50 ANNI (?) DI NOUVELLE VAGUE (?) – 1° PARTE

“Che volete… è la Nouvelle Vague!”

A cura di Sandro Lozzi

«Credo che la Nouvelle Vague abbia avuto una realtà anticipata. All'inizio era un'invenzione giornalistica, poi è diventata una cosa reale. Ad ogni modo, se non fosse stato coniato lo slogan giornalistico in coincidenza del festival di Cannes, credo che sarebbe stata la forza delle cose a creare questa o un'altra denominazione, non appena si fosse preso coscienza del numero dei “primi film”. La Nouvelle Vague ha indicato dapprima un'inchiesta del tutto ufficiale effettuata in Francia da non so quale servizio di statistica sulla gioventù francese in generale. “La Nouvelle Vague” erano i futuri medici, i futuri ingegneri, i futuri avvocati. L'inchiesta è stata pubblicata su “L'Express”, che le ha dato ampio spazio; e, nel giro di poche settimane, “L'Express” è uscito con, in prima pagina, questo sottotitolo: “L'Express”, il giornale della Nouvelle Vague».
Le parole di François Truffaut (France-Observateur, n.501, 3 dicembre 1959), che così rispondeva alla domanda di un giornalista: «La denominazione Nouvelle Vague corrisponde alla realtà?», sono utili per introdurre un discorso su un movimento dalla portata socio-storico-cinematografica incommensurabile, e tuttavia assolutamente non definito, in termini né cronologici (le date di inizio e fine del movimento sono ancora oggi spesso argomento di discussione) né di estensione (quanti e quali film, quanti e quali autori). Sono utili in quanto toccano in breve una serie di aspetti importanti per comprendere un po’ meglio il fenomeno Nouvelle Vague, conosciuto da tutti ma spesso in maniera confusionale.
L’espressione Nouvelle Vague (letteralmente, “nuova ondata”) ha in effetti un’origine sociologica: come ricorda Truffaut, la denominazione compare per la prima volta sulla rivista L’Express, che nel 1957 pubblica i risultati di un’inchiesta, rivolta alla popolazione francese compresa tra i 18 e i 30 anni, accompagnati dallo slogan: “Arriva la nuova ondata!”. L’inchiesta tocca tutti i temi, dai valori ai costumi e stili di vita, considerati importanti per descrivere le generazioni che di lì a un decennio prenderanno in mano le redini della Francia, e, come spiega Michel Marie nel suo utilissimo testo La Nouvelle Vague (Parigi, 1997), «Il tema dell’avvicendamento generazionale, cruciale in campo cinematografico, preesiste in modo assai evidente nel paesaggio ideologico di fine anni ’50. La Francia sta cambiando regime e volto, quindi deve anche cambiare cinema».
Ecco perché come primo film “della Nouvelle Vague” si tende a considerare Piace a troppi (Et dieu… crèa la femme, 1956) dell’esordiente Roger Vadim, che propone per la prima volta un nuovo modello di giovane ragazza francese emancipata, interpretata da un’ancora sconosciuta Brigitte Bardot, in cui molte spettatrici delle nuove generazioni si sentirono perfettamente identificate.
La Nouvelle Vague, dunque, ancor prima che uno dei movimenti cinematografici più influenti della storia del cinema, è un fenomeno sociale che riguarda tutta la popolazione francese sul finire degli anni Cinquanta. Del resto, non è al fenomeno cinematografico (o almeno non direttamente) che fa riferimento lo zio di Zazie (interpretato da Philippe Noiret) in Zazie nel metrò di Louis Malle, quando, immerso nel caotico trambusto della Parigi del 1959, esclama: «Che volete… è la nouvelle vague!».

Cerchiamo di fare un po’ d’ordine

Abbiamo detto dunque che il primo film della nouvelle vague è Piace a troppi, del 1956, ma la sua individuazione è stata retroattiva. Quand’è che si comincia ad usare l’espressione Nouvelle Vague applicandola direttamente al cinema? Quando inizia e quando finisce il movimento chiamato Nouvelle Vague? Quali registi ne fanno parte, e quali film? Cerchiamo, per quanto possibile, di definire un po’ meglio i confini del movimento, sull’asse del tempo e sull’asse dello spazio, ossia dell’estensione.
Il 1957 vede esordire un altro giovane regista, già assistente di Cousteau e Bresson: si tratta del venticinquenne Louis Malle, che un anno dopo Vadim si presenta al pubblico con Ascensore per il patibolo, per replicare l’anno successivo con Gli amanti. Malle non fa parte del gruppo redazionale dei Cahiers du cinema, ma entrambi i film, così come i successivi Zazie nel metrò, Vita privata e Fuoco fatuo, vengono considerati come facenti parte del corpus di opere della Nouvelle Vague, poiché presentano una notevole cura per gli aspetti formali e strutturali, oltre che una precisa caratterizzazione psicologica dei personaggi, caratteristiche che soddisfano le aspirazioni e le prospettive auspicate dal frenetico e fremente gruppo dei “giovani turchi”. Inoltre, entrambi i primi due film di Malle sono interpretati da un’altra attrice ancora poco conosciuta e che sarà uno dei volti femminili principali del movimento: Jeanne Moreau.
Nel 1958, la rivista Cinema, diretta da Pierre Billard, pubblica un’inchiesta sull’avvicendamento generazionale nel cinema francese, distinguendo tra vecchi e nuovi registi anche se solo in base all’anno di nascita. L’espressione “nouvelle vague” appare solo una volta nell’inchiesta, talaltro in un paragrafo in cui si sottolinea il conformismo con cui la “giovane accademia” segue le tracce della vecchia guardia.
Come Malle, anche Claude Chabrol deve finanziare autonomamente i propri film; nel 1957 sua moglie riceve un’eredità e Chabrol può realizzare, a costi minimi e con una troupe ridottissima (tra cui il direttore della fotografia Henry Decaë), Le beau Serge. L’anno seguente, grazie al “premio di qualità” ottenuto dal primo lungometraggio, Chabrol può girarne un secondo, I cugini, ancora prima dell’uscita di Le beau Serge. I due film infatti usciranno, ad un mese di distanza l’uno dall’altro, tra il febbraio e il marzo del 1959.

FINE 1° PARTE

(23/01/06)

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