

L’Esorcista VS
L’Esorcista la Genesi: Confronto tra ieri e oggi
A cura di Pierre Hombrebueno
Il
Cinema cambia perché essenzialmente cambia il pubblico. Cambiano i target,
cambiano i modi di fare. Attraverso l’analisi/confronto tra
L’Esorcista (1973) e L’Esorcista – La Genesi (2004)
cercheremo di capire come negli ultimi 30 anni un certo modo di fare Cinema
Horror si sia evoluto. La nostra intenzione non è (per il momento) quella di
schierarci dalla parte di Friedkin o viceversa, ma solo di tracciare un
percorso, per capire dove stiamo andando e come…
IL TEMPO
L’Esorcista non poteva trovare momento migliore per uscire negli
Stati-Uniti. Il paese era terrorizzato allora, il satanismo e il diavolo
avevano colpito la mente di molti americani. Erano gli anni della banda
satanista di Charles Manson, che massacrò la famiglia di Roman Polanski,
scuotendo non solo le persone comuni, ma anche il mondo dello spettacolo. Un
paese dove più che mai era sentito la presenza del demonio e del satanismo non
poteva rispondere negativamente ad un film come L’Esorcista. Numerosi gli
infarti degli spettatori durante la visione dell’opera di Friedkin,
memorabili le ambulanze che andavano avanti ed indietro per le sale.
In Italia invece, il film ebbe trattamento diverso. Il Clima era
sostanzialmente differente: se in America la mente satanica invadeva i
cittadini, in Italia non c’era proprio tempo per pensare a cose occulte.
Si preferiva andare in piazza a bruciare i reggiseni, occupare le università,
ed organizzare manifestazioni di diversi generi. In poche parole: Non gliene
poteva fottere di meno agli Italiani di un film sul diavolo, una concezione
troppo astratta per essere capita in quel determinato periodo. A mettere paura
agli Italiani non era una presenza sovrannaturale, ma degli assassini in carne
ed ossa, ed in quest’ultimi Dario Argento troverà la sua fortuna. Così,
L’Esorcista non solo passò sottovalutato, ma addirittura sfottuto, con
tanto di parodia (L’Esorciccio). Solo più avanti l’opera di
Friedkin avrebbe avuto l’attenzione che meritava.
La Genesi, invece, nasce e si inserisce sull’onda della mancanza di
creatività di Hollywood. Ripescare un film di 30 anni fa e girarne un
pre/sequel è l’ultima tendenza dei film Horror. Non è il primo né
l’ultimo, infatti solo di recente abbiamo avuto il remake di L’Alba
del giorno dopo di Romero. Quello che ci si presenta davanti è un tempo dove il
Cinema Horror non sa come muoversi, un Cinema senza idea precisa in testa,
preferendo così ritornare sul passato per ripescare i classici, oppure trarre
le opere dai videogiochi (Resident Evil, se di Horror si tratta). Forse il
Cinema Horror ha già giocato tutte le sue carte nel passato. Davvero non
c’è più nessun barlume d’idea da nessuna parte?
IL PROLOGO
I prologhi dei due soggetti a confronto descrivono perfettamente i due tipi di
pubblico cinematografico di ieri e di oggi.
L’inizio del film di Friedkin nasconde un’aura di misticità
implicita. La paura è avvertita e sfiorata con il ritrovamento del Pazuzu,
mentre la composizione dei quadri è estremamente metaforica.
Per mettere paura basta il volto di una donna anziana, mostrato per pochissimi
secondi.
Procedimento all’inverso per La Genesi, che mette lo spettatore in medias
res fin dall’estabilishing shot iniziale. Siamo immediatamente
catapultati in mezzo all’azione.
Il pubblico di oggi sopporta malamente la staticità, e preferisce essere subito
al centro della dinamica. E’ facile capire questo osservando i prologhi
di film quali Scream o i più recenti The Ring e The Grudge, dove il sangue
viene versato fin dall’inizio.
L’IMPLICITO/ESPLICITO
L’Esorcista si compone per lo più di elementi statici. Obiettivo
principale di Friedkin è ricreare un climax che vada in contemporanea con la
trasformazione di Raegan. L’orrore sale in modo direttamente
proporzionale al tempo degli eventi: si inizia con delle frasi dure, poi i
rimbombi del letto, e solo infine si arriva al vomito verde e alla testa che
gira a 360°.
