ONE NITE IN MONGKOK

REGIA: Derek Yee
CAST: Daniel Wu, Cecilia Cheung, Alex Fong
SCENEGGIATURA: Derek Yee


A cura di Andrea Magagnato

FAR EAST FILM FESTIVAL 05’ REPORT: IL NOIR HONGKONGHESE SECONDO DEREK YEE

In barba a chi sosteneva che l’incredibile crollo di produzioni ad Hong Kong, a cui stiamo assistendo negl’ultimi anni, sarebbe stato sinonimo di un sensibile calo anche livello artistico.
In barba a quelli (pochi per la verità) che credevano che dopo Johnnie To nessuno sarebbe più riuscito a portare sullo schermo il genere più caratteristico dell’ex colonia inglese: poliziesco/noir.
Il Far East Festival del 2005 ha nelle opere dei cineasti Derek Yee, Pang Ho-cheung, Soi Cheang e Sam Leong i suoi cavalli di battaglia. Non si può negare l’evidenza: non c’è nessuna crisi d’identità e le coproduzioni per film commerciali con la Cina non hanno danneggiato un certo bel cinema hongkonghese.
One nite in Mongkok è forse la bandiera di questo cinema, non a caso Derek Yee ha soffiato dalle mani di un certo Wong Kar-Wai il premio alla miglior regia ai recenti Hong Kong Film Awards, ottenendo proprio a Udine i primi apprezzamenti in Europa.
Il suo è un cinema esplosivo che non da tregua allo spettatore, sorretto da uno script solido nato da uno spunto di cronaca e costato tre anni di duro lavoro, ricco di microstorie all’interno della storia mai banali o solo abbozzate.
E’ la notte della vigilia di Natale e siamo nell’affollata Mongkok, cuore pulsante e colorato di Hong Kong. Mentre bande criminali rivali si affrontano a viso aperto, un killer in arrivo dalla Cina continentale per conto di uno dei boss si trova a vagare stranito tra la folla di persone in Mongkok con una squadra di poliziotti che gli tiene il fiato sul collo. Trova l’ appoggio di una giovane prostituta, anch’essa cinese, che lo aiuterà a rifugiarsi nei vicoli più viscidi e cupi del quartiere.
Derek Yee preferisce ribaltare, seppur parzialmente, l’ottica con la quale lo spettatore si approcia generalmente al poliziesco. Non si è portati a stare dalla parte della squadra di poliziotti capitanata dall’enigmatico e contraddittorio ufficiale Milo, ma si simpatizza più facilmente con la coppia di reietti in fuga. Il killer non si presenta ad Hong Kong solo per questioni “professionali”, ma anche per altre nobili faccende in sospeso, e per contrapposizione, la polizia non opera sempre dalla parte della legge: quando sbaglia trova stratagemmi illeciti per camuffare furbescamente l’errore.
Il rapporto tra i due fuggiaschi evolve, e i sentimenti in gioco si faranno più forti e per questo pericolosi. Proprio questi sentimenti in gioco saranno il movente dal quale scaturisce l’ultima straziante sparatoria, con una mano, alla fine di tutto, ancora in cerca di qualcosa da afferrare.
Derek Yee è bravo a scegliere sempre il punto migliore dal quale riprendere, mantiene costantemente viva la tensione, indugia sui particolari per rafforzare la partecipazione emotiva, si allontana quando c’è da dare spazio all’azione.
La sceneggiatura, dopo un avvio fulminante con tanto di inseguimento automobilistico, si prende un lasso di tempo per introdurre tutte le sue pedine per poi dirigersi fluida, con un bel pathos ascendente, al gran scacco matto finale. Un finale tra i più spietati della storia del cinema, che resta non completamente accessibile allo spettatore, una sequenza bastarda, tesa, violenta, cinica dove il sangue che scorre non è quello di un poliziotto o del suo killer rivale ma quello di un uomo perso nella notte di Mongkok.
Non c’è davvero altro da dire su un film che spero vivamente sbarchi al più presto in Italia.

(08/05/05)