THE BOURNE ULTIMATUM

REGIA: Paul Greengrass
SCENEGGIATURA: Robert Ludlum, Tony Gilroy, Scott Z
. Burns, George Nolfi
CAST: Matt Damon, Julia Stiles, David Strathairn, Edgar Ramirez
ANNO: 2007


A cura di Alessandro Tavola

THE BOURNE ULTIMATUM IN DICIASSETTE VAFFANCULO

 

- Vaffanculo allo stronzo di Tony Gilroy, che oltre a dirigere uno scempio come Michael Clayton, col pepe al culo di dover chiudere una trilogia riempie lo script come si riempie una valigetta per un viaggio di lavoro: tutto ordinatamente ma dove capita, basta che ci stia.

- Vaffanculo ai fatti: quelli che non si vedono, vomitati con lo stesso interesse con cui un docente vomita una circolare, e quelli che si dovrebbero vedere. Dovrebbero.

- Vaffanculo al coglione di Matt Damon, imbecille quanto i suoi personaggi (doveroso: che spesso bene interpreta), che manda a puttane ancora di più quello che di bello e buono c’era di suo nel primo episodio, ritrovando la cara faccia da bamboccio. Ma lo sa?

- Vaffanculo a quel cesso di Julia Stiles, anche in tailleur.

- Vaffanculo a tutti gli altri membri del cast, che non sembra abbiano la più pallida idea di quello che stanno facendo e dicendo - chi cazzo se ne frega, tanto la storia (eh, ricostruiscila) piace. Sputare parole e fare facce basite.

- Vaffanculo al pubblico americano, a cui continua a piacere essere preso per il culo.

- Vaffanculo a Tangeri, Madrid, Parigi, New York, Torino, Washington, Londra e gli interni, tutti trattati come l’ultimo dei solai, come il vicolo lercio che ti scoccia percorrere.

- Vaffanculo ai cellulari, ai satellitari, alle microspie, ai radar, ai pedinamenti e a tutti gli edulcoranti americanoidi schifosamente uguali negli anni.

- Vaffanculo a Oliver Wood, che fotografa tutto come se fosse una BMW.

- Vaffanculo a Christopher Rouse, che da anni monta di merda film di merda.

- Vaffanculo a Paul Greengrass con la sua filosofia del muovere a casaccio, fottendosene altamente dello script, come se non lo avesse manco letto; fatto che sarebbe un’attenuante di quel puttanaio che mette in atto, fatto di destra-sinistra, su-giù, orario-antiorario, avanti-indietro, semicapibile-incapibile, Tizio-Caio-Tizio-Sempronio-Archimede Pitagorico. Me ne frego dei nomi, me ne frego di quello che fanno i personaggi, me ne frego di dove siamo e di quello che dovrebbe accadere: shake shake shake.

Va bene fregarsene della storia, ma delle immagini no. Stronzo.

- Vaffanculo ancora a Paul Greengrass, che se qualcosa di buono nelle storie di Bourne c’era (e il primo film, di Doug Liman, ne è la prova) lo ha reso merda. senza dubbio è lui causa degli scempi suddetti.

- Vaffanculo e tre a Paul Greengrass che solo quando c’è del centripeto riesce a filmare ma che non ha idea di cosa sia una vicenda.

- Vaffanculo a quei 115 minuti in cui il climax è stato la rinuncia a seguire.

- Vaffanculo a Doug Liman, che la Sua serie doveva continuare a farsela da solo.

- Vaffanculo a Jason Bourne, che non posso far altro che considerare nato e morto nel 2002.

- Vaffanculo alla voglia di Cinema, che qui s'è sentita offesa.

The Bourne ultimatum è orribile e Team America, negli anni, continua ad aver ragione.

 

Ah, ovviamente: (cit.)

 

(12/11/07)

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