


ENZO G. CASTELLARI: INTERVISTA
A cura di Luca Lombardini
Assumere una posizione distaccata e “giornalistica”, quando
si parla di Enzo Girolami, alias Enzo G. Castellari, è per me praticamente impossibile. Sia perché i
suoi film, i suoi personaggi, le sue storie, mi sono sempre state vicine fin
dall’adolescenza, sia perché un
anno fa, grazie ad un intuizione di Gianluigi Perrone
(non finirò mai di ringraziarti), sono riuscito a realizzare il mio sogno
fanciullesco, incontrandolo in un soleggiato pomeriggio di giugno. Reputo Castellari uno dei registi più importanti del cinema
italiano, e non solo. Il nostro paese a lui deve molto, perché grazie alle sue
opere si è fatto conoscere in tutto il mondo, durante il ventennio d’oro
del nostro cinema di genere, a cavallo tra gli anni sessanta e gli ottanta. Castellari ha di fatto inventato due filoni del nostro
cinema, il poliziesco, e il futuribile (o post-atomico), e ne ha resuscitato un
altro, il western, che prima di Keoma sembrava
destinato ad una prematura scomparsa. Lui più di tutti ha ispirato registi che
sono diventate delle vere e proprie icone mondiali del cinema, basti pensare
all’uso del ralenti di John Woo
(preso pari pari dai sussidiari illustrati firmati Castellari), senza scomodare per forza il solito Tarantino. La nostra illustre critica cinematografica ha
provato a farlo cadere più volte, ma non ci è mai riuscita, ha vinto qualche
battaglia, questo si, ma dalla guerra Castellari è
uscito vincitore e a testa alta. Mentre ora tutti lo cercano e lo vogliono, noi
lo abbiamo incontrato, cercando di ripercorrere insieme a lui la sua infinita
carriera………
Cominciamo parlando della
rassegna veneziana dedicata al cinema di genere italiano. Chi era presente ha
parlato di un successone, tu come hai vissuto quest’esperienza?
In maniera straordinaria! Soprattutto l'incontro ed i quattro giorni passati
con Quentin Tarantino e Joe Dante. Quentin è un genio che
regala energia, fantasia, amore per il Cinema ed una resistenza fisica da
sopportare dalla sera all'alba proiezioni e proiezioni... un miracolo della
natura. Joe è un gran signore con una compostezza ed
una semplicità che ti mettono a tuo agio appena lo conosci. Mi chiamava Girolami, dichiarando subito di sapere tutto di me e di mio
padre. Assistere poi alla proiezione di "Quel maledetto treno blindato"
con alla mia destra Joe e alla sinistra Quentin è stato emozionante per tutte le domande che mi
facevano. Quentin era felice perchè
vedeva il film per la prima volta sul grande schermo e poi perchè
era al mio fianco!!! Il giorno dopo, a pranzo, mi ha letto tutte le modifiche
che avrebbe fatto sul mio film nel suo remake... qualcosa di travolgente,
soprattutto l'inizio che vede una battaglia tra un gruppo di marines "Comanche" ed
una squadra di SS...con lo scotennamento dei tedeschi
ed il ritorno al campo base dei marines con gli
scalpi alla cintura !!! Fichissimo !!! Molto, molto tarantiniano !!!
Iniziamo il viaggio nella tua
filmografia con “Vado l’ammazzo e torno", film del 1967 che
anticipa di qualche anno lo spirito dei Trinità. Se non sbaglio è il tuo primo
film firmato senza pseudonimo anglo-americano. Parlacene un po’.
Avevo già diretto diversi films in precedenza. Nel
'60 un po' più che ventenne girai "10 italiani per un tedesco"
diretto sulla carta da Filippo Ratti ma lo girai quasi tutto io. Poi tutti i films con la regia di Leon Klimosky, coprodotti da mio
padre, ero sempre io a dirigerli. Quindi l'occasione di "7 winchester per
un massacro" che firmai per la prima ed unica volta E.G.
