


DIETRO L'ANGOLO
REGIA: Jordan Roberts.
CAST : Christopher Walken, Josh Lucas,
Michael Caine
SCENEGGIATURA: Jordan Roberts
A cura di Luca Lombardini
FIGLIO, PADRE, E ANCORA FIGLIO
Commuove e riscalda il cuore questo dramma dal sapore dolce e amaro, che
racconta l’incontro di quattro generazioni di uomini,
messe improvvisamente a confronto dal destino e costrette a fare i conti con le
nascoste verità della loro famiglia. Nato inizialmente come piece teatrale sul
rapporto padre-figlio, Dietro l’angolo viene
portato sul grande schermo dal produttore Elliot Lewitt che, colpito dal mix di dramma e umorismo che anima
la sceneggiatura dello stesso Roberts, decide di
farne un film, affidandone la regia proprio allo stesso sceneggiatore. Dietro
l’angolo è la storia di un viaggio purificatore, intrapreso da due padri
e un figlio-nipote, per esaudire l’ultimo desiderio di un nonno morto
appena qualche ora dopo aver trascorso una serata insieme alla sua famiglia. Roberts “si sottrae in quanto
autore”, e per tutta la durata della pellicola si limita a documentare la
rottura degli equilibri e gli stravolgimenti emotivi di una tranquilla famiglia
americana, causati dall’inaspettato ritorno di un padre immaturo. Il suo
stile , ancora acerbo, è però carico di personalità e
solo apparentemente superficiale. Spalleggiato da una fotografia asciutta ed
essenziale, che dà il meglio di se quando è alle prese con tramonti e albe
nascenti, il regista lascia esprimere liberamente Caine
e Walken, alternando abilmente i toni malinconici e
grotteschi della vicenda. Nonno Henry (Michael Caine), pur rimanendo in
scena per solo venti minuti, rappresenta la quercia che ha tenuto unita una
famiglia lacerata da fughe e disgrazie; da lui nascono tutti i rami e da lui
ritornano quando si trovano alla fine del loro cammino. La sua morte è
l’elemento catartico sul quale poggia tutto il film, la sua folle scatola
cinese, fatta di buste take-away di un fast food,
rappresenta il percorso che i due padri e il nipote dovranno seguire per
perdonarsi e riavvicinarsi. Turner, padre assente e
musicista caduto in miseria, ha il volto di Christopher
Walken, angelo anarchico con i capelli dritti,
scacciato dal paradiso. Il suo ritorno è un’apparizione mistica (la rivelazione
finale lo confermerà) che costringe il figlio (Josh Lucas), ora cresciuto e a sua volta padre,
a tardivi quanto rabbiosi confronti con il genitore. Su questi tre punti fermi,
Roberts costruisce una sovrastruttura fatta di equivoci sorridenti e di angoscianti segreti, che procede
senza esitazioni tra l’alternarsi dei diversi registri. I dialoghi,
sempre verosimili ed efficaci, coinvolgono lo spettatore nelle
originali peripezie di questo piccolo nucleo familiare; le psicologie,
molto curate, conferiscono credibilità alla vicenda anche nei momenti più
surreali. La ciliegina sulla torta, inutile nasconderlo, sono
i due premi oscar, anche se trasandati e con qualche ruga di troppo, assicurano
al film un valore aggiunto. Se Caine, a causa del minutaggio, rappresenta il motore “spirituale”
della vicenda, Walken ruba la scena anche al talentuoso Lucas, riempiendo i
vuoti e impreziosendo l’opera prima di Roberts
con il suo campionario di sguardi tristi, e di improvvisi
scatti emotivi ( basta pensare alla scena del ballo della “tribù”).
Intorno a questi due mostri sacri una giovane promessa (Lucas),
che in un’ora e ventidue minuti conferma tutto quello che di buono si
dice su di lui, e il piccolo Zach (Bobo), il personaggio più affascinante dopo quello di Turner-Walken, che
divora con i suoi occhioni questo viaggio
incredibile, allietando con la sua ingenuità i momenti più tristi.
(06/05/05)