BERGAMO FILM MEETING 2009
TRA LUCI E OMBRE
BERGAMO FILM MEETING 2009
TRA LUCI E OMBRE
A cura di Davide Ticchi
L’edizione appena terminata del Bergamo Film Meeting, come tradizione, ha gettato luce su autori poco noti o poco considerati, comunque degni di essere approfonditi o ricordati attraverso i loro film. L’anno scorso erano Julio Medem e René Clair, quest’anno sono Claire Denis e Carol Reed.
Proposte stimolanti che attirano di anno in anno il pubblico interessato ai registi presi in esame, a cui il BFM dedica sempre un libro e la proiezione della loro intera filmografia.
Caratteristica interessante di un festival cinematografico che altrimenti potrebbe finire nel mazzo dei tanti concorsi cittadini, con film in competizione non sempre meritevoli e retrospettive poco curate o di autori abusati. Ma al BFM non manca la tradizione di essere appuntamento di qualità, d’essai, come preferiscono definirlo i suoi artefici, essendo giunto ormai alla ventisettesima edizione.
Si sente, e l’esperienza ha insegnato che per richiamare l’attenzione bisogna anche saper osare, e perciò accanto alla provocatrice Claire Denis, in programma c’erano documentari di ogni genere, tra cui vale la pena ricordare Harlan County, USA di Barbara Kopple, film d’importanza storica e ideologica che testimonia uno sciopero di minatori durato tredici mesi. A dimostrazione del fatto che il BFM ha una propria impostazione, sta dalla parte dei più deboli ma forti di ragioni da far valere; gli scioperanti erano infatti minacciati dalle malattie polmonari a cui in miniera erano esposti.
Ad arricchire la proposta del BFM c’era anche un omaggio a Bette Davis e una competizione di sette film in concorso, che hanno ricoperto tutte le prime serate dei primi sette giorni di Meeting. Chiaramente la sezione di minor richiamo è stata proprio questa, i cui film e registi in gara sono appena agli esordi, e perciò possono contare solo sulla voglia di sorprendersi degli spettatori presenti in sala. Tra i film in concorso, intessuto con sensibilità e tatto è stato Ana begins di Ben O’Connor, la storia di una donna rimasta vedova che lentamente ricomincia a vivere, grazie all’aiuto di un uomo e alle piccole cose di tutte i giorni, di cui si accontenta.
Il primo premio, assegnato dalla giuria del pubblico, se l’è però aggiudicato Cordero de Dios di Lucia Cedron, film che narra una dolorosa vicenda familiare durante la crisi economica argentina.
A gettare più luci e ombre e destar maggiore curiosità è stata in ogni caso la regista Claire Denis, autrice di film controversi e eterogenei, che invitano lo spettatore a crearsi una propria interpretazione di ogni storia che lei mette in scena. Difficile parlare di narrazione nei suoi film, più appropriato scrivere di un cinema che vuole impressionare e suggestionare lo spettatore, con un’immagine, una musica, un punto di domanda. Lo stesso che lascia la visione de L’intrus, film gelido, cervellotico e senza sussulti, che rivela il lato più criptico della regista francese.
Più poetico e noir è sicuramente J’ai pas sommeil, insieme di storie che si intrecciano casualmente e silenziosamente in un destino molto diverso per ogni personaggio. Tra pregevoli e ipnotizzanti sequenze musicali, ciò che colpisce di questo film è la tensione che, attraverso ciò che accade in silenzio, viene alimentata fino a farsi suspense.
L’attenzione riservata al cinema di Claire Denis conferma l’attualità e l’importanza di un evento come il BFM, che quest’anno ha inserito nel suo calendario anche la presenza di Antenna MEDIA Torino e un Meeting Point fuori dall’auditorium, dove sono stati organizzati aperitivi e incontri con i registi presenti.
Il ventisettesimo Bergamo Film Meeting si è chiuso fra tante luci e poche ombre, e rinnova il suo invito a cercare qualche altra pepita cinematografica nell’edizione ventottesima, in programma dal 6 al 14 marzo 2010. Qualcosa mi dice che ne troveremo!
(27/03/09)