I GIOCHI DEI GRANDI

REGIA
: John Curran
CAST: Mark Ruffalo, Laura Dern, Naomi Watts
SCENEGGIATURA: Larry Gross


A cura di Elvezio Sciallis

DI COSA PARLIAMO QUANDO PARLIAMO D’AMORE

I giochi degli adulti, ovvero: tutto quello che i registi italiani dovrebbero sapere prima di girare film su 30-40enni in crisi
.
Lungi da facili lacrime e altrettanto scontati discorsi generazionali il film di John Curran (sceneggiato da Larry Gross sulla base di due racconti di Andre Dubus) esplora la complicatissima materia della (doppia) coppia in crisi, dei reciproci adulteri, delle menzogne e delle verità nascoste, del finale gioco al massacro che spesso caratterizza questo tipo di intreccio.
Materia affrontata da altri prima di lui, segnatamente da Tennesee Williams e, sopra ogni altro, da un allora giovane Mike Nichols in Chi ha paura di Virginia Woolf?
Gross opera, fuor di dubbio, molti cambiamenti sullo scheletro del film di Nichols: elimina le unità classiche da teatro greco (già imprecise nel ’66), moltiplica i punti di vista e annebbia la crudezza delle emozioni con quel tanto di narcolessia comune a tante storie di fine/inizio millennio
.
In sostanza, pensate a un Raymond Carver (o, volendo, a uno Sam Shepard) che prende gli atti di Tennessee Williams e li “minimalizza” per una versione cinematografica.
Al resto ci pensano regista e attori: Curran sta attaccato ai personaggi con interesse quasi morboso, pronto a spiarne qualsiasi minimo sguardo rivelatore, deciso a vampirizzarne ogni minima espressione facciale. Torna su luoghi già visti prima in diversa occasione (le stanze, il bosco appena fuori città) e li riprende mentre vengono vissuti in maniera diversa e si rimane un po’ straniti a vedere lo stesso prato ospitare ora una furiosa scopata ora i giochi dei bambini (mai come in questo film davvero “innocenti e puri”).
Stesso trattamento viene riservato al sonoro e capiterà quindi spesso di ascoltare rumori e musica che continuano a persistere dalla scena precedente, come fantasmi sonici.
I quattro protagonisti aggiungono a questo mix già interessante delle ottime interpretazioni e diventa specioso e inutile segnare di chi sia la prova migliore anche se Mark Ruffalo conferma tutto quel che di buono aveva proposto in La mia vita senza di me e Naomi Watts (anche in veste di produttrice) ribadisce anche in questa occasione che bellezza e bravura possono andare a braccetto.
Qualche occasionale sbavatura (il brutto montaggio alternato durante la scena riguardante i problemi economici dei Linden, il crollo psicologico finale del personaggio di Hank…) sporca l’altrimenti perfetta tenuta del film, ma sono difetti di poco conto.
Da vedere assolutamente da soli, andarci con il compagno o la compagna può portare a discussioni lunghe una notte.

(01/05/05)