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ONE SUMMER WITH YOU

REGIA: Xie Dong
SCENEGGIATURA: Xie Dong, Liu Huidong, Chen Ying
CAST: Jiang Yan, Xu Tao, Wang Wenwen
ANNO: 2006


A cura di Davide Ticchi

FAR EAST FILM FESTIVAL 07’: ASPETTANDO L’ESTATE

Anfratti di mondo al parallelo zero, disorientati per loro stessa natura intensamente alienante. Non vi sono bussole in grado di indicare la direzione verso cui incedere con passo duramente incorruttibile. Come la partenza di Mingxin, giovane studentessa, si determina per l’inevitabilità di avanzare in maniera del tutto diritta e inequivocabile. Da qualche parte si dovrà pur giungere.
Nulla è lasciato al caso, fintanto che la realtà non s’impatta con l’irrazionale, destinandosi a diventare un corpo solo. E’ seguendo questa logica che il veicolo abitato da Mingxin, diretta a Pechino, viene scaraventato fuori dalla strada, drittissima fino a perdersi tra le montagne, da un camion senza freni, inoppugnabile. Il moto invincibile dei ricordi irrompe sul presentimento di futuri nuovi e possibilità pressoché ignote, cui la provincia di Guizhou non può che far nutrire la speranza di ascesa. Eppure, ostinatamente, quell’amore granuloso, che si va solidificando durante lo scorrere dei minuti asciutti e muti, farebbe presumere il possibile raggiungimento di qualche ancestrale stato di gioia “altro”. Come l’acqua di un Lete, che melmosa e scrosciante permea le controparti di un amore meccanicamente estatico, trattato come arnese metaforico delle controversie politico-sociali in Cina, farebbe ipotizzare un ancor flebile capacità di redenzione e catarsi. Un riscatto che però necessita responsabilità e tenacia quasi lavorative, come è l’incarico assunto dal giovane innamorato di Mingxin, Hongwei, che dopo l’espulsione dal liceo, causa l’aggressione di un insegnante, si arrabatta come può nella non facile attività di postino. Come a dire che prima di tutto non si può evadere dai restrittivi gangli organici di Guizhou, e che poi quel che sta al di fuori della minuta e impersonale provincia cinese, solo et pensante set del film, non appartiene a questo mondo, e quindi va “cristianamente” sudato. Così come la lettera di ammissione all’università di Pechino indirizzata a Mingxin viene celata dall’enormità del sentimento di Hongwei, che tutto può sull’arsa comunicazione epistolare della regione. Personaggio stranito e straniante: Hongwei, capace di isolare in concreto la sperduta e ibrida dimensione periferica cinese, che nelle acque del fiume che l’attraversa e nelle pozze vascolari delle strade interne si specchia su sé stessa, senza alternative vie d’uscita. Esclusi i punti di fuga stradali e postali, infatti, permangono solamente le vie a ritroso ferroviarie, lungo i cui binari è facile risalire alle ragioni d’amore. E sempre seguendo questo sentiero dell’anima i due adolescenti danno vita alla scena più elegiaca di One summer with you, una risata d’amore, un gioco passionale di sguardi intermittenti e mimica corporea, mentre in mezzo corre un treno verso il paradiso; che con il susseguirsi dei suoi vagoni ricrea lo stesso effetto della proiezione cinematografica, frame dopo frame.
Jiang Yan e Xu Tao personificano al meglio la natura circostante bloccata dal progresso, plastici umanoidi dotati di quella grazia tipicamente adolescenziale, di quel sogno sommesso stampato in viso e quello sguardo perso chissà dove. La natura e l’illusione che cedono rispettivamente il posto a meccanizzazione e disillusione.
La mano salda di Xie Dong accompagna i ritmi veri e i movimenti granulosi del visivo, quasi a volersi includere nell’archetipo metodologico cinese attuale, già espresso elegantemente da Jia Zhang-ke (Still Life). E alla classe si fa cenno anche parlando di Xie Dong, che arretra dal particolare al generale senza facilonerie o premure, ma con garbo, grazia e sospensione. Peculiarità rare e sfuggenti, che hanno il tempo di una visione intensa per potersi cogliere, lo stesso di una giovinezza prostrata alla predestinazione, che trova rifugio nell’incavo più profondo del cuore, quello che come segreto vela l’amore.
Dopo tante schermaglie fra sentimentalismi plasticati e mercenari, finalmente, anche al Far East, un film limpido e leale.

 

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(04/05/07)

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