CRAZY N’ THE CITY

REGIA: James Yuen
SCENEGGIATURA: James Yuen, Law Yiu-fai, Jessica Fong
CAST: Eason Chan, Joey Yung, Francis Ng


A cura di Alessandro Tavola

FAR EAST FILM FESTIVAL 05’ REPORT : SPLIT MOVIE

La storiella del quartiere di Wanchai descritta dallo sguardo di una coppia di poliziotti classica, l’esperto e la novizia, il tutto in chiave comica. Sembra partire proprio così Crazyn the city, come una commedia senza troppe pretese, con la sua tranquillità descrittiva e qualche sorriso.
Ma la banalità prima e lo stacco fin troppo drammatico poi determinano l’affondamento totale del film.
Difatti fin dall’inizio tutto consiste in un susseguirsi di siparietti più o meno comici, coi due in divisa alle prese con le varie personalità che popolano il quartiere, tra sketch già visti, caratterizzazioni delle più classiche con i moralismi della protagonista, le vecchiette o il pazzo girovago, tutto senza cenno della benché minima atmosfera o stile della messa in scena, tanto da farlo sembrare più che un film un telefilm, lacunoso sotto tutti i punti di vista, che non riesce nello scopo che sembra essere prefissatosi, descrivere persone e cose del quartiere.
Noioso e anonimo, asciutto inspiegabilmente visto il retrogusto quasi ricco che ogni tanto emerge da alcune battute ma che riesce a manifestarsi totalmente nelle immagini solamente nella seconda metà: di botto infatti, quasi si trattasse di un cambio di regia se non addirittura di un film differente, vengono a galla i diversi passati cupi e tristi dei protagonisti, subentra un serial killer, inizia a piovere, partono le indagini ed è quasi sempre notte.
Senza dubbio si tratta di una mossa spiazzante da parte di James Yuen che riesce a dimostrare di saper tessere i fili della tensione in maniera egregia, dando vita ad una abbondante mezz’ora di buon umido cinema noir poliziesco dotato di notevole e abbastanza avvolgente atmosfera ed una ben chiara ricerca della tensione. Ma la bruttezza della prima parte non può trovarvi la propria ancora di salvezza, visto che non basta un dramma ben realizzato per cancellare una scialba commedia tediosa che riesce solo a dare aborto all’interesse di chi guarda. Peccato.
Dimenticato il come e focalizzato il cosa viene da chiedersi che ne avrebbe fatto Spike Lee.

(08/05/05)