
EDMOND
REGIA: Stuart Gordon
SCENEGGIATURA: David Mamet
CAST: William H. Macy, Julia Stiles, Joe
Mantegna
ANNO: 2006
A cura di Luca Lombardini
UNA NOTTE DI ORDINARIA FOLLIA
Re–Animator, From Beyond –
Terrore dall’ignoto, Il pozzo e
il pendolo, Dagon. La mutazione del male. Sono solo
alcuni dei titoli maggiormente rappresentativi della carriera cinematografica
di Stuart Gordon,
autore innamorato delle creature figlie della fantasia di H.P. Lovercraft,
e compagno di mille avventure di un altro cineasta cult,
Brian Yuzna.
Con questa serie di precedenti orrorifici alle spalle
quindi, era difficile immaginarsi un cambio di rotta così brusco come quello
rappresentato da Edmond.
Purtroppo, mai come in questo caso, sembra valere il detto “chi lascia la
strada vecchia per quella nuova, sa quel che perde ma non sa quel che
trova”. La pellicola infatti, risente di un
difetto strutturale che ha a che vedere con il suo essere storicamente fuori
tempo massimo. Edmond
è la trasposizione cinematografica dell’omonima piece teatrale scritta da
Mamet e
andata in scena nei primi anni ’80 (un progetto che sicuramente risentì
dell’immaginario controculturale creatosi attorno
al fenomeno Taxi Driver), che in quegl’anni riscosse il
giustificato successo di critica, ne più ne meno come al cinema fecero film
come Tutto in una notte e Fuori Orario. L’ultima fatica di Gordon sembra
essersi fermata al 1985 (anno di uscita di After Hours),
peccato però, che da allora siano trascorsi ben ventidue anni, e quel modo di
fare e pensare cinema risulti ora, quanto meno stagionato. Tutto
questo senza contare che Edmond, pur cercando di ripercorrere le tracce di Landis e Scorsese, non
riesce mai a raggiungere i livelli conseguiti dai due modelli. Qui non è
questione di perdersi dietro a panegirici incentrati attorno all’analisi
più o meno valida di un orrore che da fantastico si fa reale, giornaliero e
tangibile, quanto di discutere sulla credibilità di
una storia che non sembra aggiungere nulla di nuovo a certi fasti del passato.
Ammesso e non concesso che esista un individuo come
quello interpretato dal comunque bravo William
H. Macy (uno che si stupisce che nei topless bar le
consumazioni costino un occhio della testa, o che il gioco delle tre carte
risulti essere truccato), è verosimile che al giorno d’oggi un borghese
come tanti altri impazzisca per una lampada rotta, e decida di abbandonare
moglie, stipendio e appartamento per passeggiare senza meta sul “wild
side” di “reediana” memoria? Forse
si, ma molto probabilmente no (e per favore non tiriamo fuori l’incubo dell’11 Settembre altrimenti si finisce veramente
nella fiera delle banalità). Detto questo, Edmond si prende fin troppo sul serio
dal primo fino all’ultimo minuto di vita: manca dell’ironia di fondo che caratterizzò Tutto in una notte e Fuori
Orario, palesa tutta la sua presunzione perdendosi dietro a dialoghi
incentrati sulla filosofica ricerca del senso della vita, e irrita quando cerca
di cavarsela con il furbetto espediente tipico di un certo cinema made in USA. Quello inerente
all’utilizzo dell’ex fidanzatina d’America trasformata in
giovane donna dalla scopata facile, chi per mestiere (Denise Richards) chi per (di)letto (Julia Stiles).
Peccato davvero, perché la rosa curata da Gordon non è
tutta spine: resta l’immagine coinvolgente e suggestiva della Los Angeles
notturna fotografata con cura da Denis Maloney, e il trascinante accompagnamento jazz di Bobby Johnson e Asdru Serra, mentre il vecchio Stuart non si
dimentica di innervare la pellicola con qualche azzeccato momento di macchina a
mano, tutto incentrato sulla maschera rugosa e “coheniana”
dell’ottimo William H. Macy, sempre alle prese
con il disperato tentativo di tenere a galla da solo l’intera operazione.
Ma Edmond è uno di quei film che lasciano il tempo che trovano,
il tentativo di un regista di alzare il livello intellettuale delle sue opere
al fine di staccarsi di dosso l’etichetta di “horror
director”. Ma se il risultato è questo, conviene
risparmiarsi i soldi del biglietto e mettere su il dvd
di Re-Animator.
(15/04/07)