


WALLACE & GROMIT
REGIA: Steve Box, Nick Park
SCENEGGIATURA: Bob Baker
ANNO: 2005
A cura di Pierre Hombrebueno
PLASTICINE
Il pongo - simil plastilina - che ancora una volta si trasforma non solo in
esseri antropomorfi, ma anche in cittadine e mondi universi che dal Cinema
diventano la proiezione del proprio vicinato di campagna, una finestra sul
mondo. Quindi un’umanizzazione (anche se umanizzazione deformata e
deformante) della materiaprima che non ha proprio nulla di umano. Il tutto, per
un bambino (o gl'ex bambini che hanno il coraggio di ricordare), è un sogno che
si trasforma in realtà. Io stesso ricordo che ai miei 5/6 anni, mi divertivo a
modellare il didò (quello vendibile dalla play-do) in trasformazioni
immaginarie, manageriale come la farina che pian piano si trasforma in un pezzo
di pane. Perchè col didò si tratta di fare lavoro manuale, come una specie di
origami che assume una propria fisionomia quasi androgina, fantasmagorica si
può dire, in quanto esseri non solo pongosi, ma anche e soprattutto fangosi,
quelli sudati e sudaciati dal lavoro effettuato, impegno, o semplicemente
passione per una creatività nuova nell'orizzonte, post-moderna in senso
temporale, classicissima e artigianale in senso processuale. Ed in fondo,
oramai c'è persino chi costruisce modellini con gli stuzzicadenti. Wallace & Gromit non è comunque
un'esibizione estetica di plastilina, non potrebbe mai, e basta vedere questi
personaggi così semplici nella loro costruzione, così oseremo dire
dilettantistici, fanciulleschi, appunto, dove una forma simil-pisello diventa
un naso, e un'altra forma simil-testicolo diventa il naso, per avvicinarsi alla
primitività di questi bambini, alla semplicità dei loro occhi, alle loro prime
forme innate di spazio e tempo, una base geometrica nella costruzione di questi
personaggi immaginari che magicamente parlano e si muovono. Steve Box e Nick Park non intendono fare arte concettuale o sperimentale, ma
produrre un'opera che sia contemporaneamente narrativa (per i bambini) e
viaggiante nella cinefilia (per gl'adulti), con una storia basilare, di quelli
senza intrichi (e intrighi), farcita di una messa in scena che possa rievocare
qualcosa che vada oltre la storia in sè. Un plot in stile (neo)disneyano, che
stringe amicizia e punisce i cattivi, o dove i personaggi si scoprono
contemporaneamente cattivi ma anche buoni, causa trasformazione stile La bella e la bestia, perchè in fondo si
sa, ciò che conta è il buon sentimento, la morte che ridiventa vita in modo
ironico (nessuno può mai realmente morire in un film come Wallace & Gromit).
Ci troviamo dunque davanti alla morte che prende vita, un'animazione più
ri-animazione della carta disegnata, anche se meno magica proprio perchè più
vicina alla realtà in quanto fatta di carne, seppur carne di pongo
plastilinificato, e una linea che segue perfettamente quel percorso post-pixar
ormai senza presenze alanmenkeniane,
canzoni d'intermezzo, ma solamente un raggiro di gags e una cura per il
dinamismo che deve scattare senza dilatazioni, per un'opera necessariamente
rapida e indolore, scorrevole come il vento e la risata che produce. A tono di
molti, senz'anima. E nessuno nega, il sottoscritto in primis, di preferire quei
re leoni o quelle sirenette che sapevano davvero di magia e di fantasia, di
luci colori ed emozioni. Qui siamo nel Cinema che cambia in base al suo
pubblico, o il pubblico che cambia in base al Cinema (dilemma marzulliano che
non vogliamo nemmeno provare a risolvere, per non aprire lungaggini che vanno
affrontate in altre sedi). Qua non si ricerca l'assoluto, l'eternità, ma il
momentaneo, il subito afferrabile, seppur non memorabile. Come quei Chicken Little, quei Shrek lontani anni luce dai bambini
cresciuti negl'anni 80'-90', film dirette conseguenze di quel passo evolutivo
che più che mai ritroviamo nel campo animato dentro la graffa cinema. Noi
possiamo anche adeguarci, mettendoci in quella fila di omaggi simil-cinefili (o
parodistici), in primis il King Kong
che abbiamo ben in mente grazie al recente re-make di Peter Jackson, che si reincarna nel coniglio mannaro del titolo,
diventato bestia rapitore di donzelle per portarsele in alte torrette: il
Cinema che si riflette nel Cinema, seppur all'inverso. Strappa un'emozione, è
chiaro, come uno specchio dissolto di qualcosa che abbiamo amato, e che ora si
ripropone in altri spazi e in altri tempi, in livelli di significazioni che ben
s'inseriscono dentro una roccambulesca parata d'inizio millenio. Pare che tutti
vogliano festeggiare in questo inizio millenio. Pare pure che tutti vogliano
reinventare tutti, prendere per il culo tutti, col massimo dell'etica per non
cadere in tarantinismi insulsi. E la prima (non)apparizione del mostro in
chiesa, girata e montata come un horror, con le soggettive del male, il prete
mistico e mistificato che sembra aver incrociato nosferatu in persona, prima di
dare via a quella caccia alle streghe che ricordano tanto quei vampiri bruciati
al rogo: Aria retrò, in un neo-cinema che ha ancora tanti difetti, ancora
incapace di stordire completamente. Però, è tutto così rock n' roll, così
momentaneamente infatuante. In fondo stiamo sempre parlando di plastilina,
plastilina rarefatta, anche nella sua falsità più vera. O verità più falsa.
(02/03/06)