


THE EYE 2
REGIA: Oxide e Danny Pang
CAST: Eugenia Yuan, Qi Shu, Jesdaporn Poldee
SCENEGGIATURA: JoJo, Yuet-chun
Hui
A cura di Pierre Hombrebueno
STORIE DI FANTASMI ASIATICI…
Grazie al cielo, i fratelli Pang non si sono sentiti
in dovere di cavalcare l’onda trendy della new wave d’horror asiatico
lanciato da Nakata con Ringu.
Perciò niente rantoli, niente donnine contorte con le
unghie troppo lunghe e i capelli che coprono la faccia. Niente
televisioni che s’accendono da sole durante la notte oppure telefonini
troppo squillanti.
The Eye 2 non è nemmeno
catalogabile come un “horror psicologico”, in quanto i Pang lasciano poco spazio alla mente per colpire
direttamente agli occhi, con scene di fantasmi che si manifestano in maniera
molto esplicita. L’opera si avvicina perciò ai classici dell’orrore
asiatico lasciando da parte le ultime mode, e come miscela di
ingredienti ci propone una buona dose di apparizioni spettriche
e di presenze che ci ritroviamo senza volere al nostro fianco mentre guidiamo
in macchina o mentre siamo immersi nella vasca da bagno.
Rispetto agli ultimi horror asiatici giunti da noi, e parliamo di The Grudge, The Ring, The Phone et affini, The Eye
2 percorre un altro binario: Se nelle altre opere prima citate il centro degli
avvenimenti era il fantasma stesso (Samara, Donna Rantolo o quant’altro),
che vedeva nel finale il flashback generale per farci capire chi è questo
fantasma, come è morta, e perché non riesce a trovare pace, in The Eye 2 torna come baricentro l’uomo, il vivo piuttosto
che il morto. In questo senso The Eye 2 è più
collocabile, sempre citando un horror asiatico recente uscito da noi, vicino a Two Sisters
di Kim Ji Woon, dove i fantasmi sono solamente figure orrorifiche di contorno e non protagonisti delle vicende.
Un po’ come l’Haley Joel
Osment de Il Sesto Senso, la
protagonista di The Eye 2 ha il “dono” di
stare nel punto di confine tra vivi e morti, riuscendo così a percepire e a
vedere gli spiriti ed i fantasmi.
Inizialmente, l’orrore nell’opera dei Pang
si concentra nei passaggi tra campo e fuori campo: manovrando il tempo filmico
degli eventi, i due fratelli assorbono la protagonista in una dimensione
spazio/tempo collocandola fuori dalla diegesi, mentre il male è confinato nel fuori campo; quando
il termometro del suspense sale al rosso, ecco la manifestazione visiva degli
spettri, mostrati per pochissimi secondi per cogliere lo spettatore nel suo
climax emozionale.
Per un buon primo tempo, i Pang giocano quindi la
carta già vincente dello Scream di Wes Craven, con i botti
improvvisi di apparizioni dal fuori campo ed i
passaggi dai piani stretti (spesso primi piani o anche dettagli per
immedesimare lo spettatore nella protagonista) ai piani larghi.
Poi The Eye 2 cambia metodo, e la durata dell’orrore
si dilata sempre di più, per culminare nella scena costruita meglio di tutta
l’opera: l’ascensore bloccato nell’ospedale.
In questa scena i Pang mischiano le paure umane a
quelle sovrannaturali: da una parte il parto di un bambino, l’improvviso
blocco dell’ascensore mentre si sta salendo l’ospedale, e ormai che
ci siamo, un black out inatteso, e dall’altra il fantasma che ancora una
volta torna ad attaccare.
E’ ammirabile come la macchina da presa sia riuscita a gestire un piccolo
spazio come quello di un ascensore, con velocissimi stacchi per donare un ritmo
forte quanto un battito cardiaco e una doppia funzione della claustrofobia:
quello esterno di trovarsi in un posto stretto al buio, e quello
interno psicologico per il parto e le visioni macabre. Il binomio demone/bebè
non poteva poi tralasciare i richiami a Rosemary’s
baby, dove la paura si fonde nella nascita di questa
nuova creatura della quale si vogliono impossessare i cattivi: così la
gravidanza della protagonista diventa un vero calvario (non per nulla l’opera
si divide in capitoli basati proprio sui mesi della gravidanza), dove il
terrore non è solamente il rischio di perdere il proprio figlio, ma anche che
nasca diverso dagli altri bambini, posseduto appunto.
Da sempre costruttori di immagini raffinate date da
precisi e geometrici movimenti di macchina, dopo il bel The Eye,
i fratelli Pang confezionano un horror/thriller
ancora migliore, non solo rifiutando esteticamente i topos
della new wave asiatica, ma anche con un uso
congeniale dell’occhio cinematografico che tende veramente ad impaurire
le emozioni. Una ventata d’aria fresca dall’horror targato Asia.
Finalmente.
(14/04/05)