64° MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA: LA SPEDIZIONE ASIATICA

A cura di Nicola Cupperi

Torna a furor di popolo (?!) questa interessante rubrica dopo i fasti del Festival di Torino. L'intenzione era quella di prepararla anche per il Far East Film Festival, ma il sottoscritto è stato irragionevolmente cassato.
Tornando seri, si può dire che se nel caso di Torino la mancanza di una rubrica del genere avrebbe gridato vendetta, vista la bontà e la novità di alcune proposte, per quanto riguarda la Mostra del Cinema di Venezia possiamo affermare che è quasi d'obbligo parlare in modo approfondito del parco pellicole asiatiche, dal momento che per quattro anni si è avuta la fortuna di avere come direttore Marco Muller, sinologo e sinofilo d'eccezione.
A occhio e croce i film asiatici nelle tre sezioni principali (Concorso, Fuori Concorso, Orizzonti, escludiamo quindi Settimana della Critica, le Giornate degli Autori e la Retrospettiva sullo Spaghetti Western) sono tredici. Quattordici contando un western giapponese degli anni sessanta inserito nella Storia Segreta del cinema italiano.
Tredici quindi. A soffrire di triscaidecafobia (ebbene sì, esiste anche questa parola) ci sarebbe da spaventarsi. In realtà, sgombrando il campo dalla superstizione, un po' c'è da preoccuparsi. Premetto che cause di forza maggiore, le miserevolmente poche ore di sonno, mi hanno impedito di assistere a due film: il film di chiusura Fuori Concorso Blood Brothers di Alexi Tan, rifacimento di Bullet in the Head di John Woo, e il documentario cinese San (Umbrella). Comunque, a meno di due inaspettati capolavori assoluti, queste perdite teoricamente non dovrebbero influire più di tanto sulla media. Per chi vi scrive i due migliori film asiatici a Venezia sono due semi capolavori, a cui manca il centesimo per arrivare al dollaro; parlo degli ultimi film di due grandi vecchi volti noti del cinema orientale, ovvero Takashi Miike con Sukiyaki Western Django e l'immarcescente Johnnie To col film a sorpresa del festival Mad Detective. Due film grandiosi soprattutto perchè sanno distaccarsi con coraggio da alcune linee guida della precedente filmografia dei loro autori, per tentare di intraprendere strade diverse. Miike con un film mainstream e dal grande budget, ma girato a modo suo; To (in co regia con Wai Ka Fai) con un poliziesco particolare e fuori dagli schemi, girato a relativamente basso costo.
Pensateci un attimo: non può che essere deludente, in un modo certamente contorto, vedere ancora una volta questi due in testa alle preferenze dei registi asiatici in trasferta italiana. Fra i giovani il giapponese Shinji Aoyama delude, nonostante il grande cast (Asano Tadanobu, Odagiri Joe) e la bella prima parte di film, col suo Sad Vacation. Il taiwanese Lee Kang Sheng, attore feticcio di Tsai Ming Liang alla seconda prova dietro la macchina da presa, sforna un buon film, che risente però un po' troppo dell'influenza del maestro.

Poi c'è la lunghissima trafila dei maestri asiatici, chiamati in massa da un Muller in gran spolvero per la sua ultima edizione da direttore (forse). Cominciamo dal dichiarare Kitano Takeshi fuori concorso: troppo complicato, troppo profondamente invischiato in elucubrazioni che il cinema comprendono ma che de facto sono extracinematografiche. E soprattutto, troppo bravo per tutti.
Fra gli altri c'è il vincitore Ang Lee, che per la seconda volta in tre anni beneficia di un dubbio amletico della giuria per diventare il vittorioso terzo incomodo. Ebbene il suo film Lust, Caution, pur con qualche difetto strutturale, è un buon film, godibile, e forse tecnicamente uno dei migliori film del sino-americano.
Jiang Wen, idolatrato attore cinese di lungo corso, partecipa al concorso ufficiale con The Sun Also Rises, ottima trasposizione fiabesca dei tempi della rivoluzione culturale, con la pecca di avere una parte centrale inguardabile rispetto all'apertura e alla chiusura del film; un altro vero peccato.
Im Kwon-Taek, giunto al suo centesimo film, dimostra col suo Beyond The Years, presentato fuori concorso, di essere sempre uno dei migliori registi di cinema popolare della storia, regalandoci un solido melodrammone che non sposta di una virgola, nè in meglio nè in peggio, la media dei film asiatici presi in considerazione.
Altro grande, ma non ancora vecchio, è Jia Zhangke, il vincitore dello scorso anno con Still Life, che riesce ad accaparrarsi anche quest'anno un premio, quello di Orizzonti Doc, col suo lieve documentario Useless, sul ciclo dei vestiti e i vari modi di produrli nella sua Cina. A fare il paio con Zhangke, è l'ibrido fiction/documentario messo in piedi da Lu Yue, The Obscure. A chiudere l'elenco, oltre all'immenso documentario di nove ore firmate Lav Diaz sul tifone che ha colpito le Filippine che credo onestamente nessuno abbia guardato per intero, c'è un altro film coreano (pochi quest'anno a Venezia) With a Girl of Black Soil, bello e tragico.
Come si vede, la media è sempre alta quanto si parla di cinema asiatico; è molto difficile trovare film veramente inguardabili (certo, dipende anche molto da una sorta di predisposizione personale). Fatto sta che ciò che preoccupa di più è l'assenza di una selezione più giovane e fresca. L'unico esordiente convocato è Alexi Tan, fuori concorso; il quale, essendo prodotto da John Woo, non sembrerebbe avere bisogno di ulteriori spinte.
Il raggio di sole in questa spedizione asiatica viene dal cinema indipendente cinese; Jia Zhangke e Lu Yue non costituiscono certo un movimento, e non ci sono neanche vicini. Ma il loro cinema ibrido, questo ricercare un compromesso fra fiction e documentarismo, rende le loro poetiche così simili, seppur così lontane nella realizzazione pratica, da far pensare che effettivamente esista quella scuola asiatica che Pier Maria Bocchi tanto andava cercando. Col solito stolido ottimismo che ci contraddistingue, vi diamo appuntamento alla prossima spedizione, lasciandovi ora tracce delle nostre Visioni Orientali di quest’ultima Mostra:

 

  Kantoku Banzai di Takeshi Kitano – A cura di Nicola Cupperi

  Beyond the years di Im Kwon-taek  – A cura di Nicola Cupperi

  Help me Eros di Lee Kang Sheng – A cura di Pierre Hombrebueno

  Mad Detective di Johnny To e Wa Ka Fai – A cura di Nicola Cupperi

  The sun also rises di Jiang Wen – A cura di Nicola Cupperi

 

(27/09/07)

HOME PAGE