ENZO G. CASTELLARI: INTERVISTA

A cura di Luca Lombardini

Assumere una posizione distaccata e “giornalistica”, quando si parla di Enzo Girolami, alias Enzo G. Castellari, è per me praticamente impossibile. Sia perché i suoi film, i suoi personaggi, le sue storie, mi sono sempre state vicine fin dall’adolescenza, sia perché un  anno fa, grazie ad un intuizione di Gianluigi Perrone (non finirò mai di ringraziarti), sono riuscito a realizzare il mio sogno fanciullesco, incontrandolo in un soleggiato pomeriggio di giugno. Reputo Castellari uno dei registi più importanti del cinema italiano, e non solo. Il nostro paese a lui deve molto, perché grazie alle sue opere si è fatto conoscere in tutto il mondo, durante il ventennio d’oro del nostro cinema di genere, a cavallo tra gli anni sessanta e gli ottanta. Castellari ha di fatto inventato due filoni del nostro cinema, il poliziesco, e il futuribile (o post-atomico), e ne ha resuscitato un altro, il western, che prima di Keoma sembrava destinato ad una prematura scomparsa. Lui più di tutti ha ispirato registi che sono diventate delle vere e proprie icone mondiali del cinema, basti pensare all’uso del ralenti di John Woo (preso pari pari dai sussidiari illustrati firmati Castellari), senza scomodare per forza il solito Tarantino. La nostra illustre critica cinematografica ha provato a farlo cadere più volte, ma non ci è mai riuscita, ha vinto qualche battaglia, questo si, ma dalla guerra Castellari è uscito vincitore e a testa alta. Mentre ora tutti lo cercano e lo vogliono, noi lo abbiamo incontrato, cercando di ripercorrere insieme a lui la sua infinita carriera………     

Cominciamo parlando della rassegna veneziana dedicata al cinema di genere italiano. Chi era presente ha parlato di un successone, tu come hai vissuto quest’esperienza?

In maniera straordinaria! Soprattutto l'incontro ed i quattro giorni passati con Quentin Tarantino e Joe Dante. Quentin è un genio che regala energia, fantasia, amore per il Cinema ed una resistenza fisica da sopportare dalla sera all'alba proiezioni e proiezioni... un miracolo della natura. Joe è un gran signore con una compostezza ed una semplicità che ti mettono a tuo agio appena lo conosci. Mi chiamava Girolami, dichiarando subito di sapere tutto di me e di mio padre. Assistere poi alla proiezione di "Quel maledetto treno blindato" con alla mia destra Joe e alla sinistra Quentin è stato emozionante per tutte le domande che mi facevano. Quentin era felice perchè vedeva il film per la prima volta sul grande schermo e poi perchè era al mio fianco!!! Il giorno dopo, a pranzo, mi ha letto tutte le modifiche che avrebbe fatto sul mio film nel suo remake... qualcosa di travolgente, soprattutto l'inizio che vede una battaglia tra un gruppo di marines "Comanche" ed una squadra di SS...con lo scotennamento dei tedeschi ed il ritorno al campo base dei marines con gli scalpi alla cintura !!! Fichissimo !!! Molto, molto tarantiniano !!!

Iniziamo il viaggio nella tua filmografia con “Vado l’ammazzo e torno", film del 1967 che anticipa di qualche anno lo spirito dei Trinità. Se non sbaglio è il tuo primo film firmato senza pseudonimo anglo-americano. Parlacene un po’.