Rowland e quindi "Vado, l'ammazzo e torno"
firmato Enzo G. Castellari ... Edmondo Amati, con il
quale avevo lavorato come aiuto in molti suoi films
mi chiama per l'ennesimo come aiuto ma gli dico che ormai sono passato alla
regia : "Portami un progetto e se mi piace te lo faccio dirigere."
Mio zio Romolo (Girolami) Guerrieri aveva un bel
soggetto western e me lo passò...piacque al produttore e mi fece fare il film !
Nasce così "Vado, l'ammazzo e torno!". Lo stile scanzonato e ricco di
humor me lo suggerì il favoloso TITO CARPI, la
persona più straordinariamente intelligente, colta e divertente che abbia mai
conosciuto. E' stato il mio più grande collaboratore ed amico. Sceneggiatore
poliedrico e prolifico che non ha mai avuto il riconoscimento ufficiale di
queste sue doti per la sua infinita modestia. Lo ringrazio ancora per avermi
supportato e sopportato per tantissimi films. Il film
ebbe uno straordinario successo ovunque, in Italia e nel mondo e mi permise di
continuare la carriera con il cognome di mia madre ! Lo stesso produttore che
realizzerà i "Trinità" Italo Zingarelli,
dopo il successo di "Vado, l'ammazzo e torno!" mi propone un film
western con lo stesso humor che ho usato nel mio
film, giudicandolo vincente...coppia scelta Terence Hill e Bud Spencer. Renato Izzo scrisse la sceneggiatura ma poi Terence
s'impegnò per un altro film ed a sostituirlo Zingarelli
chiamò Antonio Sabato...ma purtroppo non trovò tutti i soldi per farlo ed io
accettai altri lavori...chissà se lo avessimo fatto...
Due anni dopo giri “Ammazzali
tutti e torna solo” pellicola dal piglio picaresco con Giovanni
Cianfruglia a dir poco in stato di grazia. La frase di lancio lo annunciava
come “il miglior western del 1969”. Tu che ricordo hai?
Un gran divertimento !!! Scelsi Chuck Connors dopo averlo visto in tanti films
e la sua fortunata serie televisiva americana "Rifle-man".
Ma Chuck arrivò a Roma con un grande problema fisico,
gli avevano asportato un rene e doveva bere continuamente acqua
distillata...anche nelle ramblas dell'Almeria e,
purtroppo, non poteva muoversi ! Una vera difficoltà, soprattutto perchè il suo ruolo era tutto d'azione dal primo fotogramma
all'ultimo...e non fu neanche facile trovare una controfigura, Chuck era alto due metri e più...ma il mio piacere e la mia
abilità nel girare tutto quello che è "azione" venne in aiuto ed alla
fine del film il suo ruolo riuscì perfettamente e sembrava sempre lui in ogni
scena d'azione del film. Mi sono divertito molto in questo film anche usando il
pasoliniano Franco Citti in
un ruolo insolito per la sua carriera ma fu un piacere lavorare con lui che
venne con suo fratello Sergio al quale ho fatto fare lo stuntman ! Molti amici
nel cast : Cianfriglia per primo, poi Alberto
dell'Acqua, Leo Anchoriz, Frank
Woolf..ed il mio stuntman preferito Rocco Lerro. Abbiamo passato due mesi di autentico divertimento.
Il genere che ti ha lanciato, e quello
che forse più ti rappresenta, è il western, all’interno del quale hai
girato opere efficaci ed innovative come quelle appena citate, prima di
resuscitarlo con uno dei tuoi film più belli : “ Keoma”
. Cosa rappresenta per te questo genere, e quanto ti dispiace che sia, salvo
rare eccezioni, morto a livello produttivo da ormai molti anni?
