


INTRAMONTABILE EFFERVESCENZA
REGIA: Marcos Carnevale
SCENEGGIATURA: Marcos Carnevale, Marcela
Guerty, Lily Ann Martin
CAST: Manuel Alexandre, China Zorrilla,
Blanca Portillo
ANNO: 2005
A cura di Davide Ticchi
VOGLIAMO LASCIARCI VIVERE!
Che male c’è a rappresentare un ancien amour fou
tra due anime sul ciglio della morte, ancora aggrappate ad un paio d’ali
decrepite e pacchiane, in grado di librarle oltre tutte le bigotterie degli
amori di mezza età?
C’è che l’involucro e la sostanzialità di
questo amore nuociono alla pandan
estetico-cinestetica fruttata dalla monocorde riproposizione di giovani invaghimenti
e tradimenti catastali, senza la benché minima traccia di evoluzione
prospettica di quanto l’amore possa essere “indice di
profondità”, cui siamo abituati. Purtroppo l’esteriorità, e la sua
conseguente classificazione umana, cronologicamente discriminante, conduce al
porre come premessa maggiore l’aggettivazione ancien, piuttosto che la
primissima materia di uno splendido e sognante amour fou.
Ma con un po’ di pazienza, pacatezza dello sguardo, si può giungere alla
scoperta della fondatezza di un amore non casuale, ma necessario; per la sempreverde
vitalità di Elsa, un’energica China Zorrilla,
e per la ritrovata voglia di vivere del neo-vedovo Fred,
compatto Manuel Alexandre.
Insieme, i due poli opposti si attraggono, fino a far riavvampare
la fiamma della passione, fino a prendersi una rivincita senza tempo, detemporalizzata anzi, sulla realtà vigile e insincera che
li circonda. E icone di questi due termini nel film sono proprio la famiglia di
Fred, che si rende conto troppo
tardi delle velleità di libertà e genuinità del nonno.
Specchio della ritrovata pudicizia di una generazione
invisibile, che ha sofferto, cresciuto la prole fino a vedersela strappare di
mano dall’ingorda società del benessere, e che ora torna a pensare ai
propri bisogni, ormai rassegnata. Ma senza aver perso
quella sana voglia di vivere che mantiene alta la guardia nei confronti delle
piccole emozioni, che sono condimento della vita, necessarie a sconfiggere la
qui spesso citata ipocondria, e a godersi i conviviali momenti che la giornata
riserva. Infatti tutto nasce da questi, un
caffè od un grappino insieme al vicino di pianerottolo e la scoperta che con Fred tutto può funzionare, che anche le bugie cui è solita
concedersi Elsa da lui verranno perdonate, con un sorriso.
Una storia intima, piccola e distesa nella sua catartica ora
e mezza di durata, cartina al tornasole di un cinema vivo e vegeto, con qualche
acciacco puramente economico che fa anzi accrescerne l’impegno della
manifattura. Un impegno, oltretutto, di profondo amore verso il cinema,
manifesto dedicatario di un’opera che non ha timore di citare e rifarsi
espressamente ad una pietra angolare della sua storia e del sentimento, quale è a tutt’oggi: La dolce vita di Federico Fellini.
Con linguaggio semplice, Marcos Carnevale, come Carlos Sorin (Piccole storie, Bombón – El perro), coniuga l’ormai arricchita esperienza
cinematografica spagnola con la difficile realtà produttiva argentina, che
trova ancora una volta, grazie a questo Intramontabile
effervescenza, nuova forza di vivere.
(20/02/07)