

LA CONTESSA BIANCA
REGIA: James Ivory
CAST: Ralph Fiennes, Natasha Richardson, (Vanessa Redgrave)
SCENEGGIATURA: Kazuo Ishiguro
ANNO: 2005
A cura di Giuseppe Mariani
LA CONTESSA E IL FANTASMA
L’iconografia patinata di James Ivory, indiscussa vestale del formalismo manierato e
calligrafico, è riconoscibile fin dai titoli di testa
di LA CONTESSA BIANCA. “Un bal: reverie, passions”;
la musica (tutt’altro che nei
“fantastici” paraggi di E. Berlioz) da
“foglio d’album” ottocentesco accarezza le nostalgie di una
nobildonna russa finita in disgrazia, vittima della rivoluzione bolscevica.
Esiliata nell’esotica e cosmopolita Shanghai del 1936, al tempo delle
crudeli invasioni nipponiche, la donna è costretta a sbarcare il lunario
esercitando l’umiliante professione d’“entreneuse”,
all’occorrenza prostituendosi, in locali di dubbia fama. Romantica,
affascinante e mite eroina d’altri tempi, vedova con marmocchia e
parenti-serpenti a carico, la contessa Sofia (Natasha Richardson) pone rimedio alla sua
tormentata e misera esistenza grazie alle disinteressate attenzioni
dell’eccentrico Jackson (Ralph Fiennes), un ex diplomatico
americano non vedente, molto stimato in loco. Costui la vuole come
“star” di grido nel locale dei suoi sogni, La
contessa di Shanghai – omaggio al titolo nobiliare ed al candido
fascino emanato dalla donna -, destinato a diventare uno dei più esclusivi
della città. In quella sorta di paradiso terrestre, metafora di una cecità
interiore, oltre che fisica, il tempo trascorre tra romanticherie e nostalgie
varie ed assortite, fumisterie filosofiche da romanzetto d’appendice,
champagne e cabaret, musiche esotiche, drink and jazz, mentre la guerra bussa
alle porte e il mondo, le vite e i sentimenti dei protagonisti cadono a pezzi,
nell’egoistica indifferenza dell’uomo. Fino a
quando… Dopo venti minuti circa di proiezione il film inizia ad imbarcare
acqua; a trenta è in procinto di affondare; verso i quaranta, si è
definitivamente inabissato. Restano ben novantacinque minuti - la durata
di un (vero) film! - ai quali non ci sottraiamo per dovere di cronaca,
rassegnati a sopportare il “terribile moscone della noia”. Il fuoco
dell’inferno brucia meno delle gelide forme che si stagliano in quella
sorta di limbo filmico di disperante “biancore” e
d’inamovibile, piatta, vacuità. Non c’è verso di sfogare (nemmeno)
in pianto (per chi abbia nelle ghiandole lacrimali il punto della sua migliore
sensibilità), né di provare robuste emozioni. Basato sulla sceneggiatura
originale di Kazuo Ishiguro - lo
scrittore giapponese già collaboratore di Ivory in Quel che resta del giorno, riadattato
per lo schermo il suo omonimo romanzo -, LA
CONTESSA BIANCA è un vuoto e tedioso esercizio di stile,
un’oleografia manierata e decorativa in una cornice di gran lusso.
Leccata al punto giusto, alla maniacale perfezione
formale della messinscena (fotografia, location, musiche, direzione degli
attori), per non parlare della banalità dei dialoghi (contributo nefasto del
doppiaggio a parte), corrisponde una caratterizzazione dei personaggi
decisamente superficiale che spinge gli interpreti, abbandonati a se stessi, a
recitare sopra le righe, a tratti in maniera imbarazzante e grottesca. Ciò vale
particolarmente per Fiennes,
tutt’altro che convinto e convincente, che si
rivela capace di trasformare in caricatura un personaggio assai complesso ed
interessante, perlomeno sulla carta. In un clima espressivo così carente, o per
meglio dire soffocato da un’estetica minuziosa ed ingombrante, dunque
fine a se stessa, nonostante le ambizioni di uno script aperto ad una
molteplicità di tematiche (l’esistenza,
l’amore, la nostalgia, l’amicizia virile, la lealtà, la guerra, la
politica, il pregiudizio…), i contenuti ed i “significati” si
sfaldano e scadono in siparietti d’innocue romanticherie, in sterili e
prevedibili aneddotiche, in aridi pistolotti morali e sentimentali. Inespressivi
oltre misura, ai margini della vicenda, tra i comprimari scorgiamo, la grande,
straordinaria Vanessa Redgrave, per una
manciatina di secondi, in una comparsata “fantasmifica”, meno che marginale, distratta ed
insignificante, appena degna di una “generica” qualsiasi. Eppure (forse trattasi di un espediente per richiamare i
fan), nella locandina ufficiale, il nome dell’attrice inglese è posto ben
in vista, affiancato ai nomi degli interpreti principali.
(15/02/06)