


UNDERWORLD: EVOLUTION
REGIA: Len Wiseman
CAST: Kate Beckinsale, Scott Speedman,
Tony Curran
SCENEGGIATURA: Danny McBride
ANNO: 2006
A cura di Elvezio Sciallis
PROVE DI EVOLUZIONE CRITICA
Come già detto in precedenza sulle pagine di questa rivista telematica, diventa
sempre più difficile accostarsi a pellicole quali Underworld: Evolution armati degli abituali e ormai
spuntati bisturi critici.
La proliferazione di questo tipo di film impone al critico (ma anche al
semplice cinefilo) una seria riconsiderazione dei
propri mezzi e metodi. Parlando a titolo personale, la visione nel breve giro
di quattro giorni di titoli quali UE,
Aeon Flux e Doom mi ha sprofondato in una crisi di fiducia verso le mie già
scarse capacità interpretative.
Se valutate con i normali metri di giudizio quasi tutte queste pellicole
mostrano una serie impressionante di limiti, dalla trama ripetitiva e
letteralmente “costipata” da buchi logici e implausibilità
alla piatta banalità delle psicologie dei personaggi passando per lo stile
rozzo e superficiale dei registi coinvolti fino alla drammatica assenza di un
qualsiasi tipo di speculazione o contenuto, tutto sacrificato a una azione spesso confusa e farraginosa.
La sensazione è che ci si trovi di fronte a una evoluzione, una ramificazione
nel grande albero genealogico del cinema. Questi action movie (di volta in
volta ibridati con altri generi quali l’horror, il fantasy,
la sci-fi…) sono diventati, di anno in anno,
tanto figli della celluloide quanto strettamente imparentati con altri mezzi
espressivi (videogames, innanzitutto, poi cartoni
animati, fumetti, animazioni flash sulla rete, giochi di carte e di ruolo,
videoclip musicali…) generando un nuovo prodotto che necessita di un
bagaglio di conoscenze diverso per essere opportunamente valutato e criticato.
Ecco allora che diventa importante aver giocato a un
buon numero di videogames, masticare qualcosa di arti
marziali e combattimenti corpo a corpo, saper districarsi fra i vari anime e cartoons che hanno affollato il grande e piccolo schermo
negli ultimi anni, avere una infarinatura di fetish e
bondage e ascoltare una buona dose di metal e musiche
limitrofe.
Il nuovo orizzonte critico risiede nel poter/saper valutare se un combattimento
è bene coreografato o meno, se un determinato mostro
può essere ucciso o meno da determinate armi, le
citazioni che dobbiamo riuscire a cogliere non sono più cinematografiche bensì videoludiche e i nomi che dobbiamo mandar a mente non sono
più quelli dei registi bensì quelli dei vari effettisti
speciali. O si riesce ad assorbire e fare propri questi strumenti o, nel
“criticare” questi titoli, rischiamo di fare figura pessima persino
nei confronti del dodicenne playstationdipendente.
Cosa dire quindi di questo Underworld: Evolution?
Che è apprezzabile lo sforzo fatto dal fotografo nel conferirgli una patina fra
il blu e il metallico, che i continui flashback non riescono in nessun modo a
influire sulla trama o sulla nostra comprensione, che Scott Speedman non riesce mai ad essere
all’altezza della Beckinsale
e che in generale i combattimenti sono organizzati e filmati in maniera
mediocre.
In un cinema che ha alle spalle l’incredibile esperienza di Matrix e che vive
in contemporanea con le gesta di un Jet Li o di un Tony Jaa non è più ammissibile tentare di
risolvere gli scontri con una serie confusa di spari per poi passare a una
lotta fisica totalmente risolta in sede di montaggio e piani ravvicinati. Si
crea un giocattolo frenetico e disorganico che lascia l’amaro in bocca a
chi era venuto ad ammirare botte da orbi fra vampiri e lupi mannari. Stesso
discorso da coitus interruptus per molti altri aspetti di
questo film, dalla mancanza di informazioni organiche
sulle capacità dei vari “giocatori” fino allo scarso metraggio di
carne esposta nelle scene di sesso (impacciata e freddina
quella fra Selene e Michael, fugaci e deja-vu le altre apparizioni di starlettes
e vampirelle).
Si gioca a rimpiattino con lo spettatore anche in occasione delle morti dei
mostri, non è mai chiaro cosa riesca a ferire chi e spesso la stessa dose di
proiettili o lame o pugni è in grado di massacrare un malcapitato vampiro
mentre può solo fare il solletico a qualche altro zannuto compare. Di contro,
sul piano positivo, c’è da segnalare un
interessante prologo ambientato nel passato (e il filone che mischia horror e fantasy verrà esplorato a fondo in un prossimo
futuro…) e un netto miglioramento degli effetti speciali sia meccanici
che computerizzati, con un Patrick Tatopoulos finalmente padrone della scena e
all’altezza della propria fama. Algida e frigida la seppur stupenda Kate Beckinsale
che, in un ideale scontro fra guerriere dei nostri sogni, le
busca di brutto sia dalla Charlize Theron di Aeon Flux che dalla Milla
Jovovich di Resident Evil, sia sul piano della sensualità che
per quanto concerne le capacità di combattimento (armato o marziale che sia).
Sequel tiepidino di un buon
esordio, bisognerà attendere il terzo capitolo per riuscire a formarsi un
parere definitivo su tutti gli episodi. Terzo capitolo che, non dubitate,
riusciremo a vedere entro una dozzina di mesi…
(19/02/06)