
MAD DETECTIVE
REGIA: Johnny To, Wai Ka Fai
SCENEGGIATURA: Wai Ka Fai, Kin Yee Au
CAST: Gordon Lam, Andy On, Kelly Lin
ANNO: 2007
A cura di Nicola Cupperi
VENEZIA 07’: OH, JOHNNY!
Fra i più consolidati
successi editoriali in Francia c'è quello di Fred Vargas, scrittrice per ventun giorni all'anno, che ha
creato il fortunatissimo personaggio del commissario della omicidi Jean-Baptiste Adamsberg, uno
"spalatore di nuvole", un detective che investiga coi sentimenti, con
l'intuito e col cuore più che con il cervello o i freddi dati. E' improbabile
che Johnny To e il compagnuccio Wai Ka Fai abbiano avuto il piacere di sfogliare un libro
della Vargas;
fatto sta che i due, che ritornano alla co regia dopo
Love on A Diet,
Fulltime Killer, Fat Choi Spirit e Running on Karma (ovveri
i peggiori film del To),
danno vita a un personaggio - Bun,
il Mad detective, il detective pazzo del titolo- che
è un vero e proprio "spalatore di nuvole". Ma
se Adamsberg, nel suo essere strambo, rimane nei
limiti della sanità mentale (concetto piuttosto vago e aleatorio per altro), Bun, interpretato dal veterano di mille battaglie Lau Ching-Wan
(visto anche nel convulso The Shopaholics, diretto proprio da Wai Ka Fai), è totalmente pazzo. Oltre alla
patina esterna, che mostra un ometto con gli occhi a palla, l'andatura sbilenca
e i pantaloni troppi corti, anche scavando a fondo in Bun
si trova solo pazzia. Il suo continuare a vedere la moglie che da tempo lo ha abbandonato, il suo tentare in tutti i modi
di scoprire il colpevole immedesimandosi nella vittima e la sua singolare
capacità di riconoscere, al primo sguardo, tutte le svariate personalità, tutti
i fantasmi che convivono in una stessa persona.
Così capita che, cinque anni dopo essere stato espulso dalla polizia per aver
donato come regalo di pensionamento al suo capo il proprio orecchio destro, Bun venga contattato da un
giovane, bello, aitante, sano di mente e ambizioso detective di nome Ho (il
muscolare semi esordiente Andrew On, che
fortunatamente non fa danni) per aiutarlo a risolvere un caso che in 18 mesi di
indagini è ancora disperso in alto mare.
Capita che Bun, ovviamente direi, nella sua pazzia mantenga la prora dritta sulla sua rotta di stramberie,
trascinando con sè Ho e lo spettatore, totalmente
confusi e sballottati.
E capita che il buon Johnny To, con la complicità dell'amico Wai Ka Fai,
decida che, paradossalmente, la sua posizione è talmente sicura da potergli
permettere di sperimentare. Andiamo con calma. I più attenti sapranno che da un decina d'anni To e Ka Fai hanno raggiunto lo scopo cui tanti
registi ambiscono: la completa indipendenza. Fondando la propria casa di
produzione i due si sono sbarazzati di un fastidioso intermediario, il
produttore, e di un fastidioso ostacolo alla completa libertà artistica. Grandi
successi, uno dietro l'altro, hanno consolidato la posizione della Milky Way, questo il nome della casa di
produzione. Quindi, da un po' di tempo a questa parte,
Johnny ha
deciso che è tempo di sdoppiarsi. Le scenografie imbastite per le riprese,
durante il giorno fungono da set per il film ad alto budget, con grandi pretese commerciali, insomma per la pellicola che farà
tintinnare le casse. Di notte il sonnambulo
To si ripresenta sullo stesso set per dare vita a
lavori a basso costo, più rischiosi a livello commerciale e più arditi (nei
limiti concessi a un regista dallo spirito commerciale
come in fondo è Johnny To) a livello
cinematografico. Queste marachelle notturne sono state la causa di PTU e di questo Mad detective. Niente male. Niente male se pensiamo
che PTU rimane uno dei capolavori del
regista honkonghese nella sua cupezza e nel ruolo
predominante e fatalista che dà al destino. E niente
male se pensiamo che questo Mad Detective è un
gran film, che scherza con lo spettatore, anche il più sgamato,
tenendolo al guinzaglio e portandolo dove più gli aggrada. Un film dove Jonnhy To, magari
mitigato anche dalla co regia di Wa Ka Fai, tiene a bada il suo impeto
manieristico per dare sfogo a una regia più
funzionale, che segua da vicino la bella sceneggiatura e che non la preceda con
splendide evoluzioni. Un film bello anche perchè racconta una storia bella, e la racconta in un bel modo,
come aggrada agli amici positivisti: la storia di un pazzo neanche per un
secondo fintamente pazzo, e la storia di un uomo sano di mente e della sua
incipiente pazzia.
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