
NORBIT
REGIA: Brian Robbins
SCENEGGIATURA: Jay Scherick,
David Ronn
CAST: Eddie Murphy, Thandie Newton, Terry Crews
ANNO: 2007
A cura di Davide Ticchi
NORBIT GUMP
Può sembrar facile e premeditato scriverlo, ma è anche giusto procedere
unanimemente verso una medesima comprensione, quella sulla quale fonda la
ragione per cui film come Norbit ci vengono
dati normalmente a fruire. La formula è agevolmente decifrabile, quanto il
composto di liquida comicità è plastificato da un modus ricorrente e
bilanciato, di sketch rozzi fra taglie forti e tiranneggiati smilzi. Il
susseguirsi di calunnie all’una o all’altra categoria viene
vistosamente a costituire la sintassi narrativa, che altro non pare se non
l’allusione ad un tipico leitmotiv da slapstick
comedy, postmodernizzato alla maniera della
guerriglia fra grassi e magri, con rispettive armi al vetriolo. Cosicché
nell’avanzare terremotato dai passi di Rasputia
- la versione fat e female
di quello che altro non è che il beneamato professore matto - il film sottende
alla solita lotta fra poveri, che si colpiscono con gag telefonate o peggio
accentuate fino all’inverosimile.
Rumoroso, siliconato, finto e stirato fino alla
conclusione più avariata. Eddie Murphy preleva il soggetto da un litigio manesco per la
strada, in cui la moglie ha avuto sorprendentemente la meglio sul marito, e
scuote l’idea fino a deformarla, conformandola altresì alle ormai
consunte normative della commedia fisicamente paradossale. Ci sono tutti i
trucchi, i tranelli del caso, la satira al candore di un film appartenente
all’immaginario collettivo come Forrest Gump, che nella primissima parte vede due innocenti bambini
innamorati, dei quali alla femminuccia si sostituisce una balena dispotica, che
dovrebbe sostenere tutta la comicità dell’opera; esaurita, invece,
nell’arco di pochi fotogrammi, riducendosi a sfoggio d’estetica da giocattoleria e molesta reiterazione di cliché comici
appena gradevoli agli esordi. Eddie Murphy se la ride dietro le diverse maschere che
indossa, sintetiche e impermeabili al sudore, senza rispettare minimamente un
cinema già abbondantemente invaso da comicità usuraie e sommarie. Il gusto di
sedersi e distrarsi qui rappresenta l’abbandono della propria
intelligenza e della sua dignità fondamentale, infangata da una produzione
serialmente di superficie, di pregiudizi amplificati e alimentati con le mode
passeggere e di maschere distorte e bugiarde, fatte portare ad una società
perturbata dalle deduzioni estetiche e apparenti.
La convinzione pericolosa che si può infatti trarre dalla visione di Norbit è quella
di una tirannide femminile di inusitate proporzioni, che non lascia
letteralmente scampo al compassionevole consorte. Fuggire da una realtà del
genere e rifugiarsi nella tana del ricordo di un amore idealizzato, che ritorna
a tentare, magro, bello, affettuoso, spigliato, irreprensibile, affascinante e
duraturo. Non c’è spazio per significati sottocoperta, tutto è messo bene
in vista dalla banalità linguistica e dall’ingombranza
rappresentativa.
Chi ha interesse a vivere sulla propria pelle ricettiva un amore fisico e
passionale dalle grosse dimensioni, provi invece a vedere Battaglia nel cielo, un’opera che confluisce nella direzione
opposta a quella di Norbit,
e il cui onesto fine è pesare sulle spesse pareti della diga pregiudiziale.
(05/04/07)