CONSTANTINE

REGIA: Francis Lawrence
CAST: Keanu Reeves, Rachel Weisz, Tilda Swinton
SCENEGGIATURA: Kevin Brodbin, Frank A. Cappello


A cura di Pierre Hombrebueno

NON E’ MERDA TUTTO CIO’ CHE NON LUCCICA

Probabilmente non bisognerebbe mai pretendere molto dalla recente invasione di film fumetti (Constantine è tratto dalla DC Comics HellBlazer), insomma, non siamo tutti dei Burton o dei Raimi. Una cosa però va detta: Francis Lawrence, grazie soprattutto all’esperienza avuta girando video-clip musicali, non è un incapace raccolto in mezzo alla strada. Se questo film non è classificabile come “Totale merda”, lo dobbiamo a lui, alla sua non trascurabile padronanza della macchina da presa.
La prima scena dell’esorcismo colpisce ed affonda l’occhio dello spettatore: Keanu Reeves circondato da un’aria di coolness post-matrix potrebbe dare fastidio, ma appena vediamo il dettaglio sulla sigaretta, che in seguito capiamo essere un inserto non diegetico reiterato, il fulcro dell’interesse si butta immediatamente sulla regia, osservando e sviscerando i velocissimi movimenti di macchina, ammirando Lawrence e la sua totale capacità di gestione spaziale.
Constantine ha una grammatica filmica molto curata e tenuta d’occhio; con assoluta precisione, Lawrence inquadra e raccorda gli sguardi e i movimenti con la grandezza scalare del quadro, suscitando una fluida continuità spaziale. Molto funzionali anche le strutture d’aggressione: quandomai la fluidità spaziale viene interrotta, o meglio, bloccata dai passaggi da piani stretti a piani larghi, a beneficiarne è il ritmo filmico che cresce con dinamismo, provocando effetti onirici nel tempo d’azione.
Constantine è e rimane però un film “fighetto”, che non può di per sé rinunciare a fare il figo in ogni singolo momento della messa in scena, e il problema arriva a porsi sul piano semantico nell’organizzazione interna dei significati e dei segni. Più che fare un buon film, qui si pensa a fare il figo a tutti i costi, e se l’estetica esterna può ancora beneficiare della mano di Lawrence, che ci regala più momenti suggestivi (come ad esempio la scena dove tutte le luci della città si spengono, salvo quella che emana la statuetta della Madonna dietro i protagonisti), l’estetica interna di ciò che non viene mostrato ma detto e riferito, si fa dura a digerire.
Difetto di Constantine è l’aver dato la precedenza nell’essere cool piuttosto che alla finalità di fare del sano e buon Cinema, e soprattutto nelle ultime scene si nota in Lawrence la difficoltà di coniugare entrambi: la suggestionalità diventa involontariamente trash, con tanto di propaganda anti-fumo (sbagliato no, ma questo non è uno spot del ministro della salute). Il lunghissimo sintagma del faccia a faccia tra Lucifero e il protagonista è inutile nella sua dilatazione discontinua, ci sembra di essere finito nella più profonda spazzatura dove la potenzialità della sintassi viene messa da parte, giocando sui dialoghi e primi piani degni di un faccia a faccia politico/trash/televisivo. Che Lawrence non abbia mai sentito parlare del Montage Sequence post 2000? Perché giocare con le tecniche videoclippare all’inizio e abbandonarlo proprio nella scena clou finale, quando più che mai c’era la possibilità di esplorare il tempo cinematografico nelle sue varie compressioni/scansioni?
Dopo 10 minuti di visione, ci eravamo quasi commossi: “Oh, allora esistono ancora blockbuster movies con registi capaci di valorizzarli”, ma alla fine del film, un fastidio tremendo ci è salito dallo stomaco.

 

(08/03/05)