

E’
un regista che ci piace assai. Ed è sicuramente uno dei
più interessanti su cui discutere. Così abbiamo organizzata
una tavola rotonda come si faceva ai bei tempi. Un faccia a faccia tra alcuni
positivisti per lodare, amare, e anche contestare Shyamalan.
Che il dibattito abbia inizio!
TAVOLA ROTONDA SU MANOJ NIGHT SHYAMALAN
A cura di Pierre Hombrebueno, Davide
Ticchi, Federica Basso
HOMBREBUENO: Affermo che Shyamalan è uno dei pochi registi recenti che si possano
veramente definire "Autore". Inconfondibile il suo tocco autoriale, dato dalla lentezza degli eventi (Il sesto
senso) alternati a velocissimi movimenti di macchina e scansioni di montaggio
(l'invasione delle ombre aliene in Signs) e una grande attenzione alla iconografia, giocando e dosando le
possibilità cromatiche dandone significati pluri-connotativi
(The Village).
Il Cinema di Shyamalan percorre due binari:
L'indagine introspettiva dell'uomo di fronte all'inspiegabile (Il Doppio Bruce Willis ne
Il Sesto Senso e Unbreakable, Mel
Gibson in Signs, William Hurt e Bryce Dallas Howard in The Village), e
L'indagine del post-mistero, delle immediate conseguenze dell'inspiegabile.
Per questo ritengo The Village il film più completo del Shyamalan autore, in quanto
non solo affronta le paure e le crescite interiori dei protagonisti di fronte
all'irrazionale, ma è riuscito anche a congiungere a questa irrazionalità una
tematica puramente umana come l'Amore. Non sono tanto le creature del bosco a
lasciare perplessi e a cambiare i protagonisti, bensì l'Amore. In questo senso
The Village è l'opera più matura di Shyamalan, perchè è riuscito a
superare l'ostacolo e il limite che i critici gli avevano imposto, ovvero il
soprannaturale. Può quel piccoletto fare un film senza ricorrere a fantasmi o
alieni? Assolutamente. Shyamalan è un regista coi controcazzi.
TICCHI: Penso che la fama di M.
Night Shyamalan sia solo degna di una sua opera,
l'ultima, l'unica matura, che è The Village.
E' indiscutibile e apprezzabile la concezione che ha il regista del "fare
cinema", infatti anche dopo i clamorosi successi di pubblico dati da Il
sesto senso e Signs, horror paranormali basati
sull'effetto, ha preferito cambiare rotta, sondare nuovi territori, e con The Village ha messo in pratica tale possibilità. The Village è il solo film che a mio parere inquadra il cinema
del regista indiano, un cinema nuovo che sa rivolgersi a critica e pubblico
contemporaneamente, in maniera raffinata e non per tutti. Lavora infatti di sottrazione, non concedendo nulla all'occhio perchè ambientato in una costante penombra, e senza effetti
speciali, definendosi prodotto atipico per il periodo, ed opera sperimentale
perfettamente riuscita.
Ecco perchè si apprezza anche un regista che a parer
mio ha fatto un solo film decente, ottimo addirittura, pieno di
elementi introspettivi e criptici fuori luogo, nonchè
utilizzati genialmente. Non posso però nemmeno dimenticare le cocenti delusioni
causatemi da Il sesto senso e Unbreakable,
meno dal discreto e controverso Signs, opere ancora
frutto di uno stile immaturo e tronfio, che trova però grazie a The Village il salto di qualità, forse l'acme qualitativo di un
regista in continua mutazione verso qualcosa di indefinito. Staremo a vedere.
HOMBREBUENO: Mi piace la definizione
"lavora di sottrazione". Spero solo che lo
intendiamo nello stesso modo. Ritengo che la grandezza del Shyamalan stia proprio nel
rifiuto dell'esplicito. Il soprannaturale diventa perciò puro pretesto per
affrontare tematiche che stanno ben al di sopra. I
fantasmi, i super-eroi fumettistici, gli alieni e i mostri sono solo dei mezzi
per parlare della vita, della fede e dell'amore. In questo senso, il fuoricampo
di Shyamalan gioca una duplice funzione: creare suspence (il non vedibile, ma solo percepibile, mette una
paura boia), ma anche l'"allontanamento" visivo di questi elementi
soprannaturali, che non devono essere il fulcro dell'opera, ma puro elemento di
contorno. Il villain di Unbreakable e gli Alieni di Signs
si manifestano esplicitamente solo alla fine, e non è un faccia a faccia tra il
razionale e l'irrazionale, bensì una resa dei conti con la propria vita e le
proprie paure. Chi ritiene Shyamalan un autore del soprannaturale è nel torto marcio. Shyamalan
è invece un autore di rapporti umani, con gli altri e con se stessi.
