


L'ULTIMA TENTAZIONE DI CRISTO
REGIA: Martin Scorsese
CAST: Willem Dafoe, Harvey Keitel, Barbara Hershey
SCENEGGIATURA: Paul Schrader
A cura di Alessandro Tavola
IL LATO OSCURO DELLA RELIGIONE
Ancora oggi dopo diciassette anni questo film è vietato in diversi paesi, come
il Cile o la Bulgaria. Ancora oggi per un cattolico totalmente credente nella
Bibbia sarebbe uno scandaloso pugno nello stomaco vederlo, anche fossero solo pochi minuti. Scorsese
raggiunge il sogno di una vita, quello di poter realizzare un film su Gesù e lo fa nella maniera più controversa possibile:
adattando il romanzo del greco Nikos Kazantzakis “L’ultima tentazione di
Cristo” che reinventò molti degli avvenimenti
narrati dalla Bibbia.
Il Gesù rappresentato nel film, grandiosamente
interpretato da Willem Dafoe, ha
poco a che fare con la figura descritta nella Bibbia,: qui viene spinto al
massimo il concetto di Cristo come “Dio e Uomo allo stesso tempo”,
ma se nel Libro era quasi solamente il primo fattore ad essere delineante della
figura di Cristo, qui si parte dal concetto che Gesù
fosse stato prima di tutto un uomo. L’ottica è totalmente questa: una
persona normale alle prese con un dono quasi incomprensibile, più grande di
lui. Un uomo per il quale il fardello di avere possibilità divine, il sentire
la voce di Dio e del Diavolo comunicare con lui, il sapere di essere forse
qualcosa di più di un profeta sono tutte cose troppo
forti, cosa più grandi di quanto una persona possa sopportare senza ostentare
timori. Un Dio dalla scarsa comunicatività, che osserva suo figlio soffrire per
tutta una vita, in una perenne agonia che sarà la salvezza del genere umano; e
un Diavolo continuo tentatore che ne stuzzica il lato più umile, fisico e più
spiritualmente povero fin sulla croce, portandolo a rinunciare a un sacrificio del quale Gesù
stesso ancora non capiva bene il significato. Siamo all’antitesi del
Cristo raccontato dalla Bibbia, il Superuomo, spesso tentato ma sempre sicuro,
le cui parole erano poche ma estremamente potenti
sulle folle, che digiunava senza problemi, i cui miracoli avvenivano con
semplicità immane, il cui sacrificio finale sembra solamente il doloroso ma
consenziente concludersi di una vita di successi.
Ne L’ultima tentazione di Cristo, la dualità si
spande fino a far viaggiare il Cristo Divino e il Cristo Umano su due binari
differenti, facendo trasparire il primo in pochi episodi di lucidità superomistica, incentradosi solo
sul secondo quale vettore della parola del Signore, vettore inconsapevole
quasi, oscurato dalla propria semplicità di essere umano ma forte di un amore
innato verso il suo Dio, il cui volere avrà finalmente luogo nel magnifico
concludersi del film. Un Gesù inconsapevole delle
proprie tendenze e di molte delle proprie scelte, il cui status iniziale viene incarnato nella frase «Il mio dio è la paura.», ossia
la più forte delle emozioni umane, insieme all’amore. Tutto ciò può a
prima vista essere definito semplicemente come blasfemo, in
quanto desacralizzante di tutto ciò che viene detto nei Libri Sacri.
Dalla presenza di una storia d’amore con Maria
Maddalena alla sincera amicizia con Giuda sono tutti elementi che spezzano la
pompa magna con il quale era descritto Cristo per
giungere a una visione il più oggettiva possibile, un Gesù
visto non dagli occhi di chi vi crede ciecamente, ma di chi si fa domande
legittime sulla sua autentica natura e vita terrena. La
pellicola probabilmente cerca di dare un volto a quello che è rimasto il lato
oscuro della fede di molti e cerca di dare una dimensione accettabile alla
figura di un personaggio solitamente considerato e descritto come
universalmente potente, nonostante vi siano molte persone di fede non cristiana
agli occhi delle quali potrebbe apparire come un personaggio qualsiasi.
È probabilmente il fascino e il valore di un Messia/Uomo giunto alla grandezza
attraverso una vita di errori, dubbi e soprattutto
paure, sovrastata dal dolore di chi per tutta la propria esistenza ha perlopiù
fallito (nonostante tutto ciò sia stato puro volere di Dio) che converge il Gesù di Willem Dafoe al panorama
di alcuni dei personaggi scorsesiani già presenti
all’epoca: Dal Big Bill di Boxcar
Berta, martire della lotta proletaria, al Charlie di Mean Streets diviso tra fede e
vita di strada fino al Jake La Motta
la cui natura più grezzamente umana, animalesca ha sempre portato a soffrire e
perdere, al Travis di Taxi driver, a tratti
diametralmente opposto a questo Cristo, ma a lui accomunato dalla sensazione di
dover per forza compiere qualcosa di grandioso nella vita e soprattutto dal
sentimento di diversità e disagio angosciato, perpetuamente trapelante dagli
sguardi di entrambi i personaggi. Infatti è sempre Gesù l’elemento centrale delle immagini de
L’ultima tentazione, magnificamente rappresentato da quelle che risulta
essere una delle migliori regie di Scorsese, che qui
coniuga al massimo le atmosfere classiche delle ambientazioni religiose
(oggettivandole però più del solito) trasudanti totalmente dalla fotografia
alle musiche di Peter Gabriel e con dei personaggi
che potrebbero benissimo appartenere ai giorni nostri; segnando anche un punto
di trapasso stilistico tra il secco e suggestivo precedente stile basato
principalmente su inquadrature sostanzialmente secche e d’impatto che
costruirono la magia di film come Taxi Driver e Toro scatenato, e il dinamico
rapportarsi di immagini e frenetici movimenti di macchina emotivi che fecero
Fuori Orario e che sarebbero state la fortuna di altri capolavori come Quei
Bravi ragazzi e Casinò. Un film che smonta il lato più maestoso della
religione, pur rimanendo animato dalla più sincera fede cristiana riesce a dare
una dimensione puramente oggettiva a personaggi e avvenimenti riuscendo ad
essere al contempo grande Cinema.
(30/03/05)