


LA CADUTA
REGIA: Oliver Hirschbiegel
CAST: Bruno Ganz, Alexandra
Maria Lara, Ulrich Matthes
SCENEGGIATURA: Bernd Eichinger
A cura di Davide Ticchi
ALTER EGO
Sulle spalle di un grandioso Bruno Ganz, dal viso
ormai corroso dalle rughe e da un esperienza artistica
giusto all’acme della perfezione, si sviluppa il film che affronta il
tema per noi più storicamente ravvicinato ed ispido, della rappresentazione
malefica insita nell’uomo “comune”. L’uomo è
conosciuto, e conosciuto è l’uomo che ha perso troppa della sua umanità,
o che ha semplicemente un “io” atto per la sola manifestazione del
male e della contrapposizione al proprio alter ego. Adolf
Hitler è il protagonista del filone cinematografico
descrittivo di una palese, discendente personalità, verso il suicidio
dell’ego sconosciuto, quello del ritrovato uomo morale che accetta la
sconfitta sopprimendo il non uomo assassino e malato. Pochi sono i film
appartenenti a questo complesso filone poli-biografico, e da ricordare è forse
solo il capolavoro di Aleksander
Sokurov, che risponde al titolo di “Moloch”. Questa mancanza di materiale filmico,
descrivente uno dei periodi più atroci della storia dell’umanità,
visti con gli occhi di chi, umanità ne ha ben poca, può essere sintomo di
mancanza di coraggio da parte dei filmaker, e degli
stessi produttori (ma per questo andrebbe fatto un discorso a parte…).
Fatto sta che ogni qual volta viene realizzato un film
su Adolf Hitler, e più in
generale sul nazismo, si crea una sorta di aspettativa morale e retorica, che
difficilmente non viene retribuita agli spettatori. In altro modo è più
raramente riscontrabile nei registi moderni, il desiderio di volere aggirare i
convenzionali canoni estetici e narrativi, che contraddistinguono in gran parte
questo genere di film. Oliver Hirschbiegel
dimostra di avere questa peculiare virtù, ovvero quella di saper scegliere, con
coraggio, un modus narrandi consono al proprio stile claustrofobico e psicologicamente opprimente di riportare
avvenimenti. Già con l’ottimo The Experiment infatti, il regista tedesco aveva dato prova di saper
raffigurare situazioni estreme, con una dignità e disinvoltura stilistica
difficilmente rapportabile a quella di registi blasonati, appassionati come lui
alla cronistoria. La caduta si differenzia, anche per questo stile dinamico e
opprimente al tempo stesso, dagli altri film su Hitler,
figura enigmatica e contorta, che solo con buona volontà e semplicità può
essere infatti degnamente esemplificata. Un attore
d’eccezione come Bruno Ganz poi, comporta un
impegno registico, che solo con la maturità
pienamente raggiunta dal giovane regista, può permettere di essere empito.
Soprattutto l’analisi antropologica di Hitler e
delle persone che gli stavano intorno, tramite le testimonianze giunte fino ad
oggi, si rivela riuscita sotto ogni punto di vista.
La caduta narra degli ultimi dodici giorni di Hitler
passati in un bunker prima del suo suicidio.
Dal 20 aprile 1945, giorno di compleanno del Fuhrer, l’avanzata
dell’Armata Rossa in Germania si era rivelata a tal punto inarrestabile,
da obbligare Hitler e i suoi seguaci a organizzare un ultimo colpo di coda. Con gli occhi di Traudl Junge, giovane segretaria
di Hitler, viene ripercorso
questo periodo devastante, che ha caratterizzato in maniera estrema Adolf Hitler e il suo popolo, fino
alla morte del Fuhrer avvenuta il 30 aprile 1945.
Oliver Hirschbiegel
interpreta approfonditamente la “figura tipo” del Fuhrer senza le
enfatizzazioni rilevate da registi del calibro di Wim
Wenders, preferendo altresì un accurata analisi della
causa Hitler, a una facile dimostrazione
dell’effetto causato, sempre e comunque, dallo stesso Adolf
Hitler. Lo stile pienamente consapevole e maturo di
un regista che ha iniziato la propria carriera realizzando puntate della serie
“Il commissario Rex”,
incide notevolmente sulla direzione antiretorica che il film segue man mano.
Non è rilevabile infatti quella sensazione di
risentimento per immagine a ciò che è stato, elemento che altre pellicole dello
stesso genere trasudano invece da ogni inquadratura.
Il regista si proietta quindi intelligentemente nell’ottica
futura del guardarsi indietro, dove il passato è binomio di bene e male,
elemento conduttore che ci ha permesso di essere qui, ora, a ricordare un uomo
che in sé stesso ha riassunto storie di infiniti altri uomini.
(04/05/05)