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MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA: LA SPEDIZIONE ASIATICA
A cura di Nicola Cupperi
Torna a
furor di popolo (?!) questa interessante rubrica dopo i fasti del Festival di
Torino. L'intenzione era quella di prepararla anche per il Far East Film
Festival, ma il sottoscritto è stato irragionevolmente cassato.
Tornando seri, si può dire che se nel caso di Torino la mancanza di una
rubrica del genere avrebbe gridato vendetta, vista la bontà e la novità di
alcune proposte, per quanto riguarda la Mostra del Cinema di Venezia
possiamo affermare che è quasi d'obbligo parlare in modo approfondito del parco
pellicole asiatiche, dal momento che per quattro anni si è avuta la fortuna di
avere come direttore Marco Muller, sinologo e sinofilo d'eccezione.
A occhio e croce i film asiatici nelle tre sezioni principali (Concorso, Fuori
Concorso, Orizzonti, escludiamo quindi Settimana della Critica, le Giornate
degli Autori e la Retrospettiva sullo Spaghetti Western) sono tredici.
Quattordici contando un western giapponese degli anni sessanta inserito nella Storia
Segreta del cinema italiano.
Tredici quindi. A soffrire di triscaidecafobia (ebbene sì, esiste anche questa
parola) ci sarebbe da spaventarsi. In realtà, sgombrando il campo dalla
superstizione, un po' c'è da preoccuparsi. Premetto che cause di forza
maggiore, le miserevolmente poche ore di sonno, mi hanno impedito di assistere
a due film: il film di chiusura Fuori Concorso Blood Brothers di Alexi
Tan, rifacimento di Bullet in the Head di John Woo, e il
documentario cinese San (Umbrella). Comunque, a meno di due
inaspettati capolavori assoluti, queste perdite teoricamente non dovrebbero
influire più di tanto sulla media. Per chi vi scrive i due migliori film
asiatici a Venezia sono due semi capolavori, a cui manca il centesimo per
arrivare al dollaro; parlo degli ultimi film di due grandi vecchi volti noti
del cinema orientale, ovvero Takashi Miike con Sukiyaki Western
Django e l'immarcescente Johnnie To col film a sorpresa del festival
Mad Detective. Due film grandiosi soprattutto perchè sanno distaccarsi
con coraggio da alcune linee guida della precedente filmografia dei loro
autori, per tentare di intraprendere strade diverse. Miike con un film
mainstream e dal grande budget, ma girato a modo suo; To (in co regia
con Wai Ka Fai) con un poliziesco particolare e fuori dagli schemi,
girato a relativamente basso costo.
Pensateci un attimo: non può che essere deludente, in un modo certamente
contorto, vedere ancora una volta questi due in testa alle preferenze dei
registi asiatici in trasferta italiana. Fra i giovani il giapponese Shinji
Aoyama delude, nonostante il grande cast (Asano Tadanobu, Odagiri
Joe) e la bella prima parte di film, col suo Sad Vacation. Il
taiwanese Lee Kang Sheng, attore feticcio di Tsai Ming Liang alla
seconda prova dietro la macchina da presa, sforna un buon film, che risente
però un po' troppo dell'influenza del maestro.
Poi c'è
la lunghissima trafila dei maestri asiatici, chiamati in massa da un Muller
in gran spolvero per la sua ultima edizione da direttore (forse). Cominciamo
dal dichiarare Kitano Takeshi fuori concorso: troppo complicato, troppo
profondamente invischiato in elucubrazioni che il cinema comprendono ma che de
facto sono extracinematografiche. E soprattutto, troppo bravo per tutti.
Fra gli altri c'è il vincitore Ang Lee, che per la seconda volta in tre
anni beneficia di un dubbio amletico della giuria per diventare il vittorioso
terzo incomodo. Ebbene il suo film Lust, Caution, pur con qualche
difetto strutturale, è un buon film, godibile, e forse tecnicamente uno dei
migliori film del sino-americano.
Jiang Wen, idolatrato attore cinese di lungo corso, partecipa al
concorso ufficiale con The Sun Also Rises, ottima trasposizione
fiabesca dei tempi della rivoluzione culturale, con la pecca di avere una parte
centrale inguardabile rispetto all'apertura e alla chiusura del film; un altro
vero peccato.
Im Kwon-Taek, giunto al suo centesimo film, dimostra col suo Beyond
The Years, presentato fuori concorso, di essere sempre uno dei migliori
registi di cinema popolare della storia, regalandoci un solido melodrammone che
non sposta di una virgola, nè in meglio nè in peggio, la media dei film
asiatici presi in considerazione.
Altro grande, ma non ancora vecchio, è Jia Zhangke, il vincitore dello
scorso anno con Still Life, che riesce ad accaparrarsi anche quest'anno
un premio, quello di Orizzonti Doc, col suo lieve documentario Useless,
sul ciclo dei vestiti e i vari modi di produrli nella sua Cina. A fare il paio
con Zhangke, è l'ibrido fiction/documentario messo in piedi da Lu Yue,
The Obscure. A chiudere l'elenco, oltre all'immenso documentario di nove
ore firmate Lav Diaz sul tifone che ha colpito le Filippine che credo
onestamente nessuno abbia guardato per intero, c'è un altro film coreano (pochi
quest'anno a Venezia) With a Girl of Black Soil, bello e tragico.
Come si vede, la media è sempre alta quanto si parla di cinema asiatico; è
molto difficile trovare film veramente inguardabili (certo, dipende anche molto
da una sorta di predisposizione personale). Fatto sta che ciò che preoccupa di
più è l'assenza di una selezione più giovane e fresca. L'unico esordiente
convocato è Alexi Tan, fuori concorso; il quale, essendo prodotto da John
Woo, non sembrerebbe avere bisogno di ulteriori spinte.
Il raggio di sole in questa spedizione asiatica viene dal cinema indipendente
cinese; Jia Zhangke e Lu Yue non costituiscono certo un
movimento, e non ci sono neanche vicini. Ma il loro cinema ibrido, questo
ricercare un compromesso fra fiction e documentarismo, rende le loro poetiche
così simili, seppur così lontane nella realizzazione pratica, da far pensare
che effettivamente esista quella scuola asiatica che Pier Maria Bocchi
tanto andava cercando. Col solito stolido ottimismo che ci contraddistingue, vi
diamo appuntamento alla prossima spedizione, lasciandovi ora tracce delle
nostre Visioni Orientali di quest’ultima Mostra:

Beyond
the years di Im Kwon-taek – A cura
di Nicola Cupperi
Help
me Eros di Lee Kang Sheng – A cura di Pierre Hombrebueno
Mad
Detective di Johnny To e Wa Ka Fai – A cura di Nicola Cupperi
The sun
also rises di Jiang Wen – A cura di Nicola Cupperi
(27/09/07)