TICCHI: Trovo anch'io che il
"lavorare di sottrazione" del regista si riferisca all'esclusione di elementi di facile lettura, quali la presenza del mostro,
della nemesi sempre in agguato, mentre è il sentimento di timore che viene reso
apparentemente innocuo proprio attraverso i rapporti interpersonali. Quindi assume estrema importanza e rilevanza l'elemento
della sorpresa, della parafrasi esplicita e ironica di un'effettiva presenza
soprannaturale che sopprime le paure personali, le rimpiazza con qualcosa di
vivo e spaventoso, che non è altro che la raffigurazione delle nostre stesse
fobie. Quindi Shyamalan
propone attraverso i suoi film una filosofia logica di corrispondenze, che
descrive appunto i rapporti umani attraverso qualcosa di non umano, che ci
sorprende sempre sul finale, quasi a volerci donare una soluzione. The Village in questo senso è differente, perchè
ci mostra la verità a tre quarti di film, perchè solo
così forse può essere chiaro il riferimento a ciò che vediamo e temiamo. Ecco perchè reputo questo film il più maturo
tra quelli di Shyamalan fatti fin'ora,
perchè è come se portasse a termine, al vero, la
sommarietà dei precedenti. The Village è anche il
tassello che mi ha fatto capire a fondo i significati degli altri film di Shyamalan, che prima reputavo
esclusivi horror paranormali, e che invece adesso mi appaiono come differenti e
interessanti interpretazioni di un'unica grande concezione della
"paura" umana.
HOMBREBUENO: E' vero, l'elemento
sorpresa finale manca in The Village. Ed è anche uno
dei motivi per cui è il film più sottovalutato di Shyamalan, ritenuto addirittura il peggiore da critica e
pubblico. Probabilmente è perchè si aspettavano questo "finalone
a sorpresa" quasi come se fosse il topos per
eccellenza del Cinema di Shyam. Io invece ritengo
questi finaloni unicamente a scopo narrativo del suspense. Il film è come la miccia, mentre il finale è
l'esplosione. L'introspezione umano sta invece tutto
fuori dal suspense. In questo senso penso che il Cinema Shyamaliano
(cristo permettetemi il termine) si divarichi ancora in due rami: L'estetica
esteriore del suspense e del (pseudo)
sovrannaturale, e l'estetica interiore drammaticamente umana. La prima è
puramente superficiale (nel senso della superficie) e visiva, mentre la seconda
scava nella psiche. E chiaramente, la prima è il
mezzo, la seconda il fine. Per questo, diversamente dalla moltitudine di critici,
non assocerei Shyamalan a Hitchcock.
Lo vedo più vicino a Cronenberg.
TICCHI: Certo, il cinema di Shyamalan denota una dualità narrativa che comprende sia
quella del thriller che dell'horror, ed è perciò riconducibile al cinema dai
caratteri scientifici e psicologici di Cronenberg,
che con "La Zona Morta" e "La Mosca" ci riporta anche
all'elemento dei rapporti umani. Però trovo che il
riferimento a Hitchcock non sia poi nemmeno tanto
spropositato, dato che la suspense è riscontrabile in ogni film di Shyamalan.
Per una valutazione equa di The Village penso bisogna
essere esenti dalla passione recondita per Shyamalan,
che ha sorpreso davvero un po’ tutti con questo film, di un peso morale e
riflessivo incredibile in confronto alle sue altre opere.
BASSO: Shyamalan
ha l'innata propensione a mostrare la potenzialità della macchina cinema. Il
suo è puro lavoro di riflessione sul non-mostrato, tanto a livello
contenutistico quanto a livello stilistico. La possibilità di
vedere il non-mostrato e la possibilità di non far vedere ciò che andrebbe
convenzionalmente mostrato, ovvero il Cinema. Ciò che
conta è forse ciò che lo spettatore non è riuscito a vedere dentro
l'inquadratura e che pure Shyamalan in qualche modo
ha inserito nell'inquadratura. Lo spettatore deve comprendere, in
qualche modo, ciò che lui vuole fargli comprendere più che ciò che vuole
dargli, soprattutto attraverso un buon connubio di audio
e montaggio video. In questo lavoro dello spettatore a cui viene
fornito un indizio, a cui viene richiesta un'interpretazione ho trovato uno dei
chiari legami del modo di Shyamalan di fare cinema
con quello di Hitchcock (in particolare direi ne
"Il sospetto")...
