


UNTOLD SCANDAL
REGIA: Lee Je Yong
CAST: Lee Mi-Suk, Jeon Do-Yeon, Bae
Yong-Jun
SCENEGGIATURA: Kim Dae Woo, Kim Hyeon
Jeong
A cura di Claudia Scopino
KOREA FILM FESTIVAL 05’
REPORT: L’AMORE CORRE SUL FILO DELLA PERFIDIA
Le immagini di un libro ad aprire il film, e sui titoli di testa una voce ci
avverte: se non vi sentite a vostro agio tra storie provocatorie, erotiche e
crudeli, rinunciate. La derivazione narrativa è immediatamente rivelata: Untold Scandal è infatti tratto da
Le relazioni pericolose di Choderlos de Laclos, romanzo occidentale questa volta rivisitato in
salsa asiatica. Poco cambia: non sono molte le differenze con il libro, e
neanche più di tanto con la più bella trasposizione fin’ora
fatta, quel Relazione Pericolose diretto da Stephen Frears e interpretato da
un cast di prima classe come John Malkovich,
Glenn Close e Michelle Pfeiffer (grande
successo ha avuto anche la versione ultra-moderna pop di Cruel
Intentions, simpaticamente snob e decisamente
piacevole ma senza il finale tragico ed universale che rendeva il romanzo una
tragedia sulla crudeltà dell’essere umano). La fedeltà al romanzo, pur
con i consueti cambiamenti anche politici, è in fondo molto
marcata, i destini dei personaggi sono quelli dolorosi e spietati che ci
aspettiamo. Visivamente il film è raffinatissimo, molto elegante anche nelle
scene più erotiche, sorretto da una fotografia luminosa e brillante che lo rendono un prodotto di immediata piacevolezza, per la cura
dei dettagli, per un quadro composto sempre nella maniera più accurata. Vi è
però una contrapposizione fin troppo stridente, e probabilmente anche voluta,
tra la dimensione visiva (distinta e precisa) e quella narrativa (passionale e
seducente) che finisce con lo sminuire il contenuto dell’opera, tant’è che non si avverte in modo convincente la
decadenza del mondo raccontato, la crudeltà dei personaggi, il gioco pericoloso
che i protagonisti conducono con malvagità e spietatezza. Vi sono sequenze
molto belle (il finale a tratti commovente e agghiacciante),
e il cast è sicuramente adeguato (specialmente il protagonista, che ben
descrive con poche espressioni la cattiveria e poi l’oppressione del
personaggio) ma al confronto con il mondo creato da Frears,
uno spettacolo provocatoriamente divertente, intriso di una perfidia che riesce
a trasmettere tutti i sentimenti contrastanti dei personaggi, questa ennesima
versione è decisamente minore. Il tutto è in definitiva fin troppo contenuto,
senza picchi, senza grandi emozioni, senza riuscire a travolgerci con la
bellissima storia di un sottile gioco di perversioni e vendetta.
(19/04/05)