


THE RESURRECTION
REGIA: Sun-Woo Jang
CAST: Eun-Kyeong Lim, Hyun-Sun Kim, Jin
Pyo-Kim
SCENEGGIATURA: Sun-Woo Jang,
In Jin Mi
A cura di Pierre Hombrebueno
NON E’ QUESTA L’ASIA CHE VOGLIAMO
Non mi sento di parlare male di questo film più di
tanto.
Il motivo? Perché già in Italia i film coreani scarseggiano (The Resurrection, per esempio, doveva uscire nelle Sale, ma poi
è saltato direttamente al mercato homevideo), e se
devo buttare un altro massone, potremmo rischiare di chiudere completamente i
rapporti, e di perderci pure quei pochi film che ci pervengono da questi
distributori ciechi che incolpiamo. A volte ci azzeccano, portando vere perle
come il recente Natural City, altre volte invece,
come in questo caso, ci mollano dei prodotti bendati. Forse il mio si chiama
“Accontentarsi”, promuovere una mezza merda
solo perché è un film targato Korea, perché forse
spingendo i film coreani potremmo incoraggiare i distributori ad importare
pellicole di ben più alto valore. Ma questo accontentarsi può essere anche arma
pericolosa, e l’effetto collaterale potrebbe essere si
un’importazione più frequente dall’Asia, ma anche
un’importazione ancora più merdosa. In fondo è
anche grazie a questo effetto collaterale che siamo stati invasi da schifezze
come The Phone et affini,
ma forse è anche il motivo per cui ci sono pervenuti anche il già citato Natural City, o perché no, i Kim Ki Duk.
Forse a dover correre ad occhi bendati sono proprio io, che mi affloscio ad
ogni film asiatico che mi capita sottomano come fosse oro prezioso, rimanendo
deluso quando mi sveglio e capisco che forse non sono altro che la vittima di
un sistema merdoso, che continua a propinarci film
asiatici non all’altezza dell’Asia. Io che ho vissuto in Asia, so
per certo che il massimo del Cinema Orientale non sta né in The Phone né in The Resurrection,
anche se quest’ultimo racchiude in sé un topos essenziale per capire la tendenza pop che ha colpito
anche Tarantino.
The Resurrection è un’opera vivace, un cinema
di colori puramente iconografico. E’ un Cinema che si mescola alle
tendenze mangofile e alla freschezza dei videogame,
proponendo personaggi sempre molto marcati, volutamente fighi
e stereotipati, privi di introspezione psicologica.
C’è il buono, il figo, e il cattivo. A noi
rimane la scelta di schierarci col personaggio che più ci sta simpatico,
proprio come quando scegliamo un personaggio in un videogame picchiaduro (beh, in fondo The Resurrection
tratta di videogame), e alla fine assistere a tante cose cool
di seguito.
The Resurrection è un’opera violenta, che
guarda ai polizieschi di Fernando Di Leo mischiandoci i cari vecchi wuxia-pian e la suggestiva visione
di personaggi/icone. E’ bellissimo sentire la musichetta anni 60’
ogni volta che Lara entra in scena con la sua moto e le sue pistole. E’
bellissimo sentire del sano pop/rock giapponese, anche se mediante pseudo concerto cool. E’
bellissimo il montage-sequence finale, che ricorda i
primi Wong Kar-Wai urbani.
A rovinare il tutto è invece (ahinoi) la mano del regista Sun-Woo
Jang, che sembra rimasto indietro nelle lezioni di
grammatica filmica, trascurando i raccordi spaziali e suscitando così una non
voluta aggressione di discontinuità tra piani e movimenti.
Sun abolisce quasi completamente i primi piani,
levando e non sfruttando la potenzialità che avrebbero avuta
se sfruttati doverosamente. Ha una mano troppo rigida, e la non plasticità
filmica denota una grande imperfezione nella resa visiva. Il risultato è come
vedere un ballerino che non solo non possiede la scioltezza per le coreografie,
ma che ha addirittura il corpo impalato. Viene disgusto solo a vedere come posiziona la macchina da presa nei posti più sbagliati e
meno incentranti.
Si potrebbe pensare che Sun sia solo un ballerino che
ha bisogno di riscaldamento e allenamenti per sciogliersi il fisico, ma
considerando che ormai egli è nell’industria da quasi 20 anni, c’è da dire che è un regista senza speranze, ed è stato un
vero delitto affidargli un’opera come The Resurrection.
Ed è per questo che non ritengo un peccato se noi protestiamo e pretendiamo
qualcosa dai distributori. Per esempio: a quando una diffusione dei film di
Tae-Gyun Kim?
(15/03/05)