HOMBREBUENO: Riesco ad accostare
poco il Cinema Classico di Hitchcock con il Cinema di
Shyamalan. I loro sono due modi diversi di ricreare
suspense: Hitchcock inoltrava
il climax e l'attesa con le situazioni esplicite: Temiamo all'idea
dell'avvicinamento di Claude Rains
perchè sappiamo e abbiamo visto che Ingrid Bergman ha la chiave in
mano (Notorious). Un brivido interiore ci percorre perchè sappiamo e abbiamo visto il cecchino pronto a
sparare al rintocco dei piatti (L'Uomo che sapeva troppo). Quella di Hitchcock è una paura mostrata, e al contrario di Shyamalan, mai sotterrata. In Shyam
non sappiamo, ma ci limitiamo ad osservare e ad essere trascinati dai
curatissimi movimenti di macchina. L'esplicito in Shyam
sta spesso dietro la macchina da presa, ci guarda in
soggettiva, ci spia. Il mistero sta tutto attorno al quadro e quasi mai sul
quadro stesso. Se vogliamo metterla così: Hitch esplicita il "male" di fronte all'occhio dello
spettatore, Shyam dà colpettini
qua e là, avvertendoci pian piano.
TICCHI: Penso anch'io che l'esplicitazione di Hitchcock non
possa essere confrontata con quella illusoria di Shyamalan.
Infatti lo stile minimale del secondo utilizza tale
elemento come espediente di attesa per la "soluzione" finale, mentre Alfred lo usava come chiaro sfondo narrativo per la
corretta rappresentazione degli eventi. Ecco perchè
il lavoro di riflessione di Shyamalan si differenzia
da quello di Hitchcock. Entrambi gli stili sono a
servizio di qualcosa di ben preciso, e gli obbiettivi,
seppur differenti dei due registi, possono essere raggiunti unicamente con la
suspense, seppur di tipo diverso.
BASSO: Il mio riferimento a Hitchcock era ben circoscritto e mirato... mi riferivo al
"Sospetto" e precisamente a quella serie di quattro inquadrature
unite per stacco di montaggio che si trovano nella
terza sequenza (quella per intenderci, in cui Johnny
convince Lina e seguirlo invece di andare in chiesa), a quel passaggio da piano
lungo a piano medio e poi primo piano in cui si passa da un non-mostrato che
genera inquietudine e tensione ad una messa a fuoco che porta ad un mostrato
che rassicura. Il tutto, come in Shyamalan, ci viene fornito attraverso indizi non mostrati che verranno
rivelati solo alla fine. Concordo nel dire che in generale Hitchcock
e Shyamalan hanno ben poco da spartire, ma non si può
negare una vicinanza tra il non mostrato di Shyamalan
e "Il sospetto", dove il non mostrato diviene falsa apparenza, dove
per tutto il film noi non vediamo concretamente nulla che giustifichi il
sospetto eppure, attraverso il non mostrato, veniamo portati a credere ciò che
non è.
HOMBREBUENO: E comunque,
ecco svelato l'unico collegamento diretto tra Hitch e
Shyamalan: Tutti e due ritagliano sempre un cameo nei loro film. Sinceramente ora però non ricordo i camei di Shyamalan ne Il Sesto Senso e Unbreakable,
ma ho notato che in Signs e The Village
gioca un ruolo che non è assolutamente di contorno. In questi due film,
infatti, il suo cameo è metafora della chiave tra
passato e presente. Questa metafora, che arriva ad incarnarsi nel volto del
regista stesso, è spesso il passato da sfuggire, l'ostacolo. Al
contrario di Hitchcock, che nei suoi camei interpreta persone puramente senza connessione con la
narrazione.
HOMBREBUENO: Ah,
prima che mi dimentichi. Davide, perchè
ritieni Unbreakable e il Sesto Senso dei film
inferiori?
TICCHI: Inferiori a livello
contenutistico principalmente, dato che entrambi a parer mio sono film grezzi,
privi di una filosofia che li contraddistinge realmente.
Ecco perchè mi riferivo a The Village
come il migliore e maturo di Shyamalan, visto che è l'unico fatto fin'ora
che si rivela completo e personale a livello prettamente contenutistico. Infatti mentre quest'ultimo non
annovera in sè grandi e rilevanti colpi di scena,
bensì è un unica rappresentazione della finalmente chiara filosofia del
regista, i due altri su citati rivelano una grave mancanza di idee e spunti
riflessivi che non a caso risolve il tutto attraverso esclusivi mastodontici
colpi di scena, che a mio avviso restano fini a se stessi e mettono in risalto
l'assenza di compattezza tecnica e di vera ispirazione registica.
HOMBREBUENO: Non posso condividere
ma riesco a capire ciò che intendi.
Sono convinto anch'io che Il Sesto Senso sia il
"peggiore" di Shyamalan (peggiore si fa per
dire eh), il più confezionato, il più vendibile. Siamo stati tutti puttane. Shyamalan lo è stato per Il Sesto Senso, pronto a vendersi
al Miglior offerente. Ma già allora era una puttana
più che dignitosa, che aveva saputo distinguersi dalla schiera di thriller da 4
soldi che giravano. Unbreakable invece lo ritengo la consacrazione insieme a The Village. La chiave filosofica in Unbreakable
esiste eccome, e meraviglioso anche qui come Shyamalan
sia riuscito ad applicare una filosofia sovraumana
come quella dei super-eroi con la semplicità della vita quotidiana del
protagonista e del mondo attorno a lui. L'indiano è riuscito a fondere già
allora il suo concezione di cinema puramente umano,
indagato sullo sfondo del paranormale.
