


MANUALE D’AMORE
REGIA: Giovanni Veronesi
CAST: Sergio Rubini, Margherita Buy, Silvio Muccino
SCENEGGIATURA: Giovanni Veronesi, Ugo Chiti
A cura di Claudia Scopino
BIGNAMI D’AMORE
Da
un’idea di Vincenzo Cerami, una commedia all’italiana secondo
tradizione, strutturata in quattro episodi e interpretata da numerose star
nostrane. Veronesi ironizza e diverte, viaggiando sui
binari dell’amore, secondo le quattro fasi più tipiche:
L’Innamoramento, La Crisi, Il Tradimento e L’Abbandono. Il tutto
affidato all’estro dei suoi interpreti, tra un Muccino
ormai condannato a portare sullo schermo il solito personaggio sfigato, un Verdone ritrovato malinconico ed esilarante, una
Littizzetto di ispirazione sempre televisiva e una
ex-coppia come la Buy e Rubini che si cita addosso,
annoiata e in depressione. Dopo l’esperimento generazionale con Che ne
sarà di noi (un groviglio di luoghi comuni e dialoghi agghiaccianti) e i
fallimenti di genere di Streghe Verso Nord e Il mio west, Veronesi tenta finalmente la strada giusta, quella della commedia
lieve, non esclusa da cliché amorosi ma che riutilizza a proprio favore,
facendo partecipare attivamente lo spettatore nel processo di identificazione,
non sdegnando quindi sguardi in macchina divertiti e pensieri interiori che ci
spiegano di tutto e di più. Perché certo, qui niente viene
lasciato al caso, tutto viene perfettamente esposto, senza amore per
l’essenzialità e la profondità. Non è l’immagine a narrare, ma la
stessa parola o la situazione, e in questo caso non è necessariamente un
difetto. Si corre sulla superficialità e le banalità, tra gli innamorati che si
dicono “Amorino chiudi la finestrina” e il marito che tradisce la
moglie con l’amica, la coppia in crisi che resuscita con una notte allo
sbando e un uomo abbandonato che si crogiola nella sua infelicità. Ma il lato positivo di Manuale d’amore è che è consapevole di
tutto questo, di non essere un grande film, ma semplicemente un piccolo cerchio
amoroso che vuole raccontare i sentimenti e la perdita di essi e pungere tutte
quelle azioni che quando siamo innamorati è inevitabile compiere (Muccino ridicolo e ossessionato, Verdone insistente). Non
una sceneggiatura di ferro, ma un canovaccio di battute e situazioni spiritose,
che fanno ridere proprio perché strutturate in modo da
far riconoscere gli spettatori nei protagonisti, perché, in fondo, chi non si è
mai comportato come Muccino pur di raggiungere
l’oggetto del desiderio? O si è trovato in una
relazione senza via d’uscita? O ancora è stato
tradito dall’amato? E, naturalmente, chi di noi
non è stato abbandonato? Si gioca quindi sul facile, ma la struttura ad episodi
è fresca e briosa, il ritmo cade difficilmente e la presenza di Veronesi,
divertito e divertente, ironico e ironizzante, si avverte tramite le scelte di
regia, come appunto gli sguardi in macchina, la coralità della storia, i
personaggi che s’incontrano e formano un cerchio, uno sguardo che giudica
i personaggi e sembra dirci quanto l’amore ci può far uscire di testa.
Poi è chiaro che siamo in un film, per giunta una commedia, buonista
e allegra pur nelle incursioni tragicomiche, e allora è inevitabile che ognuna
delle quattro storie finisca felicemente, con coppie consolidate, coppie che si
ritrovano e nuove coppie che si formano. Sapendo probabilmente che nella vita
raramente c’è un lieto fine.
(05/04/05)