POSITIF: UN SITO DI CINEMA ET AFFINI

 

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EDITORIALE – A CURA DI PIERRE HOMBREBUENO

 

IN THE MOOD FOR HONG KONG – 02/03/10

Sono ormai passati un paio di decenni dai primi tentativi di studi sul Cinema Hongkonghese da parte della critica specializzata, in particolare dai vari alfieri Nazzaro e Pezzotta; vennero a galla come nuovi Maestri registi del calibro di Wong Kar-Wai e John Woo, che hanno prontamente mostrato al mondo l’alternativa offerta dalla cinematografia hongkonghese, fino ad oggi, in cui i film dell’ex colonia britannica sono celebrati nei Festival di tutto il mondo. Non è certamente un caso se alla prossima Mostra del Cinema di Venezia, proprio John Woo riceverà il tanto ambito Leone alla carriera, che è poi premio simbolo all’intera industria hongkonghese per tutto ciò che hanno dato a film-makers e cinefili da ogni parte del globo. Perché dunque riaprire le nostre porte al Cinema di Hong Kong, e in particolare a quel periodo di modernità e riscoperta che corrisponde alla New Wave anni 80’ e 90’? Le motivazioni sono 2: Da una parte, rispetto a due decenni fa, sicuramente oggi abbiamo in mano più armi per meglio inquadrare ed analizzare quel Cinema, complice il proliferare di negozi d’importazione online che ha fatto entrare nella nostra redazione gli oggetti di studio in questione (i dvd); dall’altra, salvo rare eccezioni (Nocturno), sentiamo che il lavoro non è ancora stato sufficientemente compiuto, né da riviste cartacee né da portali online. Ora, è vero che abbiamo dalla nostra più siti specializzati che si occupano di Cinema hongkonghese e orientale (Asian Feast, HKX, et affini), ma quale sito generalista si è mai occupato in maniera seriosa di questo Cinema? Quale sito generalista ha mai trattato con rigore i film di Tsui Hark, Patrick Tam, Ching Siu- Tung? Nessuno. E a chi toccherebbe il compito se non proprio a noi di positifcinema.com, che da sempre vantiamo il primato di essere il sito di Cinema generalista che più di qualunque altro dedica le sue pagine a cinematografie ancora poco note al mainstream italiano? Ecco perché il nostro Marzo positivista sarà esattamente un (ri)aprire le porte al Cinema di Hong Kong, un palese invito a tutti i lettori di ricaricarsi le proprie batterie, a spalancare gli occhi per, nuovamente, imparare tutti insieme, stando al passo coi tempi di una delle cinematografie più belle ed interessanti del mondo.
Per iniziare e prima di compiere il gran tuffo, ri-evochiamo un attimo lo Speciale sul Wuxia Pian scritto ormai 5 anni fa (Positif aveva ancora lo sfondo bianco!!! Nonché un’impostazione grafica più rozza) dal nostro Luca Lombardini, non solo per resettare e nuotare nell’atmosfera che affronteremo prossimamente, ma anche per ripassare storicamente il periodo hongkonghese precedente alla New Wave. Immergendoci nel(l’Hong Kong) mood, vi auguriamo una Buona (ri)lettura.

- FOCUS: SPECIALE WUXIA PIAN – 1° PARTE

- FOCUS: SPECIALE WUXIA PIAN – 2° PARTE

- FOCUS: SPECIALE WUXIA PIAN – 3° PARTE

- FOCUS: SPECIALE WUXIA PIAN – 4° PARTE


 