Nel film di Harlin questo climax cessa completamente di esistere. L’Opera
non è più un termometro che sale man mano che si va avanti, bensì un allarme
che suona fin dall’inizio. Il pubblico di oggi vuole più gente morta
possibile. E se nell’Esorcista addirittura quei pochi morti che ci sono
stanno fuori-quadro, nella Genesi la gente muore approssimativamente ogni 12
minuti senza interruzione.
L’attenzione per la narrazione non è più insita per il nuovo pubblico,
l’orrore ricercato non è più il psicologico del non mostrato, bensì
quello del più mostrato possibile.
Ne L’Esorcista non si vede una goccia di sangue. Nella Genesi il sangue è
essenziale, perché il pubblico né è assetato fino al midollo. Gli spettatori
non si accontentano di sentire, ma vogliono vedere completamente, necessitano
il più puro esplicito.
Questo fatto si nota anche nel trattamento della storia: Friedkin nasconde
diversi fattori narrativi; non sappiamo nulla del passato di Padre Merrin e
Padre Karras, e non sappiamo esattamente che cosa sia il Pazuzu e ciò che gli
sta dietro. Harlin invece, nella più pura tradizione dell’Horror attuale,
sente il bisogno di spiegare il tutto per tutto, di raccontare ogni minima cosa
allo spettatore affinché egli non abbia domande all’uscita dal film.
Quello di oggi è un pubblico che necessita di essere rimboccato: il male non è
più fruibile nell’aria, ma deve manifestarsi per forza sottoforma di
mostri e fantasmi visibili. Ed è anche il motivo della grande differenza di
tempi e spazi filmici tra Friedkin e Harlin: L’Esorcista affonda la paura
in una stanza chiusa, il tempo è dilatato, per lo più inquadrato in piani
fissi. Ne La Genesi, le parole chiavi sono il movimento e l’azione, il
pubblico non riesce più a soddisfare la mente ma solo l’occhio, ed esige
la velocità dei tempi, i rimbombi. Probabilmente saprete già la storia del
povero Paul Schrader, castrato dai produttori de La Genesi per aver girato una
versione iniziale troppo “psicologica e poco splatter”, e
sostituito poi dal caro Harlin. Quello di Schrader è un caso esemplare su come
il Cinema Horror di oggi si pieghi davanti al pubblico. “Il pubblico
vuole il sangue e i morti? Lo avranno. Vaffanculo Paul, tu fai un Cinema troppo
elevato per il branco. Oggi non puoi girare un Esorcista come lo faceva
Friedkin 30 anni fa. La gente si è rammollita e non ha il coraggio di mettere
in moto il cervello. Noi non possiamo fare altro che piegarci. Chi se ne fotte
dell’Arte”
Oggi vedere tante croci rovesciate nel film di Harlin non tocca più di tanto.
Negli anni 70, quelle croci rovesciate avrebbero ucciso d’infarto gli
spettatori.
IL BISOGNO DI UN EROE COOL
I film horror di oggi hanno bisogno di un eroe cool. Abbiamo l’Alice di
Resident Evil, e persino il Padre Merrin de L’Esorcista – La
Genesi.
Se nella pellicola originale era solamente un vecchio prete, nel film di Harlin
si trasforma in una specie di Indiana Jones archeologo a caccia del male. Gli
manca solo la frusta: abito e cappellino ci sono.
Questi personaggi, “eroi” principali, calzano a pennello con il
pubblico, che ricerca nella televisione e nel Cinema dei super modelli da
seguire. Il Cinema s’è volutamente infighettito per questo, con
conseguente calo dell’illusione filmica. Se infatti a portare al pubblico
la paura nel primo Esorcista era la naturalezza e la scelta di personaggi così
semplici in cui tutti si potevano riconoscere ed identificare, l’horror
di oggi tende a sottoporre personaggi al di sopra della media, con qualità
fisiche o mentali fuori dalla norma.
Ieri il Cinema Horror poteva ancora essere il riflesso di una realtà quotidiana
(addirittura politica, come nel caso degli Zombie di Romero), oggi invece, la
volontà è quella di evadere il più possibile da questa realtà, o meglio,
illudersi con un riflesso non veritiero.
(15/03/05)