THE RING 2
REGIA: Hideo Nakata
CAST: Naomi Watts, Simon Baker, David Dorfman
SCENEGGIATURA: Ehren Kruger


A cura di Gianluigi Perrone

NAKATA SBARCA NEGLI STATES

Come è ormai noto, la serie horror di The Ring (Ringu in Giappone), nata con l'omonimo romanzo di Koji Suzuki, si è rivelata essere una macchina fabbrica-soldi, generando serie televisive, sequels e fumetti manga.
Nel 2002, la Ring-mania è approdata anche in occidente con un remake del primo film firmato da Gore Verbinski.
Visto il successo riscosso anche nel resto del mondo, era ovvio che venisse prodotto un seguito alle vicende della "ragazza nel pozzo".
Scartato Verbinski (voci parlano di problemi di salute, ma più probabilmente è impegnato con altro), si è subito pensato al regista degli originali giapponesi: Hideo Nakata.
Ora: cosa porti gli autori orientali ad accettare di tornare più e più volte sullo stesso tema, non ci è dato sapere. Sappiamo però che i migliori registi giapponesi vedono come un traguardo e come un'allettante prospettiva il lavorare in una produzione americana. La possibilità di girare con fondi ben più alti e di raggiungere un pubblico più ampio aveva già sedotto molti.
Takashi Shimizu, autore della saga di The Grudge, ha riportato in tempi recenti la sua creatura in versione occidentale, con esiti positivi al botteghino ma deludenti in concreto, e ci aspettiamo presto una prossima "adozione americana" anche da parte del prodigio Takashi Miike (si parla di uno spin-off di Kill Bill).
La diffidenza riguardo a queste operazioni è comprensibile, soprattutto se si tratta del seguito di una pellicola (quella di Verbinski) realizzata molto intelligentemente.
Nakata, però, coglie nel segno e si dimostra capace e disinvolto anche con una troupe diversa dal solito.
Il regista, naturalmente, modifica il suo stile alle esigenze della produzione (e del nuovo pubblico), adattandolo al primo film e stringendo i campi sui protagonisti (rispetto al suo solito), addentrandoci nelle loro vicende. Come sua consuetudine, sofferma la macchina da presa sui dettagli, mantenendo la corda tesa su labbra, occhi, mani e corpi, lì dove l'obbiettivo trattiene il respiro in un'ottica tipicamente kabuki.
La novità per l'autore sta nell'uso massiccio di primi piani e carrelli (assolutamente simile al Ring di Verbinski) e un certo abuso della computer grafica. Ciò non toglie che la pellicola si distingua subito dalle ultime uscite made in USA proprio perchè Nakata dimostra di conoscere perfettamente i tempi del suspense, e utilizza il suo stile meditativo e paziente ad hoc anche nelle scene apparentemente più banali. Exploit anche nelle (poche a dire il vero) scene d'azione; una su tutte, quella con i cervi (strettamente imparentata con la scena del cavallo nel primo Ring) dall'incredibile impatto visivo ed emotivo.
Ring 2 non è il remake del secondo Ringu ma la continuazione naturale di una storia partita dallo stesso binario di quella originale, ma che a un certo punto ha svoltato, cambiando completamente direzione.
La vita di Rachel Keller e del figlio Aidan continua in un'altra città, dopo essere scampati alla maledizione della cassetta che uccide. Ma Samara sembra averli raggiunti fino al loro nuovo rifugio e continua a perseguitarli.
Ma The Ring 2 è innanzitutto un film di ruoli e di attori. Sulle capacità di Naomi Watts non credo ci siano più dubbi e la sua bravura è pari a quella della sua amica d'infanzia Nicole Kidman (sarebbe interessante vederle recitare insieme).
Il piccolo David Dorfman (Aidan), stavolta impegnato molto più che nel primo film, è una piacevole sorpresa. Interpreta il suo "doppio" ruolo,tutt'altro che semplice,con una disinvoltura e personalità che dà carte a molti suoi colleghi adulti. In una piccola ma intensa parte, figura anche Sissy Spacek che interpreta un ruolo che è il negativo di quello leggendario in Carrie (lì figlia bistrattata, qui madre degenere).
Nakata orchestra il buon cast da vero professionista e racconta una tragica storia sulle estreme conseguenze della maternità con grande stile, vincendo sulla personificazione delle immagini, dei simboli e dei suoni
.
La bravura del regista giapponese è stato il saper adattare la necessità di fare un film per il pubblico occidentale, sul quale sicuramente la produzione ha fatto delle pressioni e le sue pretese, con le proprie tematiche personali d'autore.
Per questo The Ring 2 è un riuscito blockbuster che sa essere anche raffinato. Per tutta l’opera ricorre una infinità di volte il tema dell'acqua in tutte le sue forme, senza essere eccessiva ma ricamandosi sulla vicenda.
Chi conosce le opere giapponesi di Nakata sa che l'acqua sembra essere un'ossessione per l'autore. Dai Ringu a Dark Water a Kaosu, l'elemento è visto nella sua duplice accezione di pericolo e salvezza, di generatore di morte e portatore di vita, di peccato e purificazione.
D'altronde è noto che il Giappone è circondato dall'acqua. Il Mondo intero è circondato dall'acqua.

(02/04/05)