FUTURE FILM FESTIVAL 2007: PANORAMICA

A cura di Davide Ciriello

Chiude i battenti la nona edizione del Future Film Festival, la manifestazione cinematografica all’insegna della tecnologia e dell’animazione. E lo fa a testa alta questa piccola (ma grande) manifestazione che ci ha regalato 5 giorni, in quel di Bologna, di scoperta e innovazione audiovisiva. Tante le proiezioni giornaliere e gli incontri (più di 110 assieme) con gli addetti ai lavori, che ci hanno dato l’opportunità di sbirciare dentro la lavorazione di alcuni fra i film più celebrati dell’ultima stagione, da I pirati dei caraibi fino al backstage di animazioni a computer come Giu’ per il tubo. Vista da questa prospettiva, il Future Film Festival non è solo un festival cinematografico, ma anche e soprattutto una sorta di chiave d’accesso, una tappa formativa, d’aggiornamento obbligatorio per vedere dove e come sta andando il Cinema con i suoi nuovi mezzi. Quel Futuro a cui andiamo incontro sempre più velocemente, e con cui ci scontriamo ogni giorno. Un tentativo di stare al passo coi tempi, attraverso questo mondo che cambia in fretta, proprio come il Cinema che oggi, più che mai, pare cambiare pelle, distruggere o porre nuovi orizzonti.
Parlando di numeri, l’anteprima più attesa è stata sicuramente Arthur e il popolo dei Minimei di Luc Besson, non un nome casuale, perché in fondo, a pensarci, non c’è regista che oggi può rappresentare meglio la linea editoriale del Future se non proprio il filmaker-producer francese, di cui ricordiamo ancora i trip fantascientifici de Il quinto elemento e il digitale che diviene irrimediabilmente umanistico in Angel-A.
E ancora, fra i grandi nomi attira-commercialità, La tela di carlotta di Gary Winick (con Dakota Fanning che parla con gli animali!) e Barnyard – Il Cortile, cartoon citazionistico sull’onda della nouvelle vague animata post-Shrek.
Ma come sempre, per trovare il film che ha riscosso più consenso all’interno della nostra piccola redazione, bisogna guardare ad oriente, esattamente a The Girl Who Leapt Through Time di Mamoru Hosoda, una sorta di anime Miyazakiano che diventa genialmente più romantico ed enfatico, suscitando così un impatto visivo gigantesco e una totale immersione emotiva, fottutamente dolce, se non commovente. Ci ritorneremo sopra.
Poi, immancabile spazio tv. Grande sorpresa e grandi risate per l’evento speciale The Boondocks, serie tratta dal fumetto creato da Aaron McGruder, che mette a fuoco la società americana e i suoi problemi attraverso le vicende di due ragazzini di colore, ora in onda in Italia su MTV. E ancora, nomi che farebbero la festa degli Otaku italiani, da Full metal alchemist a Naruto. Fottuta Nouvelle Anime.
Infine, naturalmente, il FFF non ha dato spazio solo ad anteprime, ma anche a tantissime (re)visioni ed omaggi a registi o a cinematografie nazionali. Come quello all’animazioni iraniana, vera scommessa (vinta) del festival, un’animarsi poco fruibile da noi occidentali, ma in verità occasione ghiotta di fottuta assimilazione culturale, sguardi nuovi di mondi nuovi ed immersione sanguisuga verso l’altrove, quello che Jacques Rivette avrebbe definito “il terzo Cinema”. Quello di cui sappiamo ancora poco o niente, e cazzo, i Festival devono essere anche e soprattutto questo: una retrospettiva dell’ignoto.
E certo, permangono i soliti piccoli problemi durante alcune proiezioni, ad esempio in visione di Atagoal: Cat’s Magical Forest, lo schermo, ad un tratto, come per magia, si è diviso in due per 10 minuti buoni, manco fosse un Godard o un’operazione dadà. Ma gli si perdona tutto ad una manifestazione che riesce a far pulsare vene (anche extra)cinematografiche a 360°, interconnessione di riflessi e riflessioni.
Un festival che non si perde in 5000 eventi collaterali come fanno altri (molto più) grandi “colleghi”, ma che concentra tutta la propria bellezza e il proprio fascino su tante e molte proiezioni, a tutte le ore della giornata, una vera e propria goduria per gli immaginifili più accaniti. E non è un cazzo di caso che Bologna abbia la miglior cineteca del mondo sul nostro suolo (inter)nazionale.
Non di meno, il Future è uno dei pochi festival che riscuote parecchio consenso e seguito anche dai giovanissimi, grazie soprattutto ad un evento ogni volta caratterizzante, l’anno scorso l’ Inuyasha Day e quest’anno invece il Nana Day, vero caso mediatico in Giappone, e qui presente con le prime puntate dell’anime finalmente tradotte in italiano.
Insomma, anche quest’anno il Future Film Festival mantiene la promessa ed espone con chiarezza cristallina la propria strada. Un Festival per tutti, anti-elitario, tra film spettacolari, emo-zioni aliene, pluri-sguardi orientali, filtrati talvolta tramite i box mediatici a cui da sempre il Cinema concorre e si (con)fonde: la televisione e l’home video.. Come fossero in fondo l’unica medesima cosa. Cinema come televisione e televisione come Cinema – televisione e Cinema come Dvd – e viceversa. Ed in fondo, volente o nolente, è proprio questo il Futuro prossimo o remoto a cui si sta avvicinando la Settima Arte. O no?

 

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(31/01/07)

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