente e originale.
Il corto ha l’impostazione di un ipotetico trailer, degno dei B-movies di
una volta, e riesce brillantemente a parodiare, o a decontestualizzare, scene
cult di parecchi film di successo, Alien
in primis! Il tocco di classe è però la citazione della colonna sonora di 1997: fuga da New York, con la musica di
Carpenter qui usata per amalgamare inquadrature irresistibilmente
demenziali. Più “seria” la sfida portata avanti dai registi di E:D:E:N, Fabio Guaglione e Fabio
Resinaro, che mostrandosi abili tanto con la computer graphic che con le
poche ed essenziali scene live action, si sono cimentati con il cinema di
esplorazione spaziale. Nel loro piccolo. Ovvero attraverso uno script assai
conciso, da cui deriva un aneddoto paradossale sulla colonizzazione di un
pianeta, in sintonia se vogliamo con le secche e folgoranti creazioni letterarie
di un Frederic Brown già maestro del
racconto breve fantastico.
Visto che di sfide si sta parlando, una citazione la merita anche L’ultimo pistolero di Alessandro Dominici, apparentemente una
bizzarria dei selezionatori la sua presenza qui, con tanto di Franco Nero nelle
vesti di stanco uomo del far west che si prepara all’ultimo duello. Ma è
in quel curioso esperimento di balistica, con cui il nostro eroe si congeda
dagli spettatori, che s’intravede un po’ di scienza… se non
addirittura di fantascienza!
Curiosando nella parte della sezione ribattezzata X_Shorts – animation le sensazioni positive si moltiplicano:
notevole il numero dei lavori validi, e così il fatto che un impegno da
certosini possa sopperire, talvolta, alla mancanza di mezzi, è sintetizzato
ottimamente dal corto di Rino Alaimo.
Ovviamente è necessario aggiungere un tocco di fantasia e un bel po’ di
ingegno. Nel caso di A milioni di km dalla Terra, il film realizzato da Alaimo con tecniche di animazione a
passo uno, tali prerogative costituiscono la premessa di un appassionante
viaggio nell’immaginario fantastico, con i vecchi giocattoli del regista
come protagonisti!
L’animazione realizzata al computer ha proposto d’altro canto una
serie di opere innovative e spiritose a livello narrativo, da Mr Mille di Massimo Carrier Ragazzi a
Heterogenic di Raimondo Della Calce
e Primo Dreossi.
Affascinanti anche la tecnica e il modo avvolgente di legare insieme le singole
scene, chiarendone progressivamente il senso, sperimentati in Le foto dello scandalo
da Daniele Lunghini. A lui è stato
dedicato un “focus on” che, oltre a farci conoscere altri suoi
cortometraggi, ci ha permesso di assistere ad alcune immagini che rappresentano
un progetto ancora allo stato embrionale: Macchine a energia lunare.
Le idee confluite in questa ipotesi di lungometraggio fanno già viaggiare la
fantasia. Il progetto è ricco di spunti immaginifici, al momento manca solo
qualcuno che si decida a produrre il film investendo sui sogni del regista, che
meriterebbero senz’altro di concretizzarsi. Da parte nostra, non resta
altro che augurare a Lunghini che il
suo sia tra i razzi che passano la selezione, raggiungendo la stratosfera e
entrando in orbita attorno alla Terra.
Attorno alle nostre chimere.
VISIONI (A RAGGI) X
(SCIENCE)
CYPHER di Vincenzo Natali – Uomini in gabbia –
A cura di Davide Ticchi
L’IGNOTO
SPAZIO PROFONDO di Werner Herzog – Wake for Galileo – A cura di
Davide Ticchi
MOEBIUS di Gustavo
Mosquera R. – Un nastro che scorre all’infinito – A cura di
Stefano Coccia
(31/03/06)
(integrazione: 15/04/06)