HITCH – LUI SI CHE CAPISCE LE DONNE
REGIA: Andy Tennant
CAST: Will Smith, Eva Mendes, Kevin James
SCENEGGIATURA: Kevin Bisch


A cura di Gigliola E.B

DOTTOR RIMORCHIO PRENDE UN DUE DI PICCHE

L’accattivante immagine di Will Smith che campeggia sulla locandina dichiara subito che Hitch è un film allegro, pensato per farci passare due ore di divertito disimpegno. Uno sguardo veloce alla trama farebbe pensare a un remake in chiave glamourous de Il Principe delle Donne, con Will Smith nuovo Eddie Murphy dispensatore di proficui consigli sul mondo femminile.
E l’inizio non tradisce le nostre aspettative: assistiamo compiaciuti a una carrellata di tentativi di approccio più o meno buffi e infruttuosi, accompagnati dallo scanzonato commento fuori campo del protagonista, “Dottor Rimorchio”, come lo chiamano i suoi clienti sfigatelli.
Dopo i primi dieci minuti però tutto comincia ad avere uno sgradevole sapore di déjà vu. Solita storia del brutto anatroccolo che diventa un cigno dal cuore di pietra, solito trauma adolescenziale, solito nerd diventato uomo di successo. La bella Eva Mendes veste i panni di un’improbabile Artemide dei giorni nostri refrattaria ad ogni tipo di relazione con l’altro sesso (ma quindi è vergine?!), a causa di un trauma infantile che col sesso c’entra veramente poco e che, tra l’altro, è scopiazzato pari pari da (addirittura!) Piccole Donne.
Se la componente squisitamente comica riesce a strappare qualche risata (merito sopratutto del comprimario Kevin James, una vera furia scatenata) quella sentimentale non può che annoiare per la prevedibilità, nonostante qualche guizzo di originalità nei dialoghi, malgrado la lunga esperienza del regista Andy Tennant nel campo della commedia romantica.
La bella favola dove le donne non aspettano altro che un principe azzurro tanto buono quanto racchio e sfigato ha fatto il suo tempo ormai da un pezzo, e i tentativi di spiegare l’amore della splendida Amber Valletta per Kevin James fanno fatica a non scadere nel patetismo.
Sarebbero piccoli difetti cui si può soprassedere (in fondo non ci si può aspettare arditezza da una commedia romantica di stampo hollywoodiano) se non fosse per un finale noioso, in cui Will Smith si cimenta in lunghi monologhi infarciti di mediocri perle di saggezza, riconducendo lo spirito del film in seno a un’etica tradizionalista. E questo, considerato che il mestiere svolto dai due protagonisti sa ben poco di tradizionale e ancora meno di etico, ci lascia un gusto acre di perbenismo e banalità.

(31/03/05)