BROKEBACK MOUNTAIN

REGIA: Ang Lee
CAST: Heath Ledger, Jake Gyllenhaal, Michelle Williams
SCENEGGIATURA: Larry McMurtry, Diana Ossana
ANNO: 2005


A cura di Pierre Hombrebueno

GIURAMENTO DI UN AMORE ETERNO

Metabolizzato e metabolizzante, dopo il fallimento ai botteghini di Hulk, pochi volevano consegnare ad Ang Lee un progetto ad alto budget. Per ripicca, e ancor di più per sorpresa (non del sottoscritto, che nell’autore taiwanese ha sempre avuto fiducia cieca e non ha mai avuto dubbi sulla grandezza di Hulk), Lee presenta al mondo un film così piccolo (a livello di produzione) ma che contiene dentro di sé tutto il suo Cinema portato al massimo della (ri)evoluzione e raffinatezza/ricercatezza artistica, riuscendo (grazie a Dio) ad ottenere i riconoscimenti meritati(ssimi) tra Leoni ruggenti e Globi preziosi.

Partiamo appunto dal percorso autoriale. Innanzitutto in Brokeback vengono condensati due tra i topoi ricorrenti di Lee: l’ambiguità sessuale e la shakesperiana ricerca del proprio io.
La perdizione-divisione-riconciliazione della propria sessualità è sempre emerso nel Cinema di Ang Lee, sia esplicitamente (si pensi a Banchetto di nozze) che implicitamente (La tigre e il dragone, dove la protagonista, per convenzionalità e per carattere, viene scambiata più volte per un uomo).
Si parte dal presupposto che i 2 protagonisti del film, Ennis e Jack, siano velatamente omosessuali (il film in sé è targato “Western Gay”), ma in fondo il sottoscritto ci crede quando i due dicono di “Non essere froci” (tradotto in italiano da una censurata “Non sono così”), perché la dimensione stereotipata del sesso viene completamente cancellata nell’opera, abolita come peste in quanto Ang Lee non intende catalogare o suddividere i suoi personaggi. Lo spirito di fondo è quello bohemien dell’amore cieco che colpisce quando meno te lo aspetti, dove la sessualità (uomo o donna?) non conta più in quanto il sentimento viene portato ad un livello superiore, oltre ogni marcatura per giungere ad una spiritualità dove a parlare è il cuore.
Si, Ennis e Jack non sono omosessuali. Sono solamente due persone innamoratosi. Nient’altro. Siamo quindi ad un passo avanti Banchetto di nozze, che per quanto brillante, rilegava comunque a sé quella catalogazione sempre e comunque inutile ogni volta che si tenta di razionalizzare un affetto così irrazionalizzabile come l’amore.
L’altra faccia (complementare e conseguente) del film è invece il dubbio (H)amletico sul proprio io. In questo senso, Ennis Del Mar non è altro che un Hulk in altre vesti, un uomo in trasformazione emotiva (e fisica) che ha paura di accettare la nuova figura che si ritrova davanti allo specchio. E’ qua che subentra l’importanza della confettura western, in particolare la mitica e leggendaria figura del cow-boy, il macho per eccellenza, il duro John (Wayne) (Clint) Eastwood.
Ang Lee “distrugge” il mito-stereotipo di queste icone classiche, regalandocene un lato alternativo che ancora non conoscevamo.

Questa impossibile convivenza tra persona fragilmente innamorata e macho cowboy sarà proprio il fulcro dell’opera, che vive di opposità marcatissime dall'autore. I corpi assumono un’importanza fondamentale in Brokeback Mountain (così come del resto in tutto il Cinema di Ang Lee, si pensi ai voli leggiadri dei corpi-spiriti-fantasmi de La tigre e il dragone), in particolare è meraviglioso osservare come questi stessi corpi siano in realtà il riflesso della psiche interiore dei protagonisti.
C’è dunque un’attenzione meticolosa per la fisicità, per i corpi di Heath Ledger e Jake Gyllenhaal, sempre in conflitto tra di loro: persiste continuamente un’attrazione/repulsione con forti abbracci e allontanamenti reciproci, in quanto vogliono amarsi e stare per sempre insieme (l’abbraccio è il segno d’affetto per eccellenza, forse più del bacio), ma nel contempo stesso lasciarsi e allontanarsi l’un l’altro per la paura. Emblematica in questo senso la scena dove durante uno scambio di coccole tra Ennis e Jack, essi si prendano improvvisamente a scazzottate, proprio per sottolineare quest’attrazione/repulsione continua.

La narrazione stessa vive di due versanti stilistici opposti: la quiete e la tempesta. I primi minuti del film sono di una pulizia visiva eccellente, come hanno definito molti, i quadri di Ang Lee sono “da cartolina” o da “pubblicità della Marlboro”. Questa pulizia Ivoriana ci suggerisce la quiete della vita routinesca dei due protagonisti, che pascolano le pecore tra la natura incontaminata di Brokeback Mountain. Poi, d’improvviso, la scossa/tempesta con la prima manifestazione di sesso/amore, il punto di non ritorno che cambierà le loro esistenze.
Non è un caso nemmeno il fatto che Ennis e Jack riusciranno a dimostrarsi affetto reciproco solamente tra la natura incontaminata di Brokeback, come a dirci che l’amore tra loro due è la cosa più naturale del mondo, e proprio per questo destinato ad essere vissuto solamente in mezzo alla natura e lontano dalla città bigotta e ipocrita. Brokeback diventa simbolo d’innocenza e purezza, proprio come è innocente e puro l’amore mostratoci.

Incredibile poi come Ang Lee, con una tematica come questa, riesca a resuscitare comunque atmosfere alla Ford, Hawks, o Schlesinger, soprattutto considerando le sue origini ben lontane dalla cultura occidentale. Ma in fondo, della grande capacità di Lee nel penetrare la cultura romanzata americana ed europea, ne avevamo già avuta prova in passato, con opere quali Ragione e Sentimento (adattata da Jean Austen) o Tempesta di ghiaccio (il ritratto esistenziale di una famiglia americana).
E poi, il sottoscritto ne è più sicuro che mai: Ang Lee, ormai, non ha più nulla da invidiare ad autori come Ford, Hawks, o Schlesinger.

(23/01/06)

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