ET (500) AFFINI – 19/01/10

Non abbiamo visto film al Cinema sotto Natale. O se li abbiamo visti, non ne scriveremo, un po’ per mancanza di tempo e un po’ perché c’è poco (o nulla) da dire. O almeno: se qualcosa da dire c’è, non è riguardo i film di Natale. Non Sherlock Holmes, che scorre/diverte/picchia e buonanotte, carino come si direbbe coi cani, come se il ralenti fosse ormai diventato, in un certo senso, anestetizzato. Ma magari è solo colpa della paroxetina. Il sottoscritto non ha pianto per Hachiko. Forse perché in verità odia i cani. Mi si dice in un orecchio che persino Neri Parenti dimostra i primi segni dell’esaurimento, e che la Walt Disney ha perso quella purezza perché troppo arrapato nel voler fare sesso continuo con la Pixar. Tempi che cambiano, per noi retorici pervasi da melanconia retrò. Che Natale cinematografico povero, come non se ne vedeva da anni, il tutto per poi esplodere in questi ultimi giorni dove a malapena si riesce a respirare tra un’immagine e l’altra; sono da poco uscite in sala o sono in dirittura d’arrivo: Avatar, Tra le nuvole, Nine, An Education, La prima cosa bella, A single man, Bright star, Amabili resti, Invictus, et (500) affini. Tra i film più attesi dell’anno, e ci sarà poca tregua almeno fino a Marzo, semmai si possa realmente parlare di tregua nella vita di un cinefilo che ha smesso di occuparsi di Cinema per esserne occupato. In tutto questo, stiamo preparando diverse cose fra le pagine positiviste, un volo nel disordine più utopico, come fossimo diventati un film del Cinéma du Look montato da Tsukamoto e musicato da Burzum. Ovviamente in 3d.
La redazione sarà in quel di Bologna in occasione del Future Film Festival (http://www.futurefilmfestival.org/), tra vampire giapponesi, alcolizzate atomike, e ragazzi del 20° secolo. Di ritorno, inizieremo invece un Focus speciale sul Cinema di Hong Kong, non solo, ancora una volta, per mostrare strade e illuminazioni alternative del Cinema mainstream, ma anche per festeggiare anticipatamente il Leone alla carriera che la prossima Mostra di Venezia darà a nientedimenoche John Woo: per l’occasione, saccheggeremo il nostro archivio redazionale ri-presentando vecchi articoli cult di Positif, integrando il materiale con nuove (re)visioni e deliri in nome di Hong Kong.
Inoltrandoci alla fine dell’inverno, più masturbazioni saranno poi dedicate a quell’Autore che è probabilmente il motivo stesso dell’esistenza di questa rivista telematica: Jean Luc Godard, che quest’anno compie 80 anni. La cineteca di Bologna lo onorerà compiendo il miracolo di passare ogni suo singolo lavoro (http://www.cinetecadibologna.it/news/n_85), noi, con tanta sperma che è vita e immediata morte ed emozione e quindi Cinema.
Buon anno in ritardo da tutti i positivisti.


 

STEPHEN KING ON SCREEN – 30/10/09

 

(A CURA DI LUCA LOMBARDINI)

 

Secondo solo a William Shakespeare: Con 55 trasposizioni cinematografiche “il Re del brivido” risulta di gran lunga tra gli scrittori più saccheggiati e amati dalla settima arte. Prima e meglio di lui solo il sovrano per eccellenza della letteratura. Un’attrazione fatale, quella tra le cartacee creazioni multiformi di Stephen King e la celluloide: iniziata nel 1976 con l’adattamento per il grande schermo di Carrie, e che a breve vedrà la sua ultima realizzazione concretizzarsi in Dolan’s Cadillac, pellicola tratta dall’omonimo racconto contenuto nell’antologia Incubi e Deliri. Stephen King e il cinema, una diade indissolubile e contraddittoria, capace di produrre indimenticabili pietre miliari e al tempo stesso epocali bidoni. Un binomio contrastato e sofferto, ma sempre vivo e attuale. Si va dalla poca considerazione emotiva dimostrata dallo scrittore nei confronti della rilettura di Shining effettuata da Stanley Kubrick, alle cause legali intentate all’intera produzione de Il Tagliaerbe, passando per la devozione verso Frank Darabont, regista che con il suo trittico di opere (Le Ali della Libertà, Il Miglio Verde e The Mist) ha probabilmente riflesso al meglio lo spirito di King dietro e davanti la macchina da presa. In mezzo un pugno di autori con la A maiuscola, cognomi del calibro di David Cronenberg (La Zona Morta), John Carpenter (Christine, la Macchina Infernale), George A. Romero (La Metà Oscura), Bryan Singer (L’Allievo) e una certezza: l’apogeo creativo raggiunto da Stephen King non è ancora stato sfruttato al massimo delle potenzialità consentite. L’Ombra dello Scorpione e IT, senza dubbio il punto più alto mai raggiunto dal romanziere del Maine, hanno visto la luce solo sul piccolo schermo, generando grandi piccoli cult ma lasciando comunque nelle sale e nella memoria collettiva un vuoto tuttora lontano dal colmarsi. Non poteva esserci ricorrenza migliore di Halloween per iniziare a celebrare questa pietra miliare della cultura popolare contemporanea, e lo faremo inoltrandoci per tutto Novembre, omaggiando il Re del brivido attraverso la (re)visione di una manciata di film divenuti nel tempo patrimonio del racconto per immagini. La coincidenza con le news in libreria, infine, sottolinea con tratto calcato e pesante il tempismo del nostro speciale. The Dome, ultima fatica di King, è da pochi giorni uscita in Italia. Assieme a lei Goes to the movies: raccolta di novellas (1408, Cuori in Atlantide, Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank, I Figli del Grano) trasportate sul grande schermo.
Buona lettura o visione. A seconda di come si preferisce trascorrere il 31 Ottobre.

