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LOVE OF SIAM

REGIA: Chookiat Sakveerakul
SCENEGGIATURA: Chookiat Sakveerakul
CAST: Witwisit Hiranyawongkul, Mario Maurer, Sinjai Plengpanit
ANNO: 2007


A cura di Pierre Hombrebueno

FAR EAST FILM FESTIVAL 08’:
APPUNTI MENTALI SU LOVE OF SIAM DI CHOOKIAT SAKVEERAKUL
AKA: DRY YOUR EYES, CAUSE SOULMATES NEVER DIE
AKA: PERCHE’ NON RIUSCIRE A STARE INSIEME, NON SIGNIFICA NECESSARIAMENTE NON AMARSI
AKA: SIAMO IMMATURI, E QUINDI CREDIAMO NELL’AMORE


Cominciamo da quel meraviglioso incipit, di un'eleganza classicista che però nasconde dentro di i pianti assopiti destinati a diventare immediatamente fantasmatici
. La macchina da presa è lievissima nel suo avvicinarsi pian piano ai personaggi, delineando questa quiete che sarà necessariamente il passato, il ricordo che ha costruito (che costruirà) l'intreccio successivo nel suo revolversi frammento altro, pezzo di nuvola che sta tra sogno e memoria, in stasi ma ancora per poco.
Qualcosa cambia: un dramma famigliare in agguato, e lo sbocciare di un'amicizia troppo forte e troppo importante che sappiamo diventerà qualcosa di più. Ma per ora ci si dice (tra il nulla e l’)addio, dentro una macchina in partenza mentre l'occhio della cinepresa riprende un bambino che in lontananza si asciuga le lacrime.

Partono i titoli di testa, ed è quasi maestoso: siamo già in medias res, perchè in Love of Siam il fulcro (la sparizione della figlia e l'amicizia fra i due protagonisti) non è punto d'arrivo ma punto di partenza, da cui si dilateranno gli oltre 150 minuti di proiezione. Non è un film a spirale, a climax, ma un espandersi lieve in un cerchio già prescritto, un evocare sensi ed emozioni, immagini che si abbracceranno nell'immedesimazione collettiva e nell'ipnosi subconsciale.
Il sapore è zucchero ma tinto di agro, quasi come un Eternal summer con venatiche pop, e quindi, immediatamente più naif ed innocente. E' un auto-interrogarsi sui propri sentimenti, tra flussi di coscienza, dialoghi, e un piangersi quasi catartico dettato dalla confusione di un sentimento così fottutamente imprendibile, visto da occhi che ancora non hanno vissuto abbastanza da riuscire a tenere la giusta distanza. Così narcotico, fuori bersaglio, dove le parole non bastano più, e allora si ricorre all'unica forma possibile di sincerità espressiva che nel contempo tenga una barriera tra stessi e il proprio alter-ego: la trasfigurazione in musica. In Love of Siam le dichiarazioni d'amore diventano note musicali, accompagnate da campi-controcampi di sguardi che evidenziano ed enfatizzano il comunicare affetto e dolcezza fra i due protagonisti. Sakveerakul li ama, e delinea i quadri quasi con imbarazzo, nascondendosi per non invadere troppo l'intimità che ha saputo creare; allora, il bacio fra i due deve necessariamente essere inquadrata in campo e non col classico primo piano, perchè se la macchina da presa osasse avvicinarsi oltre, si rovinerebbe l’aura evocativa che un'immagine così bella trasmette, la presa di coscienza ma anche la paura del dopo, del cosa succederà, ora che è tutto cambiato. Aka: la fragilità.

La fragilità che si fa forza (o la forza che si fa fragilità), dall’oggetto narrante al soggetto narratore: è tutto interiormente tremante (le magiche farfalle allo stomaco che fanno così melanconicamente teenager), dai personaggi allo stesso regista; si percepisce una totale simbiosi nel progetto, che se da una parte provoca passione, dall’altra annulla il distacco tra artista e opera, stando dunque in bilico tra Capolavoro ed Errore, Verità ed Artificio: Sakveerakul ama troppo il suo film, ed in quanto ama troppo il suo film, non riesce a controllarlo totalmente.
Allora si, Love of Siam ha momenti di altissimo Cinema, ma spesso e volentieri esplicita ciò che è il divario tra una sceneggiatura così perfetta e lucida, ed una regia che sente così profondamente ciò che narra tanto da farsi sovraprendere da certe soluzioni immature seppur istintivamente immediate.
Forse il dramma famigliare doveva essere momentaneamente inscatolato per un altro film, affinché la concentrazione ricada unicamente sui due ragazzi, un universo già auto-sufficiente per la costruzione dell’opera.
Forse il regista non ha nemmeno la necessaria maturità per dirigere i suoi attori, che spesso e volentieri sembrano più modelli mono-facciali che altro.
Infine, non riusciamo nemmeno ad immaginare cosa sarebbe stato di questo film se Sakveerakul avesse saputo cosa sia il rock n’ roll (e qui parte una digressione mentale di una storia alla Isao Yukisada sceneggiata da Wong Kar Wai e diretta da Shunji Iwai).
Allora confermiamo anche noi quanto si è criticato di Love of Siam: La regia non sempre è all'altezza della sceneggiatura. Eppure, in questo caso, i ruoli di regista e sceneggiatore sono entrambi ricoperti dalla stessa persona, e qualcosa di queste immagini, magnetiche seppur borderline, continua ad essere immagazzinata nel nostro archivio cinefilico. Dall’altro sguardo empatico, ciò che dovrebbe essere la pecca del film è in verità nient’altro che condizione necessaria per la riuscita di un’operazione come questa. Perché Love of Siam parla d’amore (quello fra i due ragazzi, quello dei genitori verso la figlia scomparsa, e non per ultimo, quello non corrisposto della vicina di casa), e l’amore, il suo essere interpretato, può essere perfettamente lucido solamente sulla carta (sceneggiatura), mentre trasposto in azione (regia) diventa spontaneamente incontrollabile. Che è un po’ come quando scriviamo una bellissima lettera d’amore dove ogni cazzo di singola parola sta al posto giusto, ma nel momento di leggerlo davanti alla nostra amata, ci intrippiamo, per il semplice motivo che siamo innamorati, e quindi, irrevocabilmente confusi, per non dire contradditori.
In Love of Siam non è tanto giusto ed opportuno parlare di errori sintattici o superficialità registica in certe scene, bensì di semplice spontaneità impressionistica, che a dire il vero è anche la prima condizione che chiediamo di un film d’amore che cerchi di parlare nella maniera più sincera ed umana possibile.

Il regista sarà anche un po’ illucido, ma questo solo perché è innamorato.

Se Love of Siam fosse stato un film perfetto in tutto e per tutto, allora avremmo cominciato a dubitare di questo amore.

(04/05/08)

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