
PA-RA-DA
REGIA: Marco Pontecorvo
SCENEGGIATURA: Marco Pontecorvo, Roberto Tiraboschi
CAST: Jalil Lespert, Evita Ciri, Daniele Formica
ANNO: 2008
A cura di Davide Ticchi
VENEZIA 08’: COLORI
Pa-ra-da non nasce da una storia
vera, ma da un’esperienza intima. In effetti il pregio più grande del
film di Marco Pontecorvo è quello di
non concedersi ad un buonismo retorico e unilaterale, che caratterizza molte
delle realizzazioni filmiche di quel che di buono accade nel mondo, bensì di
osservare con sguardo emotivamente e moralmente partecipe quella che è la
riscossa personale di un eroe che abbandona molte delle sue fragili certezze,
per inseguire un sogno di “rispetto” verso la dignità del sogno.
Poco di più intimo del sogno esiste, spesso immolato a simbolo o porta dorata
del riscatto umano, che da carnale e infelice diventa puro, qui invece delicato
ingranaggio da muovere con attenzione e strategia, senza forzature ma con tanta
passione e convinzione. Senza che tutti debbano per forza aderire al sogno e
senza che dopo la visione del film ci si dimentichi della realtà ancora
delicata dei bambini di Bucarest.
Il film spicca così per sincerità e genuinità, trascina lo spettatore in una
forte empatia e sensazione di responsabilità nei confronti delle responsabilità
di ognuno. Travolge con la sua dose di speranza incarnata da un eroe giovane e
bello, che tiene alta la bandiera della sua generazione, capace di commuoversi
di fronte al degrado e alla perdita dell’innocenza piuttosto che fuggirne
o approfittarsene. Miloud Oukili è un cavaliere senza nazionalità, sembra esser
nato nelle periferie sociali facendo il clown fra le rotaie e le fogne,
gridando “rispetto” verso sé stessi prima di tutto. Il nemico che
combatte è il processo di uniformazione ad un mancato modello formativo, per
molti dei bambini nati sotto la dittatura di Ceausescu, diventati i cosiddetti
“boskettari”, che respirano colla drogante da mattina a sera e
vivono di selvaggia prostituzione, nonché discriminazione e razzismo che
subiscono dalla gente “perbene”. Il luogo in cui vivono è la
stazione ferroviaria di Bucarest, i suoi giardini e le sue carrozze
abbandonate, dove viene depositata una fetta d’innocenza e poi là dimenticata.
Ma quello che compie Miloud insieme ai suoi amici boskettari è un miracolo
spettacolare, partorito da un viaggio interiore ed esteriore di consapevolezza,
attraverso il quale si possono imparare i valori e le ingiustizie che
normalmente noi diamo per scontate e sulle quali sempre o quasi soprassediamo.
Miloud e i suoi bambini affrontano la durezza della vita e finiscono col
trasformarla nella morbidezza di un sogno che si fa vita, spettacolo, magia e
acrobazia. Con entusiasmo e affetto l’eroe Miloud sigilla un patto di
rispetto eterno coi suoi piccoli amici, di reciproco aiuto di responsabile
coraggio. Maturi e impavidi come cavalieri nelle favole, questi ragazzi
forniscono a Miloud la motivazione giusta per essere motivati. Il desiderio di
vivere, amare, scoprire, conoscere, curiosare, giocare, inventare, pasticciare
e sbagliare, tutti tratti tipici dell’infanzia che si forma secondo i
modelli più indeterminati. Svetta su tutti la positività dell’apertura
all’ambiente anziché della chiusura nelle aule, ma soprattutto
l’urgenza di vivere e muoversi, non stare fermi un secondo.
Marco Pontecorvo, figlio del grande Gillo, sembra avere un’insaziabile
voglia di osservare e cercar di comprendere, come i ragazzini di Bucarest, le
possibilità di conquistarsi la vita e le gioie. Niente di gratuito, né
scontato, tant’è che anche lo stile di fiction attraversa venature di
documentario ed indagine. Questo grazie ad un sincero coinvolgimento a
esperienze importanti quanto invisibili, intime, personali.
Perché Miloud abbia voluto la “Fundatia PARADA” ci viene suggerito
dai suoi gesti caparbi, dalla sua volubile emotività, dal suo contraddittorio e
tenace attaccamento alla vita. Con semplicità il suo personaggio è
magnificamente tratteggiato e, si sa, quando protagonista di una fiaba è un
cavaliere dagli alti ideali, è difficile che alla fine non riesca a vincere il
suo drago.
Prima e dopo la proiezione veneziana, fra i molti applausi, i Ragazzi di
Bucarest si sono esibiti in acrobazie e un lancio di nasi rossi da pagliaccio
per tutto il pubblico!
www.parada.it
(10/09/08)