"Keoma" è il film che amo di più, quello
che ho girato e montato con una serie di innovazioni che poi geni come Tarantino, Woo e Sam Raimi hanno riconosciuto come
autentiche "trovate" cinematografiche. Ancora oggi, quando ho occasione
di rivederlo con il pubblico, in tante manifestazioni e festival nel mondo,
continuo ad amarlo profondamente ed apprezzarlo ogni volta che assisto alle
varie proiezioni in tutte le lingue ! Il "western" non morirà mai, è
stato il primo film girato nella storia del Cinema "Assalto al treno"
di Porter e resterà sempre il genere che il pubblico
si aspetta...ed io non lo deluderò...
Facciamo un salto di qualche anno. Nel
1973 con il tuo “ La polizia incrimina la legge assolve” dai il via
al filone del poliziesco italiano. Il film oltre ad essere uno dei tuoi
impedibili di sempre, crea una serie infinita di surrogati. Come è stato
girarlo e quale fu la tua posizione nei confronti delle pellicole italiane che
proprio al tuo film si ispiravano?
Sempre Edmondo Amati mi propose di fare un poliziesco ed io gli dissi che lo
avrei fatto ma seguendo lo stile di "Gateway"
di "Bullit" e del "Braccio violento
della legge". Il produttore fu subito d'accordo e mi diede ampia libertà
nello scrivere la storia...con TITO CARPI naturalmente. Con Tito scrivemmo una
delle nostre migliori sceneggiature. Il film ebbe un successo straordinario in
tutto il mondo. Negli States ancora oggi è fra i
preferiti nei blockbusters. Dopo questo mio successo
seguirono una serie infinita di altri films italiani
"ispirati" al mio...la mia posizione nei confronti di tutti questi
altri prodotti non l'ho mai potuta definire perchè
degli innumerevoli lavori realizzati dai miei colleghi io non ne ho mai visto
uno !!!
L’inizio de “ La polizia
incrimina la legge assolve” è semplicemente grandioso, con la scena
dell’inseguimento che fa tornare in mente i nove minuti di "Bullit”. Quanto ti sei divertito a girarla, e quali
escamotage tecniche hai usato?
E' stato magnifico collaborare con Remy Julien, uno straordinario stunt
francese che realizzò tutto quello che gli chiedevo con una semplicità, una
professionalità, un coraggio ed una passione unica. E' stato e sarà sempre il
migliore. Tutto quello che vediamo oggi in TV ed al cinema vede sempre lui come
capostipite ! Ricordo i giorni nei quali abbiamo girato quell'inseguimento
e sento ancora l'adrenalina impazzarmi nelle vene. Io ero sempre nel camera-car guidato dalla moglie di Remy
la quale, nel seguirlo, doveva compiere le stesse acrobazie create dal marito
nel traffico vero della costa. Comunicavo con lei e con Julien
attraverso la radio suggerendo loro le eventuali modifiche ... solo che seguire
Remy con un mezzo nel quale erano piazzate le
Macchine da Presa, me, gli operatori ed altri della troupe da parte della
signora Julien era più difficile...ma v'immaginate
quando dovevamo precederlo per riprenderlo di fronte ? Quando doveva essere lei
a fare l'andatura e svicolare fra le macchine del traffico intenso, seguita da Remy ?!? Una sferzata di emozioni difficile da descrivere.
Ad ogni sosta qualcuno della troupe prendeva una scusa e scendeva...alla fine
mi sono trovato solo ed ho continuato a girare io in Macchina !!!
Tra le pellicole più famose del
poliziesco italiano, occupano un posto d’onore due lavori di tuo padre
Marino : “Roma violenta” e “Italia a mano armata”. Lo
sai che il tuo è uno dei rari casi cinematografici di figlio che influenza il
padre e non viceversa? Tuo padre ti chiese qualche consiglio prima di girare
“Roma Violenta”?
