
MR. BEAN’S HOLIDAY
REGIA: Steve Bendelack
SCENEGGIATURA: Robin Driscoll,
Simon McBurney, Hamish McColl
CAST: Rowan Atkinson, Max Baldry, Willem Dafoe
ANNO: 2007
A cura di Pierre Hombrebueno
EVOCAZIONI SPENTE SUL NASCERE
Si dia il caso che il sottoscritto è un fottutissimo
e cazzutissimo snobbone del
cazzo che meriterebbe di morire impiccato in piazza
sotto gl’occhi godosi
e porcosi dei primi babbei malcapitati. Ma perdio, mettiamo in chiaro che sempre
lo stesso sottoscritto, ama teneramente Mr.Bean, il
mitico personaggio slap-freak di Rowan Atkinson, che sinceramente voterebbe
come governatore del mondo senza pensarci un secondo. Perché Bean possiede la dinamica fisica
di un Keaton
ma contemporaneamente ha il cuore d’oro di un Chaplin, insomma, è uno dei
personaggi per eccellenza, dalle enormi potenzialità non ancora totalmente
mostrate, nemmeno in questo nuovo lungometraggio del mito (il precedente risale
esattamente a 10 anni fa), stavolta diretto da Steve Bendelack, l’inglese su piazza
messo dietro la macchina da presa probabilmente a sua stessa insaputa.
Se da
una parte c’è la soddisfazione nel vedere sullo schermo il celebre
personaggio integro proprio come nella versione televisiva, dunque senza
deturpazione e sputtanamento, dall’altra questa
stessa via assume nient’altro che le valenze di una trasposizione copy-cat, che da pregio diventa involontariamente difetto:
la prima maggiore pecca che Bendelack assume sta proprio nel fatto che gran parte
delle gags utilizzate nell’opera sono nient’altro che i tipici cliché con cui Mr.Bean gioca- gira e rigira da anni ed anni sul piccolo
schermo.
Un esempio lampante è il pranzo nel ristorante
francese, copiato praticamente par pari da un episodio televisivo, e la prima
domanda che conviene porgersi è: “che cazzo di
senso ha trasportare una serie televisiva in un lungometraggio cinematografico
se le idee sul tavolo sono esattamente le stesse e copiate riga per
riga?”.
Forse regia, forse sceneggiatura, forse sarà quel che sarà ma il risultato
ottenuto è nient’altro che una traccia telefilmistica
allungata di un’ora e mezza, dove a rimanere nel vero fuori campo sono
proprio le potenzialità del progetto quand’era
ancora su carta, in primis la stessa idea del viaggio in un paese sconosciuto,
che non viene sfruttato se non in qualche giochino linguistico che non è mai
funzionale sotto il lato ironico, in quanto l’operazione riesce
pochissime volte nel suo lavoro di ingegnare le lezioni del genere comico con
le sue tradizioni secolari, dai semplici giochi di equivoci - fraintendimenti,
fino agli scambi di ruolo. Ciò che il regista fa è riporre tutta la sua
speranza (e la sua macchina da presa) proprio a Rowan Atkinson, viso-corpo-voce
in continuo turbinio ed ossessivamente incentrato nel quadro: Faccette tipiche
dell’icona, linguacce, smorfie - Cinema mono_focale
come negl’anni degli slaps,
con l’unica differenza che se ci accontentassimo di questo corpo-faccia
di Atkinson
(che continua e continuerà a farci ridere), probabilmente saremo rimasti in
casa ad accendere la televisione su un canale regionale in cerca
degl’episodi televisivi del Bean.
Al Cinema, in sala, nel buio, si pretende qualcosa di più di questa messa in
scena dejà vu. E quel che causa irritazione è proprio
il fatto che questa “qualcosa di più” ogni tanto si intravede pure,
ma non viene mai colta ad una potenziale elevata. Invece Bendelack (o chi per veci), masochisticamente, sembra sempre tagliare la testa
all’interesse proprio sul suo primo apparire, strappare le ali
esattamente pochi secondi prima di spiccare il volo.
Capiamo
tutti i rischi e le paure del trasporre al Cinema un personaggio così celebre
come Mr.Bean. Sappiamo che
ogni mossa rischia di diventare dannosa, e che le prerogative e le
responsabilità a cui rispondere sono ben elevate, in quanto sull’ago
della bilancia bisogna necessariamente e senza scampo riporre tutte le
aspettative extra-cinematografiche di chi il personaggio l’ha fruito da
anni, senza rischiare di deludere i fans mostrando
una facciata dissociativa del costume di Atkinson. Eppure,
nel momento stesso in cui un gruppo di persone, una comitiva, sceglie di
portare sul grande schermo un soggetto mondiale come Mr.Bean,
bisogna saper anche tirare fuori le palle, giocare col fuoco per allontanarsi
dall’inutilità, ovvero saper equilibrare il vecchio e il nuovo, il già
visto e la novità. Perché queste novità non sono un optional, ma un obbligo
artistico e morale per chiunque voglia cimentarsi nel Cinema,
in quanto un cambio di medium implica senza vie di fuga una sottoposizione del
soggetto allo stile (agli stili) della nuova mediazione contemplata.
Tutto questo crolla in Holiday,
dove pochi minuti dopo l’inizio della pellicola capiamo
immediatamente di essere in un giro senza ritorno, in un film che non assume
nessuna utilità se non nell’aver donato soldi ai suoi producers,
perché non presuppone nessuna valenza di interesse per un personaggio di cui
abbiamo saputo (sappiamo) già abbastanza. L’uso del tempo è quello episodistico (tantochè non ci saremmo meravigliati se tutto d’un
tratto fossero comparse le pubblicità ad interrompere la visione), che sceglie
il via vai di uno script senza un vero nucleo ma nient’altro che un
puzzle di gag senza fondamenta. Il risultato è un raffreddamento della fluidità
e della scorrevolezza, dove le idee si spengono pagina per pagina, fotogramma
per fotogramma. Vediamo Mr.Bean vagabondare con il
bambino, ed in fondo in fondo sogniamo di una rilettura modernistica e pop de Il Monello (le occasioni in tavola
c’erano tutte), ma più di un paio di schiaffetti
insensati non vediamo. Che dire poi del viaggio
meta-cinematografico con la figura del finto regista Carson
Clay (interpretato da Willem Dafoe), e il nostro Atkinson imbucato
prima nel set di un film, e poi dopo nientemeno che al Festival di Cannes?
Anche lì, prontamente, i possibili spunti di riflessione vengono
spenti proprio sul momento del loro accendersi.
E purtroppo la sola figura di Mr.Bean
non basta a dare ad un film la sua intera ragione d’esistenza. E nemmeno
le figurine che danno in omaggio ai bambini fuori dalla
sala.
Holiday non è
un film brutto. E’ invece molto peggio. E’ un film inutile. E il sottoscritto, dei film inutili, non sa proprio che cosa
farsene.
(10/04/07)