

I FANTASMI D’ACCIAIO DI SHINYA TSUKAMOTO
A cura di Elvezio
Sciallis
L’assordante
silenzio creato dai fantasmi (o meglio, dalle fantasmine)
della new wave horror nipponica
ha paradossalmente finito con l’oscurare l’opera di alcuni altri filmaker orientali che già in precedenza non conoscevano la
giusta attenzione da parte della critica e del pubblico occidentale (o
perlomeno di parte dell’Occidente).
Capofila di questo gruppo di registi è senza dubbio Shinya Tsukamoto, talento visionario che,
fenomeno raro se non unico, è riuscito a raccogliere la lezione della nuova
carne cronenberghiana per poi evolverla ulteriormente
dentro i territori stressanti e ansiogeni dell’uomo-macchina.
Nato e cresciuto a Tokyo, eredita dalla megalopoli tutti gli incubi frenetici
della vita moderna innestandoli su una cultura e una esperienza visiva che
partono dal teatro (Kaiju Theatre)
e dalla pittura per arricchirsi poi con le lezioni di uno Jan Svankmajer per quanto concerne
l’utilizzo di certa stop animation sui corpi di
attori viventi. Dopo le prime sperimentazioni (che comunque
già mostravano molto della sua futura poetica) sulla breve (A Phantom of
regular size)
e media durata (Adventures of electric rod boy, che prefigura già innesti di oggetti e la
lotta di anonimi eroi contro strane bande di punk motorizzati, il tutto condito
dal consueto uso aggressivo della stop motion…),
Tsukamoto irrompe sulla scena mondiale grazie a un
lungometraggio autoprodotto che narra, in un crudissimo bianco e nero, le gesta di un uomo comune (il
classico impiegato che tornerà spesso nelle storie di questo autore) trasformato
in un ammasso di ferraglia che viene perseguitato dal suo stesso creatore.
Carne e metallo, musica noise e sesso
“estremo” come non mai, Tetsuo: the iron man giunge come un fulmine a ciel
sereno e si impone come uno dei film più
rappresentativi della scena cyber-punk (ammesso che ne esista una).
A seguire un titolo così brillante giunge il lungometraggio più anomalo (e
anonimo) nella carriera di questo filmaker: Hiruko the goblin ha
una costruzione molto più classica e pur mostrando il suo consueto talento
visionario attraverso mostruosi aracnidi e feroci mutilazioni, Tsukamoto appare
a disagio con i mezzi produttivi di uno studio e non graffia come dovrebbe e
potrebbe.
Il sequel di Tetsuo (Tetsuo 2: Body Hammer) segna
il ritorno di Tsukamoto a un budget più ristretto. Il
regista preme sul pedale dell’acceleratore e sceglie la via
dell’accumulo fin quasi a fare una parodia degli anime
di robottoni. Il metallo non è mai stato così noise. Fragoroso.
In seguito il regista sceglie di allontanarsi da certo impatto grafico estremo
ma continua a girare più o meno la stessa storia (l’impatto di un uomo
qualunque con una mutazione spesso forzata e comunque inevitabile che ne
modificherà corpo e mente) nel pugilistico Tokyo
Fist e in Bullet Ballet (la discesa di un uomo nella folle fissazione
per le armi) per poi tornare a un horror di impianto più classico con Gemini nel 1999.
I tempi sono ormai maturi per i lavori più importanti e rappresentativi della
carriera di Tsukamoto:
A snake of June, film che eleva la morbosità a normalità e la
sublima nella possibilità di una redenzione futura. Tokyo non è mai stata così fredda, umida e cromata, toni azzurri gelidissimi per questo
psicotico triangolo di (non)passioni fra un fotografo morente, una donna dalla
sessualità esplosiva e il marito ossessionato dalla pulizia. Fondamentale. Così
come imprescindibile è il successivo Vital che porta in scena uno studente di medicina che ha
perso memoria e ragazza in un incidente. Le ritroverà entrambe su un tavolo
operatorio, dissezionando il cadavere della sua
ragazza.
A dare ancora più sostanza e “spessore” alla sua carriera di
regista c’è la parallela attività di attore: non
solo Tsukamoto
ha recitato in molti dei suoi stessi film ma possiamo qui ricordare almeno due
ruoli molto importanti e significativi in due film che hanno segnato la recente
cinematografia orientale: Ichi the Killer di
Takashi Miike e Marebito di Takashi Shimizu. Voci
ancora da confermare lo vedono al lavoro sul terzo capitolo di Tetsuo, che
riguarderebbe le disavventure di un “iron
man” statunitense a Tokyo.
(11/01/06)