MEMORIES OF MURDER

REGIA
: Joon Ho Bong
CAST: Kang Ho Song, Sang Kyung Kim, Roe Ha Kim
SCENEGGIATURA: Joon Ho Bong, Kwang Rim Kim
ANNO: 2003


A cura di Andrea Magagnato

FAR EAST FILM FESTIVAL 05’ REPORT: THRILLER NOIR KOREANO

Quello di Memories of Murder è stato un gradito ritorno in Italia.
Dopo aver vinto il premio per la sceneggiatura al Torino Film Festival del 2003, il film è riproposto ad Udine come omaggio al suo direttore della fotografia: Kim Hyung-gu.
Il film è stato uno dei più grandi successi coreani degl’ultimi anni, in grado di ottenere apprezzamenti da parte di pubblico e critica, sia in patria che all’estero.
Tratto da una storia vera, quella del più grande serial killer coreano, la pellicola può vantare una sceneggiatura assolutamente straordinaria in grado si miscelare armonicamente tra loro thriller, humour e denuncia sociale.
La storia è ambientata nella Korea del sud degl’anni 80’, in un periodo storico dove censura e repressione erano problemi attualissimi e dove i metodi utilizzati dalla polizia negli interrogatori erano tutt’altro che civili. E’ questo il periodo storico fotografato splendidamente dallo script e dall’ottima regia di Bong Joon-ho premiato in patria come miglior regista proprio nel 2003.
Ci troviamo nella provincia di Gyunggi, nel 1986. Una ragazza è trovata morta dopo essere stata stuprata e strangolata; Ad occuparsi del caso saranno un gruppo di poliziotti di provincia capitanati dal detective di Pank Doo-man e il collega Seo Tae-yoon, detective più riflessivo arrivato per l’occasione da Seul . Presto ci si accorgerà che l’omicida non è occasionale ma un ben più pericoloso serial killer attento a portare a termine, per ogni omicidio, lo stesso macabro rituale.
Gli indiziati non sono molti e chiudere il caso in fretta è uno degli obiettivi primari dei poliziotti di provincia, disposti a servirsi della violenza pur di ottenere una confessione e guadagnarsi così una bella foto in prima pagina con tutti gli onori che ne derivano.
La pista giusta sembra però quella del più dubbioso, meticoloso e acuto detective di città…
Il film ha un approccio decisamente intelligente ai temi in gioco spaziando elegantemente dalle situazioni grottesche al dramma, alla comicità involontaria.
Involontaria perché, secondo la confessione fatta dal regista a Torino nel 2003, le scene in cui il pubblico rideva e che potevano sembrare alquanto paradossali o forzate arrivavano in realtà da un lungo e massacrante lavoro di raccolta e documentazione da parte degli sceneggiatori. Situazioni assolutamente fedeli alla realtà dei fatti che riproposte oggi non possono che strappare qualche risata (ad esempio la scena in cui il detective di provincia Pank si apposta nella sauna in cerca di sospettati privi di peli pubici…).
Il prodotto finale è quindi atipico, un film che sa essere insieme una commedia nera, un documento storico e, soprattutto, un bel thriller rompicapo magistralmente interpretato, con un finale assolutamente imprevedibile, soprattutto per quegli occidentali assuefati dai prodotti fratelli amabilmente confezionati da mamma Hollywood, e non solo lei.

(12/06/05)

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