HOLOCAUST 2000

REGIA: Alberto De Martino
SCENEGGIATURA: Michael Robson, Sergio Donati, Alberto De Martino
CAST: Kirk Douglas, Agostina Belli, Simon Ward
ANNO: 1977


A cura di Davide Ticchi

JOE D’AMATO HORROR FEST 07’: L’OTTAVO MOSTRO DELL’APOCALISSE

Cortei manifestanti a sfavore della realizzazione di una centrale termonucleare dalle dimensioni straordinarie inneggiano al futuro dei propri figli, come drappo da non smettere mai in virtù della loro stessa sopravvivenza. L’uomo moderno non chiede molto ai suoi governatori con in mano il progresso e il disgrego dell’umanità intera, domanda soltanto di poterci essere, rappresentato dagli eredi di un sommo bene quale è la vita. Ma altri fini e interessi soggiacciono i di noi supremi capi, dotati di potere pressoché “mostruoso” a dispetto dei miseri strumenti di affermazione che ci sono garantiti.
Una protesta fintanto moderata e fatua per riguardare una causa di interesse e sicurezza mondiale è sostenuta così, lungo tutto il film, nei pressi di Robert Caine, ricchissimo magnate dell’energia termonucleare, quivi interpretato dalla prestanza monouso di Kirk Douglas. Al cui battagliare deforme e sproporzionato, dovuto in gran parte a demeriti registici, si oppone la glaciale solidità di un piano inarrestabile come il progresso. Manovrato prima da un Caine fiero dell’apporto personale fornito all’umana crescita scientifica, poi reso partecipe, in modo suggestivo quanto farraginoso, della verità rivelata, spirituale, cui alla scienza mai potrà sottomettersi la nostra natura trascendente, che gli imporrà di assistere allo spettacolo mortuario della venuta di un anticristo sterminatore. Di cui è in realtà egli stesso generatore, in quanto a volere più di chiunque altro la costruzione del nuovo grandioso impianto è suo figlio Angel, redditizio, imperturbabile Simon Ward, che non batte ciglio neppure quando c’è da dichiarare il fallimento del padre.
Colpi bassi, morti sovrannaturali e molti altri coup de théâtre incalzano il ritmo empatico della pellicola, senza tuttavia presentire di lasciarsi alle spalle numerosi buchi di scrittura e un appesantimento generale del bagaglio comunicativo. Le sonorità stridenti delle composizioni ad opera del maestro Ennio Morricone aumentano il grado di tensione, in più sostenuto dalle scenografie tipicamente seventies, capaci di accomodarsi nell’immaginario del tempo, popolato da esorcisti, zombie e chi più ne ha più ne metta, grazie anche ad un budget non proprio risicato.
Cosicché pure De Martino si cimenta con l’orrore socio-politico temuto in quegli anni per il 2000 e paventato oggi nell’imminenza, a partire da un ipotetico progetto apocalittico si fa carico di invenzioni spericolate che hanno sede di test nell’attualità terzomondista e conformazione plastica. Il set è il medesimo, ma la corporatura da granatiere dell’insidia a sette teste termonucleari impersona la grossolanità di un cinema comunque sia valevole per spunti e buoni propositi, altresì manchevole della giusta misura e raffinazione grammaticale.
Con qualche punto esclamativo di troppo, una delle migliori proposte del Joe D’Amato Horror Festival di quest’anno.

(22/06/07)

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