

LETTER FROM AN UNKNOWN WOMAN
REGIA: Xu Jinglei
CAST: Xu Jinglei, Jiang Wen, Li
nYuan
SCENEGGIATURA: Xu Jinglei
A cura di Andrea Magagnato
FAR EAST FILM FESTIVAL 05’
REPORT: XU JINGLEI RILEGGE ZWEIG
La regista e attrice
Xu Jinglei era una degl’ospiti più attesi a questa edizione del Far East Festival. C’era una grande
curiosità intorno a questo film d’autore cinese, un po’ perché si
credeva che la Cina una volta avvicinatasi al modello di cinema Hollywoodiano
fatto di grandi mezzi tecnici e star nazionali non fosse più in grado di
esprimersi in maniera significativa in direzione autoriale,
sia perchè proprio questa direzione sembrava ormai
fossilizzata nel solito vecchio sentimentalismo a causa di una censura ancora
bigotta e intransigente.
I sentimenti e la forte impronta romantica rimangono
ma il modo in cui sono tratteggiati dalla mano femminile (non femminista, tiene
a specificare lei stessa) di Xu Jinglei
è più che mai efficace.
La trentenne regista, sceneggiatrice, attrice e produttrice dei suoi film si
butta in questo suo secondo lavoro nel tentativo di riproporre
una novella europea di Stefan Zweig
già portata sullo schermo anni fa da Ophuls, sorretta
da una superba fotografia in grado di eternare, congelare con sontuosa eleganza
le diverse realtà di una Cina passata.
Il fulcro del racconto è l’amore tormentato perché non corrisposto tra
una ragazzina e uno scrittore. Una infatuazione che
con il passare degl’anni si trasforma in un amore puro e quasi platonico
da parte di lei. Il tempo li dividerà, ma sebbene i corpi non si incontrino, la mente di lei continua a vagare alla
ricerca ossessionata del ricordo di lui.
Ad ogni compleanno di lui, la donna invia puntualmente un mazzo di rose
bianche, a ricordare un momento preciso del loro incontro, e una lettera
anonima. Una donna cosciente dell’impossibilità di un
amore non corrisposto che dichiara la sua rassegnazione e che chiede solamente
di essere ricordata. Il destino li farà ancora incontrare ma un certo
alone di pessimismo, seppur raffinato, chiuderà la vicenda.
Visivamente il film è un mezzo capolavoro, sia grazie alla già citata fotografia
sia per un o sguardo elegante e silenzioso della giovane regista. Movimenti
lenti, ampi, morbidi descrivono gli spazi intimi che racchiudono la vita e il
sentimento della protagonista.
La voce fuori campo, che traduce i movimenti interiori di lei, inizialmente
sembra voler portare via il lavoro alle immagini, poi si fa via via meno invadente lasciando ai silenzi il tempo giusto per
concretizzarsi e liberare lo spazio al ricordo.
Un film lento e delicato che descrive una storia amara, triste ma più che mai
sentita.
(08/05/05)