L’UOMO PUMA

REGIA: Alberto De Martino
SCENEGGIATURA: Luigi Angelo
CAST: Walter George Alton, Donald Pleasence, Sydne Rome
ANNO: 1980


A cura di Marco Compiani

JOE D’AMATO HORROR FEST 07’: APPUNTI MENTALI SU L’UOMO PUMA DI ALBERTO DE MARTINO - ALTERNATIVE HERO

Se volete uscire col sorriso stampato in faccia e sbeffeggiare la quantità seriale di eroi, contro-eroi, anti-eroi e pseudo-eroi, che stanno invadendo e soffocando le sale in questi ultimi anni, date un’occhiata a L’uomo Puma, primo film della retrospettiva su De Martino presentato al Joe d’Amato Horror film Festival. Una maschera di origine atzeca di formidabili poteri è caduta in mano al perfido Kobras, uno schizzato cattivone che vuole impadronirsi del mondo. Nel frattempo Vidinho ,che non è un’ala della nazionale verde-oro ma una goffa caricatura di Schwarzenegger, irrompe nella vita del paleontologo Tony Farms e nel nome dell’Uomo Puma (Vidinho è un sacerdote dedito a questo culto), lo illumina sulla sua diretta discendenza con la divinità extra-terrestre. Vestitosi con un costume da festa di carnevale e insignito del ruolo di baluardo della giustizia globale, il nostro alternativo-“superman”, con i suoi straordinari poteri, si oppone alla malvagità del folle criminale.
Probabilmente il più esilarante e disincantato pasticcino del festival, spensierato nel suo credo parodico non solo sul cinema fumettaro in quanto tale, ma anche nella chiara conoscenza dei propri limiti economici e artistici. La pellicola di De Martino infatti è frizzantemente ridicola e plasticamente kitsch, ma ha il pregio di avere chiare le idee fin dal principio e di lanciarsi in un divertito gioco ironico (su questo i francesi si vantano di essere stati i primi a notarlo; “Alberto dixit”), sia visivo che dialogico. Sul piano degli effetti “speciali”, artificiosi all’ennesima potenza, sono buffissime le sequenze di volo. Per esempio, nel volteggiare in aria, il portamento dell’Uomo Puma è incurvato per esaltare la propria vicinanza al felino, ma anche per negare l’austerità virile e onnipotente della postura rigida ed eretta di Clark Kent. Come non bastasse, i viaggi nell’aereo sono accompagnati da un jingle da spot televisivo (viene da pensare a qualche detersivo) e dai continui movimenti sussultori del protagonista che probabilmente vacilla appeso a chissà quale filo.
Non prendiamo in considerazione più di tanto la storia perché tipicissima del genere, ma ancora nell’ottica di un goduto divertimento, sono da esaltare le scazzottate alla Bud and Terence, nonché qualche perlina fraseologica come le allusioni maliziose dell’eroe che, nell’happy ending, fa capire all’amata che è l’ora di fare un bel Uomo Pumino.
A coronare questa esperienza dilettevole ci pensa il format della proiezione, recuperato da una registrazione tv in fase di decomposizione e arricchita di frammenti pubblicitari mal tagliati, ennesimo attributo a una visione intimo-domestica e allegramente puerile.

(22/06/07)

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