Quella fu una "particolare" storia. Dopo il grande successo del film
il produttore propose subito a Franco ed a me di girarne un altro...ma una
"piccola" questione finanziaria impedì questa realizzazione. Fu
chiamato mio padre che creò Maurizio Merli come copia di Franco : stesso
trucco, stessi vestiti, stesso nome, stesse azioni...ma il successo fu comunque
straordinario e ne fui molto felice per mio padre. L'unico rammarico fu quello
che il produttore impose a mio padre uno pseudonimo, cosa che ho sempre mal digerito.
Nel 1974 giri “Il cittadino si
ribella” anticipando le tematiche di uno dei film più famosi di sempre,
“ Il giustiziere della notte”. Come sei arrivato a concepire un
plot così forte e scomodo per certi versi? Come hai reagito all’etichetta
di reazionario che ti appiccicarono addosso subito dopo?
Il film era figlio del tempo, di quello che si viveva allora...il terrore
sull'uscio, la paura degli attentati, dei terroristi, della violenza dilagante
!(praticamente oggi !) Se un cittadino subisce tutto questo e non si sente
protetto dalle autorità e da nessuno, che fa ? O subisce in eterno o si ribella
!!! Lo vogliamo quindi considerare un reazionario ? Anch'io se dovessi subire
prepotenze, violenze, angherie, furti, percosse, rapimenti, l'incendio della
casa e non essere ne protetto ne difeso che farei? M'incazzerei
di brutto e mi difenderei da solo...ribellandomi al sistema e facendomi
giustizia da solo ! Se questo vuol dire essere reazionario bhè,
allora anch'io sarei un reazionario ! Però vorrei vedere tutte quelle belle
menti che mi hanno tacciato con quel titolo cosa farebbero se subissero tutto
quello passato dal mio protagonista ! Comunque questo film uscì negli U.S.A.
con il titolo "Street low" ed ispirò quella
lunga serie di films di Bronson.
Non è poco !!!
Con questi due film inizia la tua lunga
collaborazione con uno dei volti più rappresentativi del cinema italiano :
Franco Nero. Ti ricordi il vostro primo incontro? Cos’è che vi lega così
fraternamente, visti i rapporti di profonda stima e amicizia che ci sono tra
voi?
Franco Nero è l'attore italiano più conosciuto nel mondo. L'attore scelto dai
più grandi registi del mondo. Il volto più affascinante, lo sguardo più
intrigante, la recitazione più sciolta di tutti i nostri attori...ma proprio
per questo allora per me fu molto difficile contattarlo. La sua agente non ha
mai facilitato quest'incontro e poi (dichiaratomi da
Franco gli anni seguenti) molti miei colleghi gli parlavano malissimo di me ! E
fu proprio per questa ragione che accettò d'incontrarmi ma il tramite è stata
la sua parrucchiera personale, Giusi Bovino, che iniziò la sua professione con
mio padre e per questo gli rimase sempre riconoscente e fece di tutto per farmi
incontrare con Franco. Fu "amore professionale a prima vista" !
Comunicammo subito, abbiamo gli stessi gusti cinematografici, amiamo gli stessi
films, la stessa carica emotiva, lo stesso entusiasmo
e la stessa passione per il Cinema...ancora oggi...anzi oggi ancora di più !!!
Torniamo un attimo sui due film appena citati.
Per l’ambientazione scegli Genova, città meravigliosa, ma lontana dalle
coordinate delle capitali del poliziesco tricolore, come Roma , Napoli o
Milano. Come mai la tua scelta è ricaduta proprio su Genova?
Edmondo Amati mi lasciò libero di girare l'Italia in cerca della città che
preferissi. La girai in lungo ed in largo e, quando giunsi a Genova, capii
immediatamente di essere arrivato nella città ideale per il mio Cinema. Il
porto, l'angiporto, i carruggi, le colline, il mare e le sue stupende cittadine...era
la location che cercavo !!! Ancora oggi, se realizzerò il remake de "Il
cittadino si ribella", tornerò con il massimo dei piaceri a Genova.
Arriviamo al 1977, anno in cui con
“ Keoma” resusciti il western italiano.
