50 ANNI (?) DI NOUVELLE VAGUE (?) - 2° PARTE

A cura di Sandro Lozzi

La svolta: il 1959 e il Festival di Cannes

Dal punto di vista dell’impatto mediatico, è proprio Le beau Serge il primo film “ufficialmente” nouvelle vague, il punto di partenza dell’intero movimento. Infatti, è ancora L’Express a riprendere l’espressione “Nouvelle Vague”, per accompagnare dapprima l’uscita dei primi due lungometraggi di Chabrol, poi, due mesi più tardi, gli scossoni provenienti dal Festival di Cannes (il primo sotto la tutela del Ministero di Malraux) e dal parallelo convegno di La Napoule, in cui i giovani cineasti si radunano per prendere iniziative al fine di rendere evidente, grazie alla vetrina della Croisette, le trasformazioni in atto nel mondo cinematografico francese. I giovani critici dei Cahiers sono sempre in prima fila nelle discussioni che animano il convegno, e questa partecipazione attiva concede loro un gran risalto anche nella campagna mediatica (con-)seguente. Il Festival, per il nascente movimento, non riveste comunque meno importanza del convegno. La manifestazione diventa infatti trampolino di lancio (almeno mediatico) per due nomi nuovi fondamentali, entrambi al primo lungometraggio dopo qualche esperienza di cortometraggi o documentari: si tratta ovviamente di François Truffaut e di Alain Resnais.
Il film di Truffaut, I 400 colpi, personalissimo e fortemente autobiografico (non solo nella sceneggiatura), compare nella selezione ufficiale tra la sorpresa di tutti, data la considerazione che buona parte dell’ambiente cinematografico nutriva nei confronti del critico, “enfant terribile” considerato anti-francese e filoamericano in seguito ai suoi articoli contro l’andamento del cinema francese dal secondo dopoguerra.
Resnais invece presenta fuori concorso il suo film, Hiroshima mon amour, primo capitolo di una trilogia (con L’anno scorso a Marienbad e Muriel, il tempo di un ritorno) sul pensiero, la memoria e la persuasione, in cui il regista decostruisce forme e strutture classiche per creare un nuovo modello formale che segue i flussi discontinui della mente umana. Resnais non faceva parte del gruppo dei giovani turchi, non era un critico, e probabilmente non è neanche corretto inserirlo in un discorso sulla Nouvelle Vague, non solo per alcune caratteristiche estetiche ma anche e soprattutto per il modo di intendere il cinema. Resnais faceva parte infatti (insieme ad altri tra cui Chris Marker e Agnes Varda) del gruppo del Nouveau cinema, o della rive gauche, fazione più socio-politicamente attiva, più intellettuale e meno strutturata, e che, seguendo le stesse teorie del Nouveau Roman, utilizza il cinema come linguaggio più che come spettacolo.
Di fatto, seppure accomunati dall’esperienza critica comune e dall’aver mosso più o meno contemporaneamente i primi passi dietro la macchina da presa, i rappresentanti della nuova generazione del cinema francese muoveranno ognuno nella propria direzione e seguendo il suo percorso personale, come spiega ancora Truffaut: «Poi, in seguito alle circostanze che hanno trasformato il Festival in una rassegna di film di giovani cineasti - non solo per la Francia ma anche per i paesi stranieri - i giornalisti cinematografici si sono serviti di questa espressione per designare un certo numero di giovani cineasti che non necessariamente venivano dalla critica, perché vi erano inclusi anche Alain Resnais e Marcel Camus, ed è così che si è venuto a formare quello slogan che, a mio avviso, non corrispondeva a una realtà, nel senso che all'estero si è creduto per esempio che esistesse un'associazione di nuovi cineasti francesi che si riunivano a scadenze fisse e che avevano un piano, un'estetica comune, mentre non era assolutamente così e si trattava soltanto di un raggruppamento fittizio, del tutto esteriore» (France-Observateur, n.501, 3 dicembre 1959).

Successi e insuccessi

Grazie alla vetrina di Cannes (dove Truffaut ottiene il premio per la regia), I 400 colpi e Hiroshima mon amour ottengono un successo commerciale insperato, e risultati ancora migliori ottiene ai botteghini, l’anno seguente, il primo lungometraggio di Jean-Luc Godard, Fino all’ultimo respiro, che rappresenta dunque il culmine, dal punto di vista distributivo, del fenomeno Nouvelle Vague. Ma già alla fine del 1960 si assiste all’inizio di una accentuata inversione di tendenza.
Sempre meno francesi vanno al cinema (dopo i picchi di affluenza ottenuti nella seconda metà degli anni Cinquanta), e i successivi film degli autori della Nouvelle Vague ottengono risultati sempre più preoccupanti: Le donne facili, di Chabrol, è un fiasco, così come il secondo film di Truffaut, Tirate sul pianista; il secondo lungometraggio di Godard, Le petit soldat, viene bloccato per tre anni dalla censura, così come i primi film di Rohmer (Il segno del leone) e di Rivette (Parigi ci appartiene), per poi avere una distribuzione pessima; a Truffaut va meglio con Jules e Jim (1962), e anche a Godard con Questa è la mia vita (1962), prima del più grande fiasco di tutta la Nouvelle Vague, I carabinieri, uscito all’inizio del 1963, mentre Chabrol è economicamente costretto, dopo tre insuccessi clamorosi, ad accettare di lavorare in una produzione commerciale, Landru, e Truffaut cerca invano di procurarsi i mezzi per la realizzazione di Fahrenheit 451 (che potrà girare solo nel 1966 in Inghilterra).
Dunque, l’inizio del 1963 segna, se non la fine della Nouvelle Vague, almeno una svolta fondamentale per il movimento. «La Nouvelle Vague ha avuto quattro-cinque anni di vita […]; ma ha totalmente sconvolto il paesaggio cinematografico francese, provocando numerosi “shock” psicologici nella maggior parte delle cinematografie straniere, che scoprono quei film con una certa dose di stupore frammisto a passioni contraddittorie» (M. Marie, 1997).

FINE 2° PARTE

(29/01/06)

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