



IL MIO NUOVO STRANO FIDANZATO
REGIA: Teresa De Pelegrì, Dominic
Harari
CAST: Norma Aleandro, Guillermo Toledo, Maria Botto
SCENEGGIATURA: Teresa Pelegri, Dominic
Harari
ANNO: 2004
A cura di Davide Ticchi
PAPERELLA SATYRICON
Continua l’impegno satirico del cinema spagnolo più esplicitamente
comico, che dopo l’ottimo Crimen perfecto torna a sondare i suoli più coloriti dello
stereotipo umano e contestuale. L’uomo rapportato al suo
ambiente ostile per mezzo della situazione, solo così la coppia di registi
trova il giusto slancio verso trovate comiche davvero spassose, e verso altre
molto meno riuscite che basano molto, troppo sull’evidenza comica, sulla
situazione stessa rimasticandola. Così da un
esilarante sequenza di comicità meramente demenziale, si cerca di
costruire un surplus strutturale che porta alla commedia artificiosa, fatta di
luoghi comuni del cinema drammatico o thriller, resi schiavi di un ironia fin
troppo paradossale e lontana. La struttura del film non favorisce poi certo la
creatività e l’apertura all’immagine, ma la occlude in un
determinato ambito familiare che non concede nient’altro che satira in
ambienti rigorosamente interni. E per metà film il ritmo e le trovate grottesche
sono perfettamente riuscite, forse perché giustappunto
inserite nel contesto, e perché supportate da un attore come Guillermo Toledo che in questo genere di film sembra
inarrivabile. Fatto sta che non appena si abbandona la satira familiare, quella
di Parenti serpenti e perché no, di Crimen perfecto, il film della Pelegrì e
della Harari imbocca il
tortuoso sentiero della morale comica, sul tradimento, la prostituzione, la
prostrazione, i credo e la morte. Tutti ingredienti che vengono
ghiacciati in un solido cubo di minestra congelata, e che non portano ad altro
che ad una crescente carenza di trovate comiche, compensate però da arguzie di
vario genere.
Così Raffi deve andare a conoscere i parenti di lei.
Entrato nella casa di Leni verrà risucchiato in un
turbinio di pazzi furiosi, ebrei ortodossi, bambine incinte, e paperelle inferme. Solo lui saprà come complicarsi la vita
ulteriormente.
Da un plot sostanzialmente elementare e comunque già
visto, non si poteva pretendere che ne scaturisse una commedia della vita e
delle parti originale, genere a cui si è già assistito in vari scorci filmici
che vanno da Fellini a Monicelli.
Ma diversamente qui l’intero film è basato sul grande equivoco familiare,
dell’amore e di cosa occorra sapere e sopportare
prima di metterlo in pratica. La goffaggine, la distrazione e la latitanza,
creano un cerchio caratteriale e somatico unicamente atto alla creazione di gag
e satira, che funziona, non c’è che dire. In seguito Il mio nuovo strano
fidanzato si rifugia nell’etica, nella politica e nella religione,
spegnendosi poco a poco. Anche se non lasciandoci delusi per una graffiante e quanto mai condivisibile illazione finale:
“Io sono palestinese. Tu sei ebrea. Nessuno è perfetto!”.
(20/06/05)