


CRIMEN PERFECTO
REGIA: Alex De La Iglesia
CAST: Guillermo Toledo, Mònica
Cervera, Luis Varala
SCENEGGIATURA: Alex De La Iglesia,
Jorge Guerricaechevarría
A cura di Gianluigi Perrone
DELITTO “FERPECTO”
Rafael è un
fanfarone, un dongiovanni della domenica che si pavoneggia volgarmente sul
posto di lavoro. Un eroe dei nostri giorni, purtroppo. Un Costantino Vespasiano
qualsiasi. Lì, dove lavora, nel reparto abbigliamento femminile di un centro
commerciale, a suo modo è un re. Lì è nato e cresciuto. Probabilmente abita
anche lì dentro. Si spupazza le colleghe ed è
ammirato ed invidiato dai colleghi, la cui “normale vita da
impiegato” disprezza e rifugge. Gli manca solo uno scalino per il trono: diventare
caporeparto e poter schiacciare l’odiato rivale,Don
Antonio. Ma questi gliela fa sotto il naso,superandolo
in vendite e raggiungendo lui la carica. Rafael, prevaricato ed avvilito, sull’orlo
del licenziamento, trova l’occasione per liberarsi letteralmente del
rivale e conquistare la meta del migliore. Il caso vuole, però, che a conoscere
il suo segreto sia proprio quel nessuno invisibile, brutto
tanto fuori quanto dentro,schiavo della televisione-trash, delle micro-collezioni da edicola, dei clown tristi. E questa sarà l’occasione del riscatto sociale.
De la Iglesia è sempre stato uno che mira all’eccesso ed al
grottesco sin dai primi film (El Dia De La Beastia, Azione Mutante). In Italia ci siamo persi i suoi
lavori più importanti (Perdita Durango e 800 Balas) ma i nostri distributori sembrano preferire le sue
pellicole più “moderate”(che per De la Iglesia
è un termine da prendere con le pinze), più tendenti alla classica black-comedy,cattivissima ma di
puro intrattenimento, come per il precedente La Comunidad
con Carmen Maura. Crimen Perfecto
appartiene a questa tipologia di film: meno estremo, meno
horror ma con una vena macabra sempre pulsante e soprattutto irriverente. Anche ad Alex De la Iglesia fa schifo questa tv di merda
fatta di modelli idioti e di folli “(de)filippiche” fuori luogo.
Sin dallo stile registico, spesso volutamente
eccessivo, si riprende il “modus filmandi”
dei “serial-filmaker” da fiction e da
patinati spot-tv (la scena iniziale sembra una pubblicità da dopobarba). Lo
stile pulito e decentemente vanesio si contrappone a quello frenetico ed
esagerato della caduta sociale ed umana del protagonista, ed ancora statico e
monotono al limite dell’agghiacciante (Hitchcock
è citato a piene mani) quando ci addentriamo nella vita della
carnefice, squallida Lourdes. Scena top del film è senza dubbio quella
in cui si conosce la famiglia di lei, in tutta la sua
pateticità. Non si risparmia nessuno. Imbecilli i belli che vivono frivolamente
aggrappati con le unghie alla loro pochezza e imbecilli anche i brutti che riescono
a trovare negli intellettualmente mediocri un’ ideale
di vita che diventa un volersi rimescolare nella fogna. I primi esistono solo
perché sono i secondi che ne fanno i soliti idoli da massaie che ormai ci hanno
stancato. Crimen Perfecto
si affloscia nel finale, decisamente troppo sbrigativo
e banale ma ripaga l’ora e mezzo di ciniche sghignazzate alle spalle
degli antipatici della nostra società che ormai siamo costretti a conoscere. La
Spagna è purtroppo simile all’Italia in questo senso, però da loro ci
sono diversi autori taglienti (come De la Iglesia) che
hanno la possibilità di esprimere il loro dissenso verso questa
estesissima crisi culturale. Da noi no. Da noi
sembrano quasi tutti uguali, con lo sguardo spento nel vuoto.
(19/04/05)