Il film è un capolavoro che racchiude tematiche “shakespeariane”
e rimandi al cinema di Bergman, Peckinpah
e John Ford.
Io l'ho girato con tutto il cuore e tutta la mia professionalità ... ma per
parlare di Keoma ci vorrà una puntata a parte per
raccontare a tutti gli appassionati i tanti, innumerevoli fatti sulla nascita e
sulle riprese di "Keoma" !!!
Franco Nero è assolutamente incredibile
nel ruolo di questo antieroe malinconico e solitario desideroso di giustizia,
circondato da un’atmosfera plumbea dove incombe persino la peste. Cosa ti
porta a mettere in scena un personaggio dalle componenti psicologico-estetiche
così distante dai tuoi protagonisti western abituali?
Il soggetto è di Luigi Montefiori, un'intuizione
geniale, un'idea straordinaria nella quale mi sono immerso e ne sono stato
coinvolto alla prima lettura, ma la realizzazione del film è stata un'altra
grande avventura piena di imprevisti, difficoltà, problematiche che ho risolto,
con la collaborazione del produttore Manolo Bolognini e quella di Franco.
Abbiamo lottato contro tutto ma siamo riusciti a portare a termine l'opera.
Posso solo dire che "Keoma" rappresenta il
mio "io", la mia personalità come autore, il mio modo di girare, di
montare, di sonorizzare e di musicare ! Ho realizzato questo film riconoscendomici in tutto !!!
Nello stesso anno giri “ Il grande
racket” , primo di due film con Fabio Testi, dove c’è una delle
sequenze più belle del cinema d’azione italiano, quella in cui Testi,
intrappolato nell’abitacolo viene fatto precipitare in un burrone. Come
hai fatto a girarla e a dargli quell’effetto di
grande impatto visivo ?
E' la domanda che da anni mi fanno in qualsiasi manifestazione io vada. Molti
colleghi, anche di grande importanza filmica, hanno tentato in ogni modo di
"farmi parlare"! Hanno "torturato" i miei collaboratori,
hanno visto e rivisto la sequenza in moviola...ma nessuno è mai riuscito a
riproporla !!! Probabilmente Castellari, nel remake
de "Il cittadino si ribella" ne darà una nuova versione !!!
I tuoi film d’azione terminano
spesso con un regolamento di conti in uno spazio chiuso : un magazzino, un
capannone ecc…Come mai questa costante? Non è forse un richiamo ad
“Un dollaro d’onore”, visto che ami tanto i western?
Adoro i metalli contorti, i macchinari arruginiti, le
fabbriche abbandonate, i depositi distrutti... questi elementi sono la base
delle mie inquadrature, mi suggeriscono quadri pieni di pathos e mi facilitano
l'inventiva per tutte le scene d'azione...ricordano soprattutto i miei quadri
all'Accademia di Belle Arti di Roma, in Via Ripetta...i
miei professori, Guttuso, Gentilini,
Montanarini, li ritenevano opere molto valide ed
assolutamente personali. Guttuso mi chiamava
"l'artista contorto" e questo mio stile pittorico si rispecchia in
ogni mio film, in ogni mia inquadratura...non ne posso fare a meno !!!
Siamo nel 1978 anno in cui esce “
Quel maledetto treno blindato”, grande film che strizza l’occhio a
“Quella sporca dozzina”. Nel film c’è tutto il Castellari pensiero : ritmo, azione, colpi di scena,
virtuosismi tecnici. Quanto ti è piaciuto girarlo ?
Molto ! Moltissimo !!! Anche su questo film si potrebbe organizzare un
seminario... ma la cosa più eclatante è stata quella che una strana e talmente
stupida legge, approvata dalla Camera e dal Senato, proibì improvvisamente di
usare le armi nel Cinema !!! Avvenne a metà lavorazione. Il caos s'impossessò
dei set cinematografici ! Il mio produttore rischiava di perdere centinaia e
centinaia di milioni dell'epoca per questa assurda legge...ma io ebbi
l'idea...io risolsi il dramma... come ? Lo saprete nella prossima puntata !
