LORELEI: THE WITCH OF THE PACIFIC OCEAN

REGIA: Higuchi Shinji
SCENEGGIATURA: Satoshi Suzuki
CAST: Yakusho Koji, Satoshi Tsumabuki, Yanagida Tosjiro


A cura di Alessandro Tavola

FAR EAST FILM FESTIVAL 05’ REPORT: RIVALUTIAMO PEARL HARBOUR

Tutti conosciamo i cari amati/odiati blockbuster americani: contesto storico abbastanza distaccato dal presente, qualche personaggio preconfezionato con la facciotta di qualcuno famoso, avvenimenti che hanno avuto luogo nella realtà che vengono estremizzate semplificate e piene di anacronismi, budget massiccio trasudante da ogni singola immagine ed elemento. A volte il risultato è non male come in Master & Commander di Peter Weir, molto spesso invece è una porcata come nel caso di Pearl Harbour, e con Lorelei ci avviciniamo molto a questo secondo caso.
Il Giappone, in contemporanea a farsi fregare film, soggetti e registi dagli USA, tenta la strada del kolossal storico patriottico tipicamente statunitense, in un film così pieno di contraddizioni e contrasti, soprattutto tecnici, da risultare totalmente deludente.
Ecco il contesto storico goliardico, e subito dai titoli di testa rimpiangiamo Tora! Tora! Tora!, la vicenda si snoda a bordo di un sottomarino nazi-nipponico negli ultimi giorni della Seconda Guerra Mondiale e il tutto si va a sovrapporre a film come U-571 in un susseguirsi di situazioni dai dialoghi liofilizzati, tipicamente spirituali e patriottici, sentiti e risentiti decine di volte come quelli di We were soldiers; i classici sentimenti buoni per lo spettatore della domenica, che sarebbero tuttavia sopportabili se dall’altro lato ci fossero non favolosi, ma almeno decenti effetti speciali dall’impatto spettacolare (uno dei pochi motivi per i quali ci si ritrova a vedere film del genere solitamente, almeno per il pubblico medio), ma qui il budget è quello che è, e il massimo che riescono a suscitare è un ghigno derisorio visto che ci troviamo di fronte a sottomarini, oceani ed esplosioni molto più vicini ai filmati in CG dei vecchi giochi playstation che sfigurerebbero di fronte a vecchi modellini o effetti d’epoca spartani.
Regia anonima priva di forza visiva, puramente di supporto ai dialoghi e alle solite recitazioni prive di espressività il cui unico scopo è reggere la tela al collaudato schema contestualizzazione-decisione-confronto finale.
Con Lorelei ci troviamo di fronte ad una proletaria imitazione quasi sminuente di un genere già banale.
E come se non bastasse, la strega del titolo, che sarebbe una ragazza dai misteriosi poteri in grado di fornire energia al sottomarino, fornisce quello spiraglio di fantascienza che risulta essere totalmente fuori luogo coi suoi totali rimandi visivi a ben altri film come Ghost in a shell tra tute in lattice e radar tridimensionali…
Magari oggi, in Giappone, poter fare un film del genere assume anche un certo significato, ma il risultato è totalmente il contrario del brillante.

(19/05/05)