LA GUERRA DI MARIO

REGIA: Antonio Capuano
CAST: Marco Grieco, Valeria Golino, Andrea Renzi
SCENEGGIATURA: Antonio Captano
ANNO: 2005


A cura di Giovanni Nasti

IL FUTURO? ANDARE AVANTI

Contro chi combatte la sua guerra, reale o immaginaria, Mario, 9 anni, cresciuto a Ponticelli, periferia napoletana segnata dall’anomia e dal degrado? Il piccolo protagonista, interpretato da Marco Grieco (premiato con una menzione speciale al festival di Locarno), affidato temporaneamente, per sfuggire a una situazione familiare a dir poco difficile, ad una “coppia di fatto” alto-borghese, si trova improvvisamente a fare i conti con un ambiente del tutto diverso da quello a cui era abituato. Giulia (Valeria Golino), insegnante dell’Accademia di Belle Arti, si lega da subito al ragazzino in maniera fortissima, e colpita dal suo talento, non vorrebbe imporgli alcuna disciplina, e vorrebbe crescerlo libero da modelli di comportamento prestabiliti. Il rapporto esclusivo che si crea tra lei e Mario finisce per mandare in crisi quello della donna col compagno Sandro (Andrea Renzi, già co-protagonista del bellissimo L’uomo in più di Sorrentino). Ma Mario continua a vivere in un mondo tutto suo, coltivando fantasie violentissime ispirate a un videogioco, mettendosi in urto con le istituzioni, la scuola e il Tribunale dei Minori, che mal comprendono le sue ambizioni da artista trendy e i suoi piccoli tentativi imprenditoriali, unico vero amico il cagnolino Mimmo.
Napoli è da secoli una città dall’anima divisa in due. Una sottile linea d’ombra separa la parte della città colta e civile, ma fondamentalmente parassitaria, da un sottoproletariato dalla straordinaria vitalità, ma abbrutito e privo di speranza. Due realtà al tempo stesso intrecciate e parallele. Capuano sembra volerci dire, raccontandoci una vicenda al contempo concreta e simbolica, che la città borghese, civile, quella che esprime le istituzioni,non potrà cambiare e risanare la Napoli dei Quartieri, delle periferie, del sottoproletariato urbano se imposterà il rapporto in maniera univoca, cercando solo di imporre la propria visione, i propri modelli, le proprie risposte, ma uscirà vincitrice solo se saprà a sua volta farsi cambiare da questo incontro. Un incontro necessario allo sviluppo del tessuto civile che è sempre mancato a questa città.
E nella visione di Capuano Napoli sembra divenire un’efficace metafora della globalizzazione, e di quella parte di mondo asserragliata, che guarda al resto dell’umanità con sempre maggiore autoritarismo, incomprensione, paura.
Ma, al di là delle possibili letture sociologiche, La Guerra di Mario funziona perché è soprattutto una storia ben raccontata. Capuano rinuncia alla stilizzazione e ai momenti surreali che avevano caratterizzato le sue opere precedenti per una messa in scena al servizio della fabula, uno sguardo attento allo sviluppo dei sentimenti e che né condanna né assolve personaggi che si trovano di fronte a scelte difficili, e che non hanno verità in tasca, ma tentano e magari sbagliano come farebbe chiunque di noi. Un film non privo di qualche sbavatura a livello di sceneggiatura, ma godibile, con una regia salda e lieve al tempo stesso, e che racconta una storia non banale. Da segnalare, tra i comprimari, Anita Caprioli, Rosaria De Cicco, Nunzio Gallo.

(26/02/06)

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