A Venezia ne hai annunciato, spinto da Steve Della Casa, il remake ad opera di Tarantino.
Da grande fan dei film d’azione non potevi sperare che un tuo lavoro
finisse in mani migliori, o mi sbaglio?
Dei milioni di films realizzati nel secolo scorso il
signor Tarantino ne sceglie uno per farne un
remake...e di chi è quel film ? Il mio !!! Come pensate che mi possa sentire ?
E come pensate che possano sentirsi i miei colleghi ???
Il 1980 vede l’arrivo nelle sale
de “ Il giorno del cobra”, pellicola deliziosa con Franco Nero che
interpreta questo detective che ricorda molto Bogart.
Personalmente è un film che amo molto, come mai hai pensato ad un protagonista
così malinconico?
Erano anni che Franco ed io pensavamo di fare "un Philip
Marlow" ed il produttore Turi Vasile ci diede questa opportunità. La storia era di Aldo Lado. Tito Carpi ed io scrivemmo la sceneggiatura
mettendoci quel gusto che abbiamo sempre provato nel leggere Chandler. Una bella opportunità per fare un film diverso,
molto ispirato ai nostri gusti di lettori, un film malinconico che ho amato
molto girare. Non lo vedo da molto tempo ma sono sicuro che mi piacerebbe molto,
ancora oggi. Girai a San Francisco ed a Genova, due città assolutamente
cinematografiche !
Nel 1980 esce anche
“L’ultimo squalo” che hai definito come la tua miglior
performance tecnica della tua carriera. Come avete ricostruito il modello che
ha fatto la fortuna di Spielberg?
Vedendo tutto quello che c'era da vedere sugli squali, tutto il repertorio
filmico delle tantissime cineteche e poi scegliendo il costruttore. L'idea
venne a Maurizio Amati, scegliere fra i tecnici inventori e costruttori dei
marchingegni di "Giochi senza frontiera"! Ne contattammo diversi e
scegliemmo Giorgio Ferrari. Realizzò qualcosa di
straordinario. Chi ha visto il film lo ricorderà. Anche su questo film potrei
parlarvi per ore...l'ambientazione a Savannah, in
Georgia...tutte le scene con lo squalo girate nella piscina di Malta
ricostruendo barche e battelli identici a quelli girati in mare aperto...il
primo giorno dello Squalo, il suo varo, la sua immersione nella piscina e la
performance di tutti i suoi movimenti...il momento che si ruppero i cavi che lo
dominavano ed il bestione si diresse veloce contro il pontile dove erano tutti
i protagonisti...la prima in Italia, grande successo, nessuno credeva che fosse
un film italiano...l'inaspettato e straordinario successo americano...la paura
messa alla Universal e la causa intentata e vinta
contro il mio film...gli enormi incassi nel resto del mondo...e tanto altro di
cui potremo parlare in un' altra occasione...
Nel 1982 inauguri la tua “trilogia
futuribile”, con i due film ambientati nel Bronx
e “I nuovi barbari”. Come arrivi a questo nuovo genere?
Con la telefonata di Fabrizio de Angelis ;
"Enzo, ho in mente un film che puoi girare solo tu..." Si trattava di
"1990 I guerrieri del Bronx". Accettai
immediatamente e partimmo per New York per fare i sopralluoghi nel Bronx. Rimasi subito affascinato da questo quartiere ed
ancora oggi mi piacerebbe girarci un altro film...dei giovani produttori
americani mi hanno proposto "Bronx Warriors 3 - Fuga dalla Terra" ...chissà...
“Fuga dal Bronx”
è uno dei tuoi film a cui sono più legato, sequenze come la Beretta
M12 che crivella al rallentatore decine di vittime e l’elicottero che
esplode sotto i colpi di Di Gregorio, sono da
antologia. Tu come ricordi questi film?
