


PASIYAM
REGIA: Erik Matti
CAST: Roderick Paulate, Cherrie Pie Picache, Yul Servo
SCENEGGIATURA: Dwight Gaston
A cura di Andrea Magagnato
FAR EAST FILM FESTIVAL 05’ REPORT: (ANCORA) LEZIONI
DI DECADENZA DEL CINEMA FILIPPINO
Pasiyam è il tentativo del cinema filippino di
rompere con la tradizione uscendo dalla solite tematiche che lo etichettano in
tutto il mondo (film gay) cercando una strada che risulti quantomeno originale
e che permetta sia un discreto successo in patria sia una ben più proficua
esportazione.
Per la verità il risultato è decisamente mediocre.
Arrivava ad Udine vantandosi di un ottimo cast di attori
(che si sono invece rivelati la nota dolente) e di una storia rivoluzionaria
seppur ancorata alla tradizione e alla cultura filippina (anche qui i dubbi
sono molti …il regista parlava addirittura di ispirazione da Il codice da
Vinci!).
Tutti i figli si ritrovano nella casa di famiglia dopo la morte della madre che
viveva con dei custodi, e decidono di rimanere per la caratteristica tradizione
del Pasiyam, una veglia di nove giorni durante la
quale si prega per la defunta. Si susseguiranno dei
strani ed inquietanti accadimenti che verranno poi spiegati in una risoluzione
narrativa piuttosto grossolana. Il film si vuole porre a metà strada tra
l’horror e il giallo: cominciamo presto a chiederci chi abbia ucciso la
povera donna.
Il film sembra contenere in partenza tutti gli
stereotipi dell’horror ma non riesce mai pienamente a realizzarli
lasciandoli a stagnare in maniera abbastanza rozza, primitiva. Abbiamo la casa
stregata, il fantasma della madre, le scale che danno sulla stanza maledetta,
il gruppo di attori con legami confusi e passati da
rivangare, la figura della veggente, il personaggio che sembra avere problemi
mentali, insomma la carne al fuoco è veramente tanta anche se poco originale.
Tuttavia nulla sembra essere sviluppato quanto basta
da risultare terrificante e utilizza banalmente la figura della veggente come
mezzo per spiegare puntualmente a pubblico e protagonisti da dove derivano le
presenze sovrannaturali.
La recitazione doveva essere uno dei cardini, a detta del regista, ma si rivela
come la mazzata finale al film che più volte è stato sepolto
in sala dalle risate.
Non a caso il protagonista arriva da una serie televisiva comica…
Questo era considerato un piccolo film, anche se tanto piccolo non sembra
considerato l’utilizzo della HD, in grado di
rivoluzionare l’immagine del cinema filippino nel mondo, servendosi di un
genere sempreverde ma passandoci sopra con troppa superficialità.
Sarà per la prossima volta.
(27/05/05)