Avevo già diretto diversi films in precedenza. Nel '60 un po' più che ventenne girai "10 italiani per un tedesco" diretto sulla carta da Filippo Ratti ma lo girai quasi tutto io. Poi tutti i films con la regia di Leon Klimosky, coprodotti da mio padre, ero sempre io a dirigerli. Quindi l'occasione di "7 winchester per un massacro" che firmai per la prima ed unica volta E.G. Rowland e quindi "Vado, l'ammazzo e torno" firmato Enzo G. Castellari ... Edmondo Amati, con il quale avevo lavorato come aiuto in molti suoi films mi chiama per l'ennesimo come aiuto ma gli dico che ormai sono passato alla regia : "Portami un progetto e se mi piace te lo faccio dirigere." Mio zio Romolo (Girolami) Guerrieri aveva un bel soggetto western e me lo passò...piacque al produttore e mi fece fare il film ! Nasce così "Vado, l'ammazzo e torno!". Lo stile scanzonato e ricco di humor me lo suggerì il favoloso TITO CARPI, la persona più straordinariamente intelligente, colta e divertente che abbia mai conosciuto. E' stato il mio più grande collaboratore ed amico. Sceneggiatore poliedrico e prolifico che non ha mai avuto il riconoscimento ufficiale di queste sue doti per la sua infinita modestia. Lo ringrazio ancora per avermi supportato e sopportato per tantissimi films. Il film ebbe uno straordinario successo ovunque, in Italia e nel mondo e mi permise di continuare la carriera con il cognome di mia madre ! Lo stesso produttore che realizzerà i "Trinità" Italo Zingarelli, dopo il successo di "Vado, l'ammazzo e torno!" mi propone un film western con lo stesso humor che ho usato nel mio film, giudicandolo vincente...coppia scelta Terence Hill e Bud Spencer. Renato Izzo scrisse la sceneggiatura ma poi Terence s'impegnò per un altro film ed a sostituirlo Zingarelli chiamò Antonio Sabato...ma purtroppo non trovò tutti i soldi per farlo ed io accettai altri lavori...chissà se lo avessimo fatto...

Due anni dopo giri “Ammazzali tutti e torna solo” pellicola dal piglio picaresco con Giovanni Cianfruglia a dir poco in stato di grazia. La frase di lancio lo annunciava come “il miglior western del 1969”. Tu che ricordo hai?

Un gran divertimento !!! Scelsi Chuck Connors dopo averlo visto in tanti films e la sua fortunata serie televisiva americana "Rifle-man". Ma Chuck arrivò a Roma con un grande problema fisico, gli avevano asportato un rene e doveva bere continuamente acqua distillata...anche nelle ramblas dell'Almeria e, purtroppo, non poteva muoversi ! Una vera difficoltà, soprattutto perchè il suo ruolo era tutto d'azione dal primo fotogramma all'ultimo...e non fu neanche facile trovare una controfigura, Chuck era alto due metri e più...ma il mio piacere e la mia abilità nel girare tutto quello che è "azione" venne in aiuto ed alla fine del film il suo ruolo riuscì perfettamente e sembrava sempre lui in ogni scena d'azione del film. Mi sono divertito molto in questo film anche usando il pasoliniano Franco Citti in un ruolo insolito per la sua carriera ma fu un piacere lavorare con lui che venne con suo fratello Sergio al quale ho fatto fare lo stuntman ! Molti amici nel cast : Cianfriglia per primo, poi Alberto dell'Acqua, Leo Anchoriz, Frank Woolf..ed il mio stuntman preferito Rocco Lerro. Abbiamo passato due mesi di autentico divertimento.

Il genere che ti ha lanciato, e quello che forse più ti rappresenta, è il western, all’interno del quale hai girato opere efficaci ed innovative come quelle appena citate, prima di resuscitarlo con uno dei tuoi film più belli : “ Keoma” . Cosa rappresenta per te questo genere, e quanto ti dispiace che sia, salvo rare eccezioni, morto a livello produttivo da ormai molti anni?

"Keoma" è il film che amo di più, quello che ho girato e montato con una serie di innovazioni che poi geni come Tarantino, Woo e Sam Raimi hanno riconosciuto come autentiche "trovate" cinematografiche. Ancora oggi, quando ho occasione di rivederlo con il pubblico, in tante manifestazioni e festival nel mondo, continuo ad amarlo profondamente ed apprezzarlo ogni volta che assisto alle varie proiezioni in tutte le lingue ! Il "western" non morirà mai, è stato il primo film girato nella storia del Cinema "Assalto al treno" di Porter e resterà sempre il genere che il pubblico si aspetta...ed io non lo deluderò...

Facciamo un salto di qualche anno. Nel 1973 con il tuo “ La polizia incrimina la legge assolve” dai il via al filone del poliziesco italiano. Il film oltre ad essere uno dei tuoi impedibili di sempre, crea una serie infinita di surrogati. Come è stato girarlo e quale fu la tua posizione nei confronti delle pellicole italiane che proprio al tuo film si ispiravano?

Sempre Edmondo Amati mi propose di fare un poliziesco ed io gli dissi che lo avrei fatto ma seguendo lo stile di "Gateway" di "Bullit" e del "Braccio violento della legge". Il produttore fu subito d'accordo e mi diede ampia libertà nello scrivere la storia...con TITO CARPI naturalmente. Con Tito scrivemmo una delle nostre migliori sceneggiature. Il film ebbe un successo straordinario in tutto il mondo. Negli States ancora oggi è fra i preferiti nei blockbusters. Dopo questo mio successo seguirono una serie infinita di altri films italiani "ispirati" al mio...la mia posizione nei confronti di tutti questi altri prodotti non l'ho mai potuta definire perchè degli innumerevoli lavori realizzati dai miei colleghi io non ne ho mai visto uno !!!

