IN GOOD COMPANY

REGIA: Paul Weitz
CAST: Dennis Quaid, Scarlett Johansson, Topher Grace
SCENEGGIATURA: Paul Weitz


A cura di Andrea Magagnato

“ABOUT A GIRL”

Va bene, lo ammetto: sono pazzo di Scarlett Johansson. Sarà per quell’aura da eterna adolescente dolce e ingenua ma allo stesso tempo da icona tremendamente sexy. Sarà per l’irresistibile sorriso disegnato da quelle due labbra carnose rigorosamente lucide di lipgloss.
Scarlett Johansson è anche e soprattutto un’ottima attrice, la più promettente tra le giovani hollywoodiane, e non solo, che ha il merito di non essersi bruciata subito in qualche teen-movie di serie B. Presto la vedremo diretta da De Palma e Allen , indiscrezioni parlano anche di una sua futura regia in un horror. Vedremo, quello che è certo è che non sembra sbagliare un colpo.
“E’ arrivato il momento”, pensavo tra me e me mentre mi recavo al cinema…è arrivato il momento in cui avrei dovuto vedere il suo talento sciupato in una commediola romantica, magari sdolcinata e farcita di una facile quanto insipida morale, affiancata al belloccio di turno mentre sale all’altare nell’happy end che non avrei mai voluto vedere.
Avevo commesso un’enorme leggerezza…non avevo ancora messo a fuoco il nome di Paul Weitz.
E’ si, il più delle volte darei ragione a chi dice che la filmografia precedente del regista conta poco o nulla sulla maturazione delle aspettative riguardo al film. In realtà, se mi fossi ricordato prima dei titoli di testa che il regista era il medesimo della più arguta ed intelligente commedia del 2002, sarei sicuramente entrato nella sala più tranquillo e rilassato.
Paul Weitz aveva diretto, insieme al fratello, l’ottimo About a boy ed era riuscito a tirar fuori anche da Hugh“faccia di gomma”Grant un’interpretazione degna di lode.
Niente miele e retorica esasperata quindi ma una sottile ed intelligente critica ad un problema più o meno attuale negli Stati Uniti, proprio come nel precedente lavoro, messa in scena con una leggerezza ed una eleganza che sembrano divenute colonne portanti della sua commedia.
Quaid è il padre di famiglia e onesto lavoratore, un po’ il modello dell’americano medio, che si occupa di marketing per una rivista sportiva di New York e si trova improvvisamente a fare i conti con una serie di problemi più o meno imprevisti che insidiano la sua tranquilla vita familiare e lavorativa. Un bambino in arrivo, una figlia che cresce e un nuovo boss poco più che ventenne. Proprio quest’ultimo sarà partecipe di una furtiva storia d’amore con la bella Alex, la figlia con la passione del tennis che se ne va di casa per il college.
La realtà affrontata in maniera più diretta è però quella del mondo imprenditoriale americano che troppo spesso si affida ad una politica giovanile, quindi immatura e spaesata, senza farsi scrupoli nei tagli al personale o nelle facili promozioni, dove la meritocrazia conta davvero poco.
Tutto ciò non poteva che passare con un humor sempre calibrato, Weitz lo dosa quanto basta ad alleggerire il tema senza mai scadere nell’esagerazione o nella plateale demenzialità del suo primo America Pie (che preferiamo archiviare come incidente di percorso).
Anche questa volta, come in About a boy, la sottile vena di umorismo passa soprattutto per le espressioni e le reazioni esilaranti del protagonista, un ottimo Dennis Quaid che ci regala delle facce memorabili, e non da gag studiate a tavolino
Una rivelazione il giovane Topher Grace (nuovo Tobey Maguire), una conferma Scarlett Johansson, cameo anche per Malcom McDowell.
Ma torniamo al tema. Una commedia intelligente resta pur sempre una commedia e ha quindi una certa linea da seguire che è appunto quella della spensieratezza, della leggerezza e naturalmente dei buoni sentimenti. Come arrivarci aggirando facili cliché e sentimentalismo lo sa bene Weitz che non si ferma ad indugiare nel rapporto amoroso tra Alex e il giovane boss; non ne fa una questione di cuore e gelosia paterna, ma preferisce servirsene per arrivare ad altre conclusioni: la necessità dell’uomo di costruire la propria identità, nonché felicità, un tassello alla volta, senza ingordigia o controproducenti scorciatoie nella vita come nell’amore, senza mai accontentarsi del proprio bagaglio di esperienze.
Una morale spicciola forse, ma quando ci si arriva indirettamente, con una buona dose di sorpresa e con una certa eleganza, ben venga.

(02/04/05)