

PASSO 2: IL NUOVO CINEMA INFETTIVO DI
DAVID CRONENBERG
A cura di Davide Ticchi
1 – SCIENZIATI DEMONIACI
Se la clinica osservazione empirica attraverso la quale
cominciava a entrare in gioco il medium
cinematografico segnava la primissima svolta artistica della carriera David Cronenberg, il nuovo percorso da lui affrontato bada molto più
alle cause scientifiche e psicologiche proprie del subconscio umano che ai
paradigmi delle sue azioni, e quindi afferma gli effetti materiali della natura
umana.
Se ad attuare e vanificare ogni qual tipo di esperimento antropologico era uno scienziato pazzo
invisibile, perché teorico della scienza e perché teorici gli effetti della sua
stessa dottrina, a partire da Il demone sotto la pelle (Shivers)
questa figura cardinale per il teorema cronenberghiano
acquista una fisionomia standard.
Se in precedenza lo scienziato “razionale e
incoerente” si occupava di scagionare e rianalizzare
luoghi comuni della psicologia cognitiva, sempre nel 1975 con Shivers lo scienziato “rivoluzionario e
coerente” (aka pazzo) si occuperà di introdurre
e verificare manualmente la funzione psicoplasmica di agenti esterni innestati nelle viscere umane, e in grado
di sconvolgere e riadattare la loro funzionalità organica.
In borghese (Shivers,
Brood) ed in camice ospedaliero (Rabid), la figura dello scienziato pazzo assurge a
causa complementare di effetti devastanti per
l’intera umanità. Nei primi due horror venerei (gli unici lavori di Cronenberg che si possono considerare horror
nell’accezione comune) il morbo diffuso dai rispettivi esperimenti
“sessuali” (Shivers) ed
“epidermici” (Rabid) porta infatti la cittadinanza ad un simultaneo stato di rabbia e
selvatichezza, cui il creatore di un simile virus non potrà mai provare sulla
propria pelle. E’ evidente la critica mossa da parte di Cronenberg verso il “pericolo della scienza”,
se utilizzata come metodo di affermazione individuale
o peggio di astrazione sublimale dalla desolante e ridondante realtà canadese.
Nel primo (Shivers) la causa è la costruzione di un impianto denominato “Arca di Noè”, nato per favorire un progressivo deflusso dalle
città verso un “oasi felice dove riposarsi e stare bene”,
pubblicizzato nei grossi centri si erge su di un isolotto in tutta la
sua antiemotività suggerita dal grigio degli esterni e dal vuoto-kitsch
alienante percepibile negli interni. Nel secondo (Rabid)
la causa “scenografica” si confonde tra le brulle distese di erba marrone e le superstrade sottili dove i veicoli
corrono e rischiano di scontrarsi, come accade nell’incipit del film. Una
grande fascinazione subita
da Cronenberg per questi paesaggi, contrapposta a
consapevolezza della mancanza di una via d’uscita felice, di una valvola
di scarico che non sia la “violenza”. Il tema
maggiormente universale dell’auto-affermazione da parte di scienziati un
po’ istrioni, che non hanno niente da perdere se non la vita degli altri,
lampante traccia distorta della loro presenza. Solo in Brood infatti la
responsabilità delle loro azioni emerge quando ancora loro sono in vita,
alimentando una vena misteriosa ed investigativa che trasfigura già
l’horror originario nel dramma oscuro della materia psichica.
La presenza di istituzioni
indipendenti dove si pratica della ricerca scientifico-chirurgica rende in
qualche modo futuristici i temi trattati da questi tre film, significativi e
importantissimi per la notorietà registica di David Cronenberg. Infatti un attento e
ormai affermato cineasta come Martin Scorsese trova il modo di visionare e apprezzare Shivers, lavoro realizzato a Montreal, costato
180.000 dollari canadesi e fruttuoso anche al Festival di Cannes 1975, facendo
rimanere celebre la propria battuta: “Dopo la visione del film avevo
paura di incontrare il regista!”. Cinema per l’epoca
destabilizzante e innovatore, quello di David Cronenberg
introduceva una nuova interpretazione del gergo cinematografico, come un medium
razionale tramite il quale poter teorizzare e “sperimentare” i
nuovi orizzonti astratti della fisionomia umana.
Per quanto concerne Rabid,
sorta di seguito filologico della teoria “infettante” anticipata
già in Shivers, si ricorda che la
partecipazione della pornostar Marilyn
Chambres al ruolo di attrice
protagonista al posto di Sissy Spacek
fu resa necessaria dalla ferrea esigenza del produttore esecutivo, amico di Cronenberg e realizzatore delle musiche Ivan Reitman, per un’aspettativa di maggiore attrazione di
pubblico. La libertà di scegliere il proprio cast e i propri collaboratori pervenne a Cronenberg solo dopo la
realizzazione di un altro personalissimo progetto varato: Veloci di mestiere
(Fast Company), un appassionato ed intimo sguardo su quella che è sempre
stata la grande passione di Cronenberg, ovvero
l’automobilistica, e nello specifico filmico le corse di dragster. Un lavoro praticamente autoreferenziale ma già contenente una sequenza edonistico-meccanica (quella dell’olio sui seni nel
rimorchio) che sembra anticipare il tema univoco del futuro Crash.
Brood finora si presenta invece come la
più alta e articolata rappresentazione cinematografica di un tema trascendente
e nuovo per Cronenberg come quello della forza
telepatica legata all’impulso inconscio di violenza, che smuove esseri
deformi e vendicativi verso indicibili efferatezze con la sola forza del
“rancore”. Prodotto con l’ausilio di Pierre
David e Victor Solnicki il film si rivela un prodotto
altamente apprezzato dalla critica e di discreto
successo tra il pubblico, confermando e anzi avvalorando l’emergente
talento di David Cronenberg nel panorama
internazionale della settima arte. Costato 1.4000.000 dollari canadesi Brood annovera nel proprio cast nomi importanti come
quelli di Oliver Reed e Samantha Eggar, insieme ad
altri meno accreditati di vecchi amici e primi collaboratori di Cronenberg come Gary McKeehan.
Partorito da uno spiacevole fatto privato come quello
della disputa di una figlia con la propria moglie dopo
il divorzio, Cronenberg ha sempre parlato di Brood come della sua personale versione di Kramer contro Kramer.
L’intreccio narrativo che si sviluppa per
“indagine” si pone come modello particolarmente funzionale e
sfruttato da Cronenberg nei film che seguiranno Brood, una sorta di metempsicosi psicoplasmica
di ogni atto impulsivo e inconsapevole che porta al
degrado esistenziale ogni essere vivente.
FINE 3° PARTE