 


 

THE MORE YOU SEE, THE LESS YOU KNOW – 20/09/09

Vedere un 22enne, Pepe Diokno, girare 60 minuti di pianosequenza tra gli slums filippini (ma in fondo, una qualsiasi dimensione senza spazio e senza tempo, tutto è incontrollato, l’immagine in primis), per poi vincere il Premio Orizzonti alla Mostra del Cinema di Venezia, facendoci capire, dopo i segnali cannensi di Brillante Mendoza e sempre lidesi di Lav Diaz, che qualcosa, evidentemente, sta succedendo, laggiù, in un paese spesso dimenticato dal Cinema: Le Filippine. Un nuovo movimento (principalmente composto da studenti appena usciti dal Film Campus dell’Università) che sta ribaltando il modo di fare Cinema locale (immediatamente internazionale: i Festival vedono, parlano, e premiano), opposto non solo alle abitudini da Feff (Erik Matti, Joyce Bernal, e chi per veci), ma anche, in un certo senso, alla stessa Storia (Lino Brocka, Ishmael Bernal). Una nuova onda, new wave, nouvelle vague Manilanense, nomi come Raya Martin, Adolfo Alix Jr, Raymond Red, et altri ancora. Di loro sappiamo: nulla. Come fossero alieni.
Vedere, a mezzanotte, 2 film di Anurag Kashyap (rigorosamente 10 persone in sala alla prima proiezione, alla seconda 1 persona già fantasma (forse il regista stesso), causa guasti alla copia proiettata) e sentirsi il nuovo entrare sotto la pelle, quel Bollywood di cui abbiamo letto tanto (ma che cos’è, in fondo, Bollywood?) e che finalmente si manifesta in tutta la sua sagace bellezza, in un sistema, un modo di fare Cinema, così lontano (e così vicino) da non appartenere al flusso delle nostre coscienze. Sa quasi di leggenda metropolitana, il respiro di una terra lontana, con i suoi modus operandi che si confondono tra verità e idealizzazione. Bollywood produce 1000 film all’anno, tutti dalla durata media di 3 ore. Noi quest’anno ne abbiamo visti 2. Quanto sappiamo di Bollywood? Meno di prima. Meno del niente. Meno 998 film.
E’ evidente, ora, che una certa credenza critica (“Più vedi, più sai”) andrebbe ribaltata sotto una nuova verità più difficilmente afferrabile. Oggi, in questo globalismo post-moderno, in questa confusione di tracce, di estratti, più film vediamo e più ci rendiamo conto di non sapere. Siamo, a tutti gl’effetti, sempre più ignoranti dinanzi all’evoluzione di quest’invenzione (senza futuro) chiamata Cinema. Un Cinema diventato puzzle dai pezzi non solo infiniti, ma addirittura indefiniti, di cui possiamo acchiappare alcuni tasselli, ma del quale non avremo mai una visione completa. Alquanto paradossale, proprio in questi anni di annullamento delle distanze, in cui bastano un paio di click e qualche minuto per avere sottomano praticamente una libreria infinita di film e scelte. Ma forse è proprio questa caratteristica di “nonaverefine” che rende il Cinema più inafferrabile che mai, che ci rende confusi e impotenti al suo infermabile scorrere. Lo stesso flusso, magnetico e sublime, del Movie Orgy Dantesco, che ti urla perennemente in faccia, davanti agl’occhi assetati di sapere e goduria: Voi. Non. Sapete.

Non si può più studiare il Cinema. Non si dovrebbe più p.o.t.e.r.l.o f.a.r.e. L’unica è soccombere all’Amore, all’Amarlo. In tutta la nostra ignoranza, la stessa ignoranza che continua a coltivare la bellezza di questo Amore, a mantenerlo in uno stato di arrapamento infatuato. Lo stesso motivo per cui Positif è di nuovo e ancora qui. Per mantenere l’utopia. E le cose impossibili.

 
Buona stagione cinematografica a tutti voi.

  

 

EDITORIALI DELLA SCORSA STAGIONE

 

 

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