L’inizio de “ La polizia incrimina la legge assolve” è semplicemente grandioso, con la scena dell’inseguimento che fa tornare in mente i nove minuti di "Bullit”. Quanto ti sei divertito a girarla, e quali escamotage tecniche hai usato?

E' stato magnifico collaborare con Remy Julien, uno straordinario stunt francese che realizzò tutto quello che gli chiedevo con una semplicità, una professionalità, un coraggio ed una passione unica. E' stato e sarà sempre il migliore. Tutto quello che vediamo oggi in TV ed al cinema vede sempre lui come capostipite ! Ricordo i giorni nei quali abbiamo girato quell'inseguimento e sento ancora l'adrenalina impazzarmi nelle vene. Io ero sempre nel camera-car guidato dalla moglie di Remy la quale, nel seguirlo, doveva compiere le stesse acrobazie create dal marito nel traffico vero della costa. Comunicavo con lei e con Julien attraverso la radio suggerendo loro le eventuali modifiche ... solo che seguire Remy con un mezzo nel quale erano piazzate le Macchine da Presa, me, gli operatori ed altri della troupe da parte della signora Julien era più difficile...ma v'immaginate quando dovevamo precederlo per riprenderlo di fronte ? Quando doveva essere lei a fare l'andatura e svicolare fra le macchine del traffico intenso, seguita da Remy ?!? Una sferzata di emozioni difficile da descrivere. Ad ogni sosta qualcuno della troupe prendeva una scusa e scendeva...alla fine mi sono trovato solo ed ho continuato a girare io in Macchina !!!

Tra le pellicole più famose del poliziesco italiano, occupano un posto d’onore due lavori di tuo padre Marino : “Roma violenta” e “Italia a mano armata”. Lo sai che il tuo è uno dei rari casi cinematografici di figlio che influenza il padre e non viceversa? Tuo padre ti chiese qualche consiglio prima di girare “Roma Violenta”?

Quella fu una "particolare" storia. Dopo il grande successo del film il produttore propose subito a Franco ed a me di girarne un altro...ma una "piccola" questione finanziaria impedì questa realizzazione. Fu chiamato mio padre che creò Maurizio Merli come copia di Franco : stesso trucco, stessi vestiti, stesso nome, stesse azioni...ma il successo fu comunque straordinario e ne fui molto felice per mio padre. L'unico rammarico fu quello che il produttore impose a mio padre uno pseudonimo, cosa che ho sempre mal digerito.

Nel 1974 giri “Il cittadino si ribella” anticipando le tematiche di uno dei film più famosi di sempre, “ Il giustiziere della notte”. Come sei arrivato a concepire un plot così forte e scomodo per certi versi? Come hai reagito all’etichetta di reazionario che ti appiccicarono addosso subito dopo?

Il film era figlio del tempo, di quello che si viveva allora...il terrore sull'uscio, la paura degli attentati, dei terroristi, della violenza dilagante !(praticamente oggi !) Se un cittadino subisce tutto questo e non si sente protetto dalle autorità e da nessuno, che fa ? O subisce in eterno o si ribella !!! Lo vogliamo quindi considerare un reazionario ? Anch'io se dovessi subire prepotenze, violenze, angherie, furti, percosse, rapimenti, l'incendio della casa e non essere ne protetto ne difeso che farei? M'incazzerei di brutto e mi difenderei da solo...ribellandomi al sistema e facendomi giustizia da solo ! Se questo vuol dire essere reazionario bhè, allora anch'io sarei un reazionario ! Però vorrei vedere tutte quelle belle menti che mi hanno tacciato con quel titolo cosa farebbero se subissero tutto quello passato dal mio protagonista ! Comunque questo film uscì negli U.S.A. con il titolo "Street low" ed ispirò quella lunga serie di films di Bronson. Non è poco !!!

Con questi due film inizia la tua lunga collaborazione con uno dei volti più rappresentativi del cinema italiano : Franco Nero. Ti ricordi il vostro primo incontro? Cos’è che vi lega così fraternamente, visti i rapporti di profonda stima e amicizia che ci sono tra voi?