Capisco invece quando dici che Shyamalan, in Unbreakable cerca di aprire la chiave a questa porta con
l'uso finale del capovolgimento a sorpresa. Ma non è
una lezione anche questa? Non è anche questa una parabola per psicanalizzare la
necessità di Elijah (Samuel L. Jackson) di conoscere se
stesso, il proprio io umano al di là dei (non)poteri sovrannaturali?
Però almeno siamo tutti d'accordo che di anno in anno,
di film in film Shyamalan migliori come il vino.
Sfido chiunque a trovare qualcuno che muove la macchina da presa come lo muove Shyam.
TICCHI: Personalmente di Unbreakable ho percepito
l'ingenua filosofia di ricerca del proprio io, che sfocia nell'effetto e nel
ribaltamento di esso. Infatti ho apprezzato in
particolar modo The Village proprio perchè una simil filosofia,
questa volta però approfondita e contestualmente originale, si riversa sulla
realtà assoluta e tangibile del luogo e di chi lo abita. Ecco perchè trovo ancora Unbreakable
uno dei film minori di Shyamalan, poichè
esprime una furba filosofia che non aspetta altro di essere ribaltata e
annullata, dal colpo di scena finale. Non amo i film che creano per disfare, per sorprendere, e quindi ecco perchè
Il sesto senso e Unbreakble mi appaiono come opere
grezze, minori in questo senso, sono appunto una parabola fine a se stessa di
falsa introspezione nel caso specifico.
Invece anche secondo me alcuni film di Shyamalan (Signs, The Village) migliorano
ogni anno che passa, hanno grande potenziale perchè gioca a loro favore la realtà che parla da sè, e la filosofia delle paure di ogni uomo, che arrivano,
e restano, senza mai annullarsi. Ci stupisce così con una dimostrazione reale e
allo stesso tempo sorprendente di ciò che è immaginario.
HOMBREBUENO: Già in Signs non c'è più quel ribaltamento totale alla fine della
pellicola. L'elemento sorpresa de Il Sesto Senso e Unbreakable sono diventati, negli ultimi due film, una
risvolta che non punta più a shoccare e a cambiare le
cose da bianco in nero, bensì una vera e propria sfogliatura narrativa per
raccontare introspettivamente l'uomo.
Non so ancora nulla dei prossimi progetti di Shyamalan,
ma sono convinto che i suoi film saranno sempre meno paranormali e
rifletteranno più sul versante realistico. Il paranormale sarà sempre più un
pretesto.
Intanto oggi ho letto questa lettera stupida spedita da una tizia alla rivista Ciak (brrr):
"Ho appena visto The Village e, conoscendo Shyamalan e i suoi colpi di scena degli ultimi 5 minuti, mi
chiedo come mai in questo film sia svelato tutto a metà? Non sarà che in Italia
è stato montato diversamente per venire incontro al gusto degli
spettatori?" - Michele di Macerata.
Penso che questa lettera contenga parecchie cazzate. Innanzitutto ritengo The Village
il film meno commerciale di Shyamalan (nonostante i
bombardamenti fasulli della distribuzione), quindi semmai fosse stato montato
veramente in modo diverso, sarebbe senz'altro per
libertà artistiche e non per andare incontro agli spettatori. Ormai Shyam non è più la puttanella di
un tempo.
Ecco, penso anche che Shyam farà sempre film meno
commerciali, e questo gli farà perdere la clientela abituale.
E poi, in The Village tutto è spiegato al 100%,
semmai c'è da ricercare un film spinto a metà bisogna
andare a Il Sesto Senso e Unbreakable. In The Village tutto è molto più percepibile, proprio perchè abolisce la metafisica.
E comunque, torneremo ancora a parlare del grande Shyamalan vero?
TICCHI: Certo, e poi con questo The Village anche se ha perso la clientela abituale
ne ha acquistata di altra e più affidabile penso. Molti non comprenderanno il perchè, come il su citato Michele, ma Shyamalan
sembra avere ormai acquisito piena familiarità con
l'intesa del suo "mezzo cinema", ed è ormai intenzionato a proseguire
su queste strade cinematografiche, senza guardarsi alle spalle, riflettendo
solo su cosa è e sarà.
Manoj. Night Shyamalan è
regista di grandissimo potenziale, vedremo se le vie del mistero e del male da lui
imboccate, guideranno verso altri capolavori i nostri e suoi occhi.
HOMBREBUENO: Qualcosa mi dice di si…
(20/03/05)