


MILLIONS
REGIA: Danny Boyle
CAST: Enzo Cilenti, Daisy Donovan
SCENEGGIATURA: Frank Cottrell
Boyce
A cura di Davide Ticchi
S. SOLDO
La famiglia inglese media edifica il proprio futuro in zone verdeggianti sino a
ieri solo soffiate dal vento, attraversate da qualche treno in corsa, troppo
veloce per rendersi conto di che aria tira in certe zone splendide. Proprio in
un area prima ricoperta di verde, viene costruita una piccola cittadina di
villette a schiera, con il loro posto macchina, e il generale obbligo di essere
felici. Obbligo a cui non si può ovviamente sottostare, perché il passato non
lo permette, perché guardarsi intorno è possibile, e perché i due fratellini,
che hanno appena perso la loro madre, viaggiano oltre le distese d’erba,
arrivano fino alle vie dei mendicanti... Il padre è un buon padre, che reprime
tutto il “mal di vivere” insieme all’autosuggestione di una
seconda possibilità, di un secondo amore che arriva con il sesso. Sembrerebbe
una famiglia allo sbando, che ha bisogno di trovare una destinazione (per
questo l’assidua presenza di treni in corsa?). La famiglia agogna un
nuovo status, e un dono dal cielo sembra indurla sulla retta via; infatti il
fratellino più piccolo, anche il più buono, segue con lo sguardo una valigia
piovere giù dal cielo, una valigia piena di dollari, tantissimi soldi, e
attribuisce a questo un dono celeste. Sarà compito suo e del fratello più
grande utilizzare i soldi nel miglior modo possibile, senza sprecarli ne far sapere
niente al padre, entro la settimana nella quale la Gran Bretagna passerà dalla
sterlina al nuovo euro.
Con Millions il regista inglese Danny Boyle ci vuole dare prova della sua completezza stilistica
e narrativa, nonché di una rapida maturità contenutistica, e questo gli riesce
ottimamente, entusiasmandoci non poco. Infatti il suo sesto film utilizza uno
stile incredibilmente cool, fatto di computer grafica
e movimenti di macchina attribuibili solo al virtuale, il tutto miscelato con
geometrica bravura. Danny Boyle
conferma di saper creare universi visionari ed irreali incredibilmente vicini a
ciò che la nostra realtà può essere a livello metaforico. Il merito va
soprattutto al regista, che sceglie una chiave narrativa e d’immagine
riconducibile solo a Tim Burton
ultimamente, e senza la solita pesante e ridondante morale presente nei film
della saga di Harry Potter.
Ciò però che grava maggiormente nella pellicola di Boyle
è proprio la magia (presente nei film appena citati), il contenuto onirico e
moralmente univoco che si ravvisa solo nell’ottica di stacco dalla
propria vita routinaria, o di confronto tra bene e
male altresì quasi per niente approfondito. Pecca in una sceneggiatura anche
troppo artificiosa, poco curante del contenuto vero e proprio che a conti fatti
si rivela scarso e prevedibile, come probabilmente la confusione rilevabile
nella seconda parte del film, che opacizza il buon “senso” e la
perfezione di stile ravvisabile nella prima parte. Sono quindi elementi di
rottura, o di morale riflettente, a vanificare per metà la forza positiva che
“Millions” esercita sullo spettatore, mettendolo a contatto con la
natura permissiva e buonista dei bambini, contro
quella buona o cattiva degli adulti. La dualità, la diversità
dell’individuo, come della stessa economia(!), portano il mondo ad essere
immagine distorta di se stessa, treno in corsa che muove vento ai suoi due
lati, seconda malevola possibilità di alter ego. Non a caso i due fratelli sono
diversi in quanto a carattere, legati a simulacri di entità completamente
differenti, ma soprattutto a materialità contrastanti, come il computer del
fratello maggiore, e la casa di cartone nel prato di quello minore.
Splendide sequenze panoramiche di prati come sogni, l’uso e la scelta
inconfondibile delle musiche, già apprezzata in Trainspotting,
ed il montaggio curato da Chris Gill
(28 giorni dopo), tra i più ritmati e riusciti degli ultimi dieci anni.
Peccato solo per la mancanza di un adeguata miscela magica, fagocitata da uno
stile così appariscente e bello, da risultare anche troppo invadente e
“speculativo”.
(28/04/05)