Parlando di "Fuga..." lo ricordo come "il seguito" del film
che ha avuto un successo senza precedenti nel mondo ed in America."I
guerrieri del Bronx" é rimasto al quinto posto
della classifica dei 50 top movies degli Stati Uniti
per molte settimane. A New York, quando uscì, il palazzo del cinema aveva tre o
quattro cerchi di folla che lo circondavano in attesa di entrare. Realmente un
successo inaspettato !!! Parlare del rapporto con gli "Hell's
Angels"...della gente del Bronx...
dei poliziotti che rimanevano chiusi nell'auto per paura... dei contrasti con i
duri del posto... dei trucchi usati per farmeli amici...la scelta degli interni
in Italia che legano perfettamente con gli ambienti del Bronx...il
rapporto con Vic Morrow...e
quello con Fred Williamson...come
ho inventato Trash...bhè, realmente anche qui ci
vorrebbero giorni...
Siamo nel 1994, anno del tuo ultimo
grande successo “Jonathan degli orsi”.
Secondo te lo si può definire il fratello minore di Keoma?
Viste le evidenti analogie iconografiche e la somiglianza dei due personaggi?
Penso proprio di si ! E come tutti i fratelli minori vivono con il complesso
del fratellone !!! Sarebbe interessante per i miei fans sapere come ho inventato il mio western in
Russia...come mi sono trovato a creare un wodka-western...quale
il rapporto con tutta la troupe russa...come ho creato gli indiani usando tribù
di mongoli... come ho costruito il mio personalissimo villaggio western in una
base militare fino a quel momento invalicabile...come ho usato i cosacchi nelle
tante scene d'azione a cavallo...come sono riuscito a girare con i tanti orsi
del Circo di Mosca facendoli sembrare sempre uno...come ho resistito più di un
anno a Mosca...come ho fatto il montaggio con una moviola ucraina...come ho
registrato le musiche scritte da un compositore russo, uno inglese e due
italiani...quando ne vogliamo parlare ?
Siamo ormai arrivati
all’attualità. Cosa manca al cinema italiano per tornare a farsi ammirare
in tutto il mondo? Perché registi come te, con in cantiere progetti importanti
sono costretti a rimanere al palo?
Mi piacerebbe saper rispondere ...forse le ragioni sono molteplici, non lo
so... potrei dire che non esistono più produttori, che le distribuzioni non
partecipano più con gli anticipi come una volta, i venditori all'estero sono
spariti, che i nostri prodotti sono regionali, dialettali ed inesportabili, si contano su una mano quelli che sono
venduti nel mondo... potrei dire che il nepotismo galoppante ha creato migliaia
di registi che fanno un solo film e poi spariscono, che tutti i films prodotti con i soldi dello Stato (cioè nostri !)
servono solo a far sopravvivere i produttorelli che
poi non si preoccupano di mettere i soldi nel film tanto sanno che non uscirà
mai...che la televisione coproduce quei pochi films che hanno più appoggi politici ...che i ministri
sostengono solo i progetti delle loro amanti...potrei dire che sono stati
buttati miliardi e miliardi dei contribuenti facendo realizzare delle merde di films invedibili a tanti politicanti o parenti ed amici dei
politicanti non tenendo minimamente in considerazione tanti professionisti che
se li avessero diretti loro quei films almeno
avrebbero fatto tornare quei denari nelle casse dello Stato ... mi piacerebbe
saper rispondere a questa tua legittima domanda...ma non lo so...non so...bho !!!
Da anni rimbalzano delle voci sul
seguito de “ Il cittadino si ribella” e su un tuo ritorno al
western con un film che si dovrebbe intitolare “Gli implacabili”.
Cosa puoi dirci al riguardo?
Niente, per scaramanzia !
Ti ringraziamo per la pazienza e
speriamo di non averti annoiato a lungo, grazie di cuore.
Sono io che ringrazio tutti per l'interesse che avete sulla mia
carriera...grazie, grazie, grazie!
(07/07/05)