Franco Nero è l'attore italiano più conosciuto nel mondo. L'attore scelto dai più grandi registi del mondo. Il volto più affascinante, lo sguardo più intrigante, la recitazione più sciolta di tutti i nostri attori...ma proprio per questo allora per me fu molto difficile contattarlo. La sua agente non ha mai facilitato quest'incontro e poi (dichiaratomi da Franco gli anni seguenti) molti miei colleghi gli parlavano malissimo di me ! E fu proprio per questa ragione che accettò d'incontrarmi ma il tramite è stata la sua parrucchiera personale, Giusi Bovino, che iniziò la sua professione con mio padre e per questo gli rimase sempre riconoscente e fece di tutto per farmi incontrare con Franco. Fu "amore professionale a prima vista" ! Comunicammo subito, abbiamo gli stessi gusti cinematografici, amiamo gli stessi films, la stessa carica emotiva, lo stesso entusiasmo e la stessa passione per il Cinema...ancora oggi...anzi oggi ancora di più !!!

Torniamo un attimo sui due film appena citati. Per l’ambientazione scegli Genova, città meravigliosa, ma lontana dalle coordinate delle capitali del poliziesco tricolore, come Roma , Napoli o Milano. Come mai la tua scelta è ricaduta proprio su Genova?

Edmondo Amati mi lasciò libero di girare l'Italia in cerca della città che preferissi. La girai in lungo ed in largo e, quando giunsi a Genova, capii immediatamente di essere arrivato nella città ideale per il mio Cinema. Il porto, l'angiporto, i carruggi, le colline, il mare e le sue stupende cittadine...era la location che cercavo !!! Ancora oggi, se realizzerò il remake de "Il cittadino si ribella", tornerò con il massimo dei piaceri a Genova.

Arriviamo al 1977, anno in cui con “ Keoma” resusciti il western italiano. Il film è un capolavoro che racchiude tematiche “shakespeariane” e rimandi al cinema di Bergman, Peckinpah e John Ford.

Io l'ho girato con tutto il cuore e tutta la mia professionalità ... ma per parlare di Keoma ci vorrà una puntata a parte per raccontare a tutti gli appassionati i tanti, innumerevoli fatti sulla nascita e sulle riprese di "Keoma" !!!

Franco Nero è assolutamente incredibile nel ruolo di questo antieroe malinconico e solitario desideroso di giustizia, circondato da un’atmosfera plumbea dove incombe persino la peste. Cosa ti porta a mettere in scena un personaggio dalle componenti psicologico-estetiche così distante dai tuoi protagonisti western abituali?

Il soggetto è di Luigi Montefiori, un'intuizione geniale, un'idea straordinaria nella quale mi sono immerso e ne sono stato coinvolto alla prima lettura, ma la realizzazione del film è stata un'altra grande avventura piena di imprevisti, difficoltà, problematiche che ho risolto, con la collaborazione del produttore Manolo Bolognini e quella di Franco. Abbiamo lottato contro tutto ma siamo riusciti a portare a termine l'opera. Posso solo dire che "Keoma" rappresenta il mio "io", la mia personalità come autore, il mio modo di girare, di montare, di sonorizzare e di musicare ! Ho realizzato questo film riconoscendomici in tutto !!!

Nello stesso anno giri “ Il grande racket” , primo di due film con Fabio Testi, dove c’è una delle sequenze più belle del cinema d’azione italiano, quella in cui Testi, intrappolato nell’abitacolo viene fatto precipitare in un burrone. Come hai fatto a girarla e a dargli quell’effetto di grande impatto visivo ?

E' la domanda che da anni mi fanno in qualsiasi manifestazione io vada. Molti colleghi, anche di grande importanza filmica, hanno tentato in ogni modo di "farmi parlare"! Hanno "torturato" i miei collaboratori, hanno visto e rivisto la sequenza in moviola...ma nessuno è mai riuscito a riproporla !!! Probabilmente Castellari, nel remake de "Il cittadino si ribella" ne darà una nuova versione !!!

I tuoi film d’azione terminano spesso con un regolamento di conti in uno spazio chiuso : un magazzino, un capannone ecc…Come mai questa costante? Non è forse un richiamo ad “Un dollaro d’onore”, visto che ami tanto i western?

Adoro i metalli contorti, i macchinari arruginiti, le fabbriche abbandonate, i depositi distrutti... questi elementi sono la base delle mie inquadrature, mi suggeriscono quadri pieni di pathos e mi facilitano l'inventiva per tutte le scene d'azione...ricordano soprattutto i miei quadri all'Accademia di Belle Arti di Roma, in Via Ripetta...i miei professori, Guttuso, Gentilini, Montanarini, li ritenevano opere molto valide ed assolutamente personali. Guttuso mi chiamava "l'artista contorto" e questo mio stile pittorico si rispecchia in ogni mio film, in ogni mia inquadratura...non ne posso fare a meno !!!

Siamo nel 1978 anno in cui esce “ Quel maledetto treno blindato”, grande film che strizza l’occhio a “Quella sporca dozzina”. Nel film c’è tutto il Castellari pensiero : ritmo, azione, colpi di scena, virtuosismi tecnici. Quanto ti è piaciuto girarlo ?

Molto ! Moltissimo !!! Anche su questo film si potrebbe organizzare un seminario... ma la cosa più eclatante è stata quella che una strana e talmente stupida legge, approvata dalla Camera e dal Senato, proibì improvvisamente di usare le armi nel Cinema !!! Avvenne a metà lavorazione. Il caos s'impossessò dei set cinematografici ! Il mio produttore rischiava di perdere centinaia e centinaia di milioni dell'epoca per questa assurda legge...ma io ebbi l'idea...io risolsi il dramma... come ? Lo saprete nella prossima puntata !

A Venezia ne hai annunciato, spinto da Steve Della Casa, il remake ad opera di Tarantino. Da grande fan dei film d’azione non potevi sperare che un tuo lavoro finisse in mani migliori, o mi sbaglio?

Dei milioni di films realizzati nel secolo scorso il signor Tarantino ne sceglie uno per farne un remake...e di chi è quel film ? Il mio !!! Come pensate che mi possa sentire ? E come pensate che possano sentirsi i miei colleghi ???

Il 1980 vede l’arrivo nelle sale de “ Il giorno del cobra”, pellicola deliziosa con Franco Nero che interpreta questo detective che ricorda molto Bogart. Personalmente è un film che amo molto, come mai hai pensato ad un protagonista così malinconico?

Erano anni che Franco ed io pensavamo di fare "un Philip Marlow" ed il produttore Turi Vasile ci diede questa opportunità. La storia era di Aldo Lado. Tito Carpi ed io scrivemmo la sceneggiatura mettendoci quel gusto che abbiamo sempre provato nel leggere Chandler. Una bella opportunità per fare un film diverso, molto ispirato ai nostri gusti di lettori, un film malinconico che ho amato molto girare. Non lo vedo da molto tempo ma sono sicuro che mi piacerebbe molto, ancora oggi. Girai a San Francisco ed a Genova, due città assolutamente cinematografiche !

Nel 1980 esce anche “L’ultimo squalo” che hai definito come la tua miglior performance tecnica della tua carriera. Come avete ricostruito il modello che ha fatto la fortuna di Spielberg?

Vedendo tutto quello che c'era da vedere sugli squali, tutto il repertorio filmico delle tantissime cineteche e poi scegliendo il costruttore. L'idea venne a Maurizio Amati, scegliere fra i tecnici inventori e costruttori dei marchingegni di "Giochi senza frontiera"! Ne contattammo diversi e scegliemmo Giorgio Ferrari. Realizzò qualcosa di straordinario. Chi ha visto il film lo ricorderà. Anche su questo film potrei parlarvi per ore...l'ambientazione a Savannah, in Georgia...tutte le scene con lo squalo girate nella piscina di Malta ricostruendo barche e battelli identici a quelli girati in mare aperto...il primo giorno dello Squalo, il suo varo, la sua immersione nella piscina e la performance di tutti i suoi movimenti...il momento che si ruppero i cavi che lo dominavano ed il bestione si diresse veloce contro il pontile dove erano tutti i protagonisti...la prima in Italia, grande successo, nessuno credeva che fosse un film italiano...l'inaspettato e straordinario successo americano...la paura messa alla Universal e la causa intentata e vinta contro il mio film...gli enormi incassi nel resto del mondo...e tanto altro di cui potremo parlare in un' altra occasione...

Nel 1982 inauguri la tua “trilogia futuribile”, con i due film ambientati nel Bronx e “I nuovi barbari”. Come arrivi a questo nuovo genere?

Con la telefonata di Fabrizio de Angelis ; "Enzo, ho in mente un film che puoi girare solo tu..." Si trattava di "1990 I guerrieri del Bronx". Accettai immediatamente e partimmo per New York per fare i sopralluoghi nel Bronx. Rimasi subito affascinato da questo quartiere ed ancora oggi mi piacerebbe girarci un altro film...dei giovani produttori americani mi hanno proposto "Bronx Warriors 3 - Fuga dalla Terra" ...chissà...

“Fuga dal Bronx” è uno dei tuoi film a cui sono più legato, sequenze come la Beretta M12 che crivella al rallentatore decine di vittime e l’elicottero che esplode sotto i colpi di Di Gregorio, sono da antologia. Tu come ricordi questi film?

Parlando di "Fuga..." lo ricordo come "il seguito" del film che ha avuto un successo senza precedenti nel mondo ed in America."I guerrieri del Bronx" é rimasto al quinto posto della classifica dei 50 top movies degli Stati Uniti per molte settimane. A New York, quando uscì, il palazzo del cinema aveva tre o quattro cerchi di folla che lo circondavano in attesa di entrare. Realmente un successo inaspettato !!! Parlare del rapporto con gli "Hell's Angels"...della gente del Bronx... dei poliziotti che rimanevano chiusi nell'auto per paura... dei contrasti con i duri del posto... dei trucchi usati per farmeli amici...la scelta degli interni in Italia che legano perfettamente con gli ambienti del Bronx...il rapporto con Vic Morrow...e quello con Fred Williamson...come ho inventato Trash...bhè, realmente anche qui ci vorrebbero giorni...

Siamo nel 1994, anno del tuo ultimo grande successo “Jonathan degli orsi”. Secondo te lo si può definire il fratello minore di Keoma? Viste le evidenti analogie iconografiche e la somiglianza dei due personaggi?

Penso proprio di si ! E come tutti i fratelli minori vivono con il complesso del fratellone !!! Sarebbe interessante per i miei fans sapere come ho inventato il mio western in Russia...come mi sono trovato a creare un wodka-western...quale il rapporto con tutta la troupe russa...come ho creato gli indiani usando tribù di mongoli... come ho costruito il mio personalissimo villaggio western in una base militare fino a quel momento invalicabile...come ho usato i cosacchi nelle tante scene d'azione a cavallo...come sono riuscito a girare con i tanti orsi del Circo di Mosca facendoli sembrare sempre uno...come ho resistito più di un anno a Mosca...come ho fatto il montaggio con una moviola ucraina...come ho registrato le musiche scritte da un compositore russo, uno inglese e due italiani...quando ne vogliamo parlare ?

Siamo ormai arrivati all’attualità. Cosa manca al cinema italiano per tornare a farsi ammirare in tutto il mondo? Perché registi come te, con in cantiere progetti importanti sono costretti a rimanere al palo?

Mi piacerebbe saper rispondere ...forse le ragioni sono molteplici, non lo so... potrei dire che non esistono più produttori, che le distribuzioni non partecipano più con gli anticipi come una volta, i venditori all'estero sono spariti, che i nostri prodotti sono regionali, dialettali ed inesportabili, si contano su una mano quelli che sono venduti nel mondo... potrei dire che il nepotismo galoppante ha creato migliaia di registi che fanno un solo film e poi spariscono, che tutti i films prodotti con i soldi dello Stato (cioè nostri !) servono solo a far sopravvivere i produttorelli che poi non si preoccupano di mettere i soldi nel film tanto sanno che non uscirà mai...che la televisione coproduce quei pochi films che hanno più appoggi politici ...che i ministri sostengono solo i progetti delle loro amanti...potrei dire che sono stati buttati miliardi e miliardi dei contribuenti facendo realizzare delle merde di films invedibili a tanti politicanti o parenti ed amici dei politicanti non tenendo minimamente in considerazione tanti professionisti che se li avessero diretti loro quei films almeno avrebbero fatto tornare quei denari nelle casse dello Stato ... mi piacerebbe saper rispondere a questa tua legittima domanda...ma non lo so...non so...bho !!!

Da anni rimbalzano delle voci sul seguito de “ Il cittadino si ribella” e su un tuo ritorno al western con un film che si dovrebbe intitolare “Gli implacabili”. Cosa puoi dirci al riguardo?

Niente, per scaramanzia !

Ti ringraziamo per la pazienza e speriamo di non averti annoiato a lungo, grazie di cuore.

Sono io che ringrazio tutti per l'interesse che avete sulla mia carriera...grazie, grazie, grazie!

(07/07/05)

HOME PAGE