


GREEN CHAIR
REGIA: Park Chul-soo
SCENEGGIATURA: Kim Jeon-hwan
CAST: Suh Jung, Shim Ji-ho, Oh Yoon-hong
ANNO: 2004
A cura di Alessandro Tavola
FAR EAST FILM FESTIVAL 05’ REPORT: LA PUREZZA DELLA
PASSIONE
Lui e lei andarono a letto assieme. Lei fu arrestata perché lui era minorenne.
Dopo anni lei esce di prigione e lui è lì ad aspettarla.
Secche e semplici le premesse di Green Chair, che
dopo un inizio che fa temere uno sviluppo da legal
thriller, si rivela essere totalmente e univocamente una storia d’amore e
sul suo dover essere libero. Ma non si tratta di
sentimenti da commediola fatti da frasette
e stereotipi morali pseudoromatici, ma
dell’amarsi puro e naturale, innato, istintivo e forse razionalmente immotivato.
Man mano scopriamo che i sentimenti dei due sono ciò
che di più autentico ci possa essere.
Li vediamo consumare la loro passione in stanze d’albergo, in macchina, a
casa e sul posto di lavoro di lei, crudamente esplicitamente, al limite
dell’erotico ma tutto ben compattato nelle immagini, sempre armoniche e spesso poetiche, trasudanti passione e gioia
dalle inquadrature simboliche e solide nel riprendere i corpi in quegli
ambienti così intimi e quella fotografia così calda e avvolgente.
Il loro rapporto è così spassionato e sincero da sembrare quasi surreale per la
maniera anticonvenzionale con cui è ritratto, con la retorica e i canonici
elementi di contorno tralasciati se non addirittura abbandonati in certi
momenti, con la dilatazione emotiva di certi eventi in maniera Bertoluccianamente grezza.
Vene di umorismo e tenerezza pervadono ogni scena,
armonizzando anche gli umori più ruvidi tra i due, facendo aleggiare il tutto
in un’aria di onirica semplicità, con solo poche cadute nel dramma puro, molte
delle quali neanche direttamente relative al rapporto tra i due protagonisti,
che con la loro sporadicità arrivano ad assumere un forza emotiva ancora più
grossa.
E se tutto ciò è un inno alla libertà del puro amarsi, la pellicola è
impreziosita dal panorama di personaggi secondari presenti: dalla coinquilina
dei due che con la sua aria macchiettistica e buffa
diventa un fattore importante nel rapporto tra i due, andando a creare un
perfetto ed equilibrato triangolo di caratteri ed una importante
valvola di sfogo per le loro tensioni. Ancor più gustosamente
semplici e bidimensionali gli altri, tra ex fidanzate, genitori e poliziotti,
picco comico nel delirante e liberatorio carosello finale.
Sincero ed ironico, esplicito e viscerale, Green chair
dà una parabola di libertà e amore passionale che con la sua apparente
semplicità ricca di sfumature arriva ad essere un’opera completa e
grande, così schietta e diversa da ciò a cui il pubblico è abituato che non stupisce
che il regista Park Chul-Soo fatichi a trovare un
distributore anche in